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A fine settembre 2019 I carabinieri hanno sorpreso un giovane che aveva appiccato diversi roghi in un’area boschiva a Trebisacce, nel cosentino.

I militari della stazione di Rocca Imperiale, durante un servizio perlustrativo notturno effettuato lungo la S.P. 150 “Fondo-Valle”, hanno visto in lontananza una Fiat Panda con un uomo a bordo fermarsi sul ciglio della strada per poi ripartire a velocità sostenuta. Dal punto in cui si era fermata sono divampate alte fiamme che hanno divorato le sterpaglie secche a limite carreggiata. I militari hanno deciso di seguire l’automobilista a distanza e facendo in modo di non essere notati.

L’uomo ha ripetuto gli stessi gesti altre due volte, in due punti differenti della stessa strada provinciale ed anche in questi due casi i militari lo hanno visto scendere dall’auto ed appiccare il fuoco alle sterpaglie a bordo strada. Quando sono intervenuti i militari dell’Arma, il giovane ha tentato di mettersi in macchina e fuggire, ma è stato bloccato e perquisito.

Nella tasca dei pantaloni aveva un accendino, probabilmente lo stesso utilizzato per appiccare i roghi, mentre all’interno dell’autovettura c’era un coltello a serramanico che il piromane aveva adoperato per tagliare dei ceppi d’ erba o arbusti secchi utilizzati come inneschi dei focolai accesi.

I Vigili del Fuoco del vicino distaccamento di Trebisacce sono intervenuti per domare gli incendi che, spinti dal forte vento, si erano propagati per circa un ettaro di macchia mediterranea e zone erbose. C’è voluta un’ora di lavoro per spegnere i roghi e bonicare completamente la zona. Il ragazzo identicato dai carabinieri in P.B., 26enne di Trebisacce, ma residente a Rocca Imperiale, d’intesa con la Procura della Repubblica di Castrovillari, è stato arrestato in flagranza per il reato di incendio boschivo e sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo nelle aule del Tribunale di Castrovillari.

Horse Angels annuncia l'intenzione di costituirsi parte civile, difesa dall'av. Giuseppe Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria.

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Unità di personale della Polizia Municipale reggina insieme alla Protezione Civile comunale, al personale dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, dell’Arpacal sono intervenute nella giornata del 15 settembre 2019 a Pellaro, quartiere sud della Città di Reggio Calabria, in seguito a molteplici segnalazioni pervenute da parte dai cittadini residenti che lamentavano un forte odore di metano su tutta la zona.

Durante la mattinata, in collaborazione con il personale della società titolare della rete di distribuzione del gas metano, sono state effettuate le opportune verifiche strumentali ed i necessari controlli da remoto con l’obiettivo di individuare eventuali perdite di pressione. Le verifiche effettuate dal personale specializzato non hanno riscontrato anomalie sulla distribuzione. Sul posto hanno seguito le operazioni anche l’Assessore alla Polizia Municipale Antonino Zimbalatti ed il Comandante della Polizia Municipale Salvatore Zucco.

In seguito ad ulteriori e più specifici controlli, il personale impegnato nell’operazione, ha individuato la fonte della sostanza rilasciata, accertando un’attività di smaltimento anomalo di materiale ferroso da parte di un’impresa privata che è stata posta sotto sequestro.

Pur escludendo profili di pericolosità per la popolazione, le campionature aeree proseguiranno nelle prossime ore con il supporto del personale Arpacal. All’uopo lo stabilimento è stato posto sotto sequestro giudiziario dal personale di Polizia Municipale e dei Vigili del Fuoco.

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I carabinieri forestali di Montalto Uffugo hanno sequestrato 200 metri cubi di rifiuti inerti provenienti dai lavori per l’adeguamento strutturale e antisismico di una scuola elementare. Tre le persone denunciate tra cui il tecnico del Comune.

ROTA GRECA (CS) – 200 metri cubi di rifiuti inerti sono stati posti sotto sequestro dai carabinieri forestali di Montalto Uffugo a seguito di un controllo eseguito su segnalazione di alcuni cittadini.

L’accertamento ha interessato un cumulo di rifiuti provenienti da demolizione e depositati in una proprietà privata nelle disponibilità del Comune di Rota Greca.

Gli accertamenti svolti hanno constatato come i rifiuti inerti erano provenienti da una attività di demolizione di alcuni lavori, finanziati dalla Regione Calabria, per l’adeguamento strutturale ed antisismico dell’edificio scolastico che ospita l’istituto elementare.

L’accumulo di tali inerti, come previsto dal progetto esecutivo acquisito dai militari presso gli uffici Comunali, doveva avvenire all’interno del sito per poi essere conferiti in discarica autorizzata.

L’area dove sono stati depositati i rifiuti, oltre a non essere autorizzata è risultata priva dei requisiti minimi normativi in quando la superficie è costituita da nudo suolo.

Rilevato, pertanto, l’illecito deposito dei rifiuti, oltre al sequestro del materiale, sono stati denunciati in concorso per illecita gestione di rifiuti speciali, il tecnico comunale, il titolare della ditta appaltatrice dei lavori e la Direzione dei Lavori.

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I più pericolosi dei nostri atteggiamenti sbagliati regnano in noi contro la nostra stessa volontà a volte. Dissiparli è anche questione di rimettersi in gioco attraverso la creatività.

