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Sabato sera 28 agosto 2021, all'ultima corsa di trotto dell'Ippodromo del Savio di Cesena, Premio Iglesias, il cavallo Alleluia Lz (114 corse a 5 anni!) è caduto a terra in pista. E' morto. Ovviamente su siti specializzati e gruppi di appassionati l'omertà impera come da tradizione.

Abbiamo provato a chiedere più volte al Mipaaf che ci sia un limite al numero di corse mensile per cavallo, ma vale solo il profitto, la salvaguardia dei cavalli sta a zero.

Intanto, altri cavalli vengono fatti correre indecentemente senza limiti di impiego (il limite oggi è imposto persino ai cavalli delle Botticelle, figuriamoci se non devono esserci limiti per la tutela dei cavalli da corsa, settore che vive di sussidi pubblici) e continuamente messi in pista. Se non muoiono in corsa o nei box di stabulazione, finita la carriera spariscono nel nulla. Il tutto con i soldi pubblici a finanziare l'ippica, i nostri soldi, di noi italiani, che avremmo diritto a chiedere che siano spesi anche in nome della tutela degli animali coinvolti.

Nelle corse degli ippodromi italiani, molti cavalli sono sfruttati e messi in pericolo da una politica di corse insensata che si nutre del disinteresse di tutti.

In media, all'estero, i cavalli da corsa buoni corrono sette volte all'anno. La frequenza della corsa varia in funzione delle qualità agonistiche del cavallo. I cavalli campioni corrono una volta al mese o meno, i cavalli da corsa di livello inferiore corrono ogni due settimane. Anche gli infortuni e la disponibilità alla corsa sono fattori che determinano la frequenza con cui un cavallo può gareggiare. Un cavallo da corsa in forma può competere ad un massimo di 18 gare all'anno in paesi dove la tutela del cavallo da corsa esiste. Non così in Italia.

L'Italia non è un paese civile per le corse di cavalli, è un paese dove le zoomafie hanno scelto l'ippica come sport, e ne determinano le politiche di inciviltà.

Il fattore numero uno nel decidere quando un cavallo può correre di nuovo è il suo livello di forma fisica. Il livello o la condizione di forma fisica si riferisce alla capacità del cavallo di essere in grado di correre ed è determinato osservandolo mentre si allena e cronometrandolo durante i suoi allenamenti mattutini. In poche parole servono competenza, sensibilità e rispetto per capire se un cavallo può correre o deve riposare.

Purtroppo in Italia prolificano negli ippodromi gli incompetenti, i malavitosi e i dopatori seriali, e nessuno li ferma.

I cavalli muoiono anche di eccesso di corse (con tutto ciò che comportano)

Durante una corsa, il corpo del cavallo subisce l'impatto della fatica, della velocità, dei colpi sul terreno. Ha perciò bisogno di un po' di tempo libero per riprendersi e ritrovare il suo livello di forma fisica. Se non ha subito alcun infortunio, ha bisogno di due o quattro settimane per tornare in forma ed essere pronto per la sua prossima gara. Nei paesi civili, i tempi di sospensione sono rispettati: se un cavallo corre troppo, scattano immediati i controlli. Come minimo quel cavallo è dopato.

Se il cavallo da corsa è considerato un cavallo di prima classe, e il suo allenatore non è un dopatore professionista, gli verrà infatti concesso un mese tra una gara e l'altra per consentirgli di recuperare e tornare in condizioni ottimali per rigareggiare di nuovo.

Certo, i cavalli sono individui e il loro tempo di recupero dopo una corsa può variare da un soggetto all'altro. Alcuni avranno bisogno di più tempo, altri di meno, ma per correre a piena potenzialità ci vogliono pause prolungate da una competizione all'altra. Invece, da noi in Italia, ci sono cavalli che corrono anche più volte a settimana. Non ci vuole un premio Pulitzer per capire che qualcosa non quadra, che questo regime di corse è insostenibile per la tutela della vita e della salute dei cavalli.

Alleluia ha corso 114 corse in 5 anni e molti cavalli come lui sono sovrasfruttati nelle corse. E il Mipaaf, deputato a normare le corse di cavalli, ma anche a occuparsi di tutela del cavallo da corsa e di controlli anti doping, guarda e sta zitto, impotente e perciò inutile per la tutela equina.

Intanto, nell'ozio mentale del non voler risolvere i problemi, l'ippica continua il suo inesorabile declino verso la polvere.

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