Nel Dicembre dell’anno 2019 la polizia di Stato – su delega della DDA della Procura di Catanzaro e della Procura di Lamezia Terme – aveva eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dai relativi Gip a carico di diversi soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di attività volta al traffico illecito di rifiuti ed inquinamento ambientale.

Le indagini svolte avevano consentito di rendere conoscibile un sistema definito dagli inquirenti criminale e volto alla gestione illecita della filiera di recupero e smaltimento dei rifiuti, sversati all’interno di discariche abusive presenti sul territorio lametino.

Le indagini erano scattate a seguito della scoperta di una discarica abusiva in località “Bagni” in Lamezia Terme, caratterizzata dalla presenza di diversi autocarri che in loco conferivano rifiuti formalmente destinati allo stoccaggio in siti autorizzati del Nord Italia ma di fatto mai utilizzati.

Nello specifico, il sistema criminale, diceva la Gazzetta del Sud in data 17.11.2019, era organizzato e diretto da 2 individui che, attraverso la costituzione ed il controllo di due società, la prima con sede in Gizzeria (Cz) e la seconda con sede in Dozza (BO), gestiva illecitamente la filiera del recupero e dello smaltimento dei rifiuti sversati, tanto nella sopra citata discarica in località Bagni quanto in ulteriore sito presso località San Sidero in Lamezia Terme.

Gli accertamenti avevano permesso di individuare, altresì, la presenza di rifiuti speciali e pericolosi, in particolare farmaci smaltiti da una società campana.

Sulla base di ciò, Horse Angels aveva presentato esposto alla Procura della Repubblica di competenza territoriale, ricevendo in data 1 giugno 2020 la richiesta di archiviazione perché il fatto non sussisteva.

L'associazione Horse Angels si opponeva all'archiviazione con l'Avv. Giuseppe Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria (già titolare di 33 fascicoli Horse Angels per "ecomafia" in Calabria, regione che pare divenuta la discarica di Italia e che per questo Horse Angels ha "adottato in via elettiva" per la parte del nostro statuto relativa alla tutela ambientale in sede giuridica).  L'udienza veniva fissata al 2 dicembre 2020.

La tutela dell'ambiente, in nome e per conto dei fruitori, siano essi persone o animali, è parte integrante del nostro statuto che così recita:

L'Associazione si propone di promuovere azioni giudiziarie - nei confronti di soggetti pubblici e privati - di tipo civili, amministrative e penali, queste ultime mediante la presentazione di esposti, denunce e querele, nonché costituzioni di parte civili, presso l’autorità giudiziaria di competenza nei confronti di qualunque soggetto sia ritenuto responsabile di reati contro l’ambiente, gli animali e le persone ivi correlate, sia come individui, sia come collettività, ovvero dei consumatori danneggiati per la non corretta gestione del patrimonio ambientale e animale.

Speriamo che il reato ipotizzato sia dunque rinosciuto e perseguito. Articolo da aggiornare con l'esito della vicenda.

Ben quattro proposte di riforma della Carta, avanzate da LeU, Pd, M5S e Fi, sono all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ma si dovrà attendere l’approvazione della Legge di Bilancio per l’approdo in Aula e la discussione parlamentare.

Lo richiedono i protocolli internazionali, gli accordi europei, le associazioni ambientaliste a anche i manifestanti di piazza autonomi o libera espressione di movimenti non organizzati quello di tutelare l'ambiente.

L’Italia rientra tra i pochi Paesi europei che ancora non hanno inserito la tutela dell’ambiente all’interno della propria Carta.

Più in generale poi, le altre Costituzioni europee che hanno già provveduto ad aggiornasi, sia pure nella diversità delle formulazioni e degli intenti, mirano sempre a garantire non solo una generica tutela dell’ambiente, ma precise responsabilità, sia per gli individui che per i pubblici poteri.

Per l’Italia il riconoscimento del diritto a un ambiente salubre come presupposto essenziale per i cittadini è difeso dai tribunali sin dal 1979, con una sentenza della Corte di Cassazione nella quale si affermava che il diritto alla salute, già previsto dall’articolo 32, riguarda l’uomo sia come singolo, sia come individuo all’interno delle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità.

Il Disegno di legge costituzionale dal quale ha preso il via il dibattito odierno nella Commissione Affari Costituzionali del Senato (al momento rallentato dalla discussione della Legge di Bilancio) è quello a firma di Loredana De Petris (LeU), nel quale si prevede che all’articolo 9 della Costituzione si aggiunga, tra i doveri della Repubblica, anche quello di “tutela dell’ambiente e degli ecosistemi come diritto fondamentale della persona e della comunità, promuovendo le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.

Alcuni hanno a lungo ritenuto inutile questa precisazione, dal momento che la menzione dell’ambiente si rintraccia già all’articolo 117 della Carta (che riserva la potestà esclusiva in materia allo Stato) e che, più volte, sul tema si è espressa la magistratura nei processi contro l'inquinamento ambientale.

Tuttavia, come sottolineato anche da diversi esperti intervenuti in audizione, l’articolo 117 ha come finalità un mero riparto di competenze e la presenza di pronunce giurisprudenziali in materia non esime dal passaggio fondamentale di scrittura di una norma espressa: solo così si potrà colmare il gap normativo tra la Costituzione italiana e quelle degli altri Stati europei, e si costituirà finalmente un principio di tutela dell’ambiente che andrà a vincolare sia il futuro Legislatore che la Pubblica Amministrazione.

I carabinieri della forestale hanno sequestrato un’area di circa 1.700 metri quadri sottoposta a vincolo idrogeologico.

Una persona aveva realizzato una discarica abusiva di rifiuti pericolosi e non.

Per questo motivo i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Cetraro hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria competente un uomo di Bonifati.

L’uomo si sarebbe reso protagonista di un vero e proprio abbandono ripetuto e incontrollato di riuti in località “Serra” nel Comune di Bonifati.

I militari infatti, durante un controllo in un terreno di circa 1700 metri quadri, hanno rinvenuto abbandonati sul suolo rifiuti consistenti in apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), circa 350, e relativi componenti pericolosi e non pericolosi ed altro materiale ferroso, provenienti dai nuclei domestici.

In particolare, una vera e propria discarica realizzata attraverso lo spianamento di un terreno e la sua recinzione parziale. Al suo interno depositate sul suolo, vecchie apparecchiature elettriche ed elettroniche e relativi componenti in parte rimossi, frigoriferi di vario genere e dimensioni, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, forni da cucina, piani cottura, cucine, televisori, condizionatori e diverso materiale ferroso.

Si è pertanto proceduto al sequestro dell’area, sottoposta anche a vincolo idrogeologico e al deferimento del proprietario.

Inoltre si è dato luogo al campionamento da parte dell’Arpacal del terreno dove è ubicata la discarica.

In Calabria vi è una vera e propria emergenza ambientale che necessita dell'aiuto di tutti per prevenire, denunciare, reprimere. Una terra così bella non può diventare l'immondezzaio abusivo d'Italia.

La Dda di Milano e la Procura di Lamezia ricostruiscono i traffici dell’immondizia. I crateri «con pareti di spazzatura vicino al mare» e gli incendi nei siti abusivi per smaltire «definitivamente» gli scarti.

«È un business da milioni di euro».

LAMEZIA TERME Rifiuti che giacciono sul terreno al fianco di una buca enorme appena realizzata da un escavatore e pronta ad essere richiusa dopo aver ricevuto i rifiuti.

Il gip di Milano che ha vergato l’ordinanza che ha dato