E' di agosto 2019 la notizia che a Lamezia Terme sono state sequestrate alcune aree della discarica per rifiuti non pericolosi e denunciate tre persone.

È questo il bilancio di un’operazione dei carabinieri del N.O.E. di Catanzaro, coadiuvati da personale del Comando Stazione Carabinieri di Lamezia Terme, della stazione carabinieri forestali di Lamezia Terme Sambiase, nonché del Dipartimento Provinciale Arpacal di Catanzaro. In particolare, nel corso di attività finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute pubblica, a conclusione di attività ispettiva presso la discarica per i rifiuti non pericolosi di località Stretto, in atto gestita dalla Società Lamezia Multiserivizi S.p.A. hanno sottoposto a sequestro preventivo d’iniziativa, alcune aree interne ed esterne alla discarica, interessate da deposito di rifiuti, per una superficie complessiva di 7.600 mq.

L’attività dei militari dell’arma specializzati nei reati ambientali, ha permesso di accertare gestione dei rifiuti in assenza di autorizzazione, violazioni delle prescrizioni impartite con autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione Calabria - Dipartimento Ambiente nonché irregolarità nello smaltimento dei percolati provenienti dalle attività di lavorazione dei rifiuti.Tre persone sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Lamezia per attività di gestione rifiuti non autorizzata e per attività organizzate al traffico illecito di rifiuti.

Cambiare si può, ma prima ancora che cambiare tramite processi e tribunali, occorrerebbe che cambiasse la mentalità per la quale è normale maltrattare la terra e l'ambiente, come se le risorse che avessero da offrirci fossero infinite. Purtroppo non è così.

Comincia oggi a vedere in modo diverso la terra in cui vivi, perché essa è l'unica vera opportunità, anche per l'Italia, di partire con la ricrescita. Prodotti della terra di qualità prevedono una terra di qualità. Il turismo vuole ambienti incontaminati. La terra è il nostro futuro: rispettala e diventa anche tu un eco guardiano.

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Traffici di rifiuti tossici, sversamenti abusivi, inquinamento di falde acquifere, disastro ambientale, gare ippiche clandestine, scommesse illegali, doping, maltrattamenti e infine sparizione dei cavalli. Tanti imputati, tante le parti civili nei vari processi e la prescrizione garantita, con gli accusati liberi di delinquere di nuovo.

I reati paventati sono quelli gestiti da un grosso giro d’affari legato al clan Agizza, una delle più “note” dinastie partenopee della camorra, impegnata da quasi trent’anni nel fortunato business della spazzatura in Campania e già protagonista di flop giudiziari con prescrizione garantita.

Eccone una carrellata:

ave calvar KAk7 fcaHKU unsplashDirty Water. Il clan gestiva discariche di rifiuti in provincia di Napoli. Gli imputati sversavano i liquami raccolti nelle fogne e nei terreni dei comuni del settentrione napoletano in maniera abusiva e non congrua. Dall’analisi delle acque fognarie, che poi sono finite in mare, erano presenti stagno, idrocarburi pesanti, berillo e altri materiali pericolosi.

Febbre da cavallo. Il clan gestiva, attraverso affiliati, un'associazione dedita all’organizzazione di corse clandestine di cavalli cui venivano somministrate sostanze dopanti che comportavano sevizie o strazio per gli animali. Il sodalizio criminale organizzava queste corse in modo itinerante. Si spostavano soprattutto in regione Campania. Varie le tipologie di gare di trotto organizzate nelle strade: dal confronto a due, con eliminatorie, ottavi e quarti di finale, alla semifinale e persino la finalissima del "campionato" abusivo. Varie - anche - le tipologie di “sevizie” alle quali i poveri cavalli venivano regolarmente sottoposti: dalle terrificanti condizioni in cui erano costretti a ‘sopravvivere’ (box 2 metri per 1 senza luce, garage, stalle abusive, “legati al morso con 2 catene e moschettoni da 30 centimetri, immobili per intere giornate”), alle bastonate quotidiane con le mazze ferrate, fino al martirio finale a colpi di martello, per i cavalli più fortunati la morte tramite revolver. Nel bel mezzo, una gamma di torture per somministrare le droghe e migliorare le performance. Dalle intercettazioni predisposte dagli organi inquirenti della giustizia, il clan non si faceva mancare le regolari corse in ippodromo a Napoli, con i medesimi cavalli dopati.

Horse Angels costituita per questo filone del processo, difesa dall'Avv. Scardamaglio del Foro di Napoli.

Chernobyl. Tonnellate di rifiuti (anche tossici e speciali) sversati nei fiumi o interrati nel suolo, con svariati imputati, tra singoli “affaristi” della monnezza, trasportatori, imprese di piccole, medie e anche grosse dimensioni. Gli imputati procedevano all’illecito smaltimento di rifiuti liquidi provenienti dal porto di Napoli, con una capillare falsificazione dei fogli di identificazione dei rifiuti, i documenti che attestano l’avvenuto regolare smaltimento. E non c'erano in ballo solo gli scarichi tossici di navi mercantili e militari. Dal porto e attraverso il porto passavano altre forme di immondizia. Quelle degli ospedali e delle cliniche private napoletane, delle fosse settiche di civili abitazioni, degli esercizi commerciali e dei lidi balneari.

Tutto, come antecedentemente spiegato, prescritto o in via di prescrizione.

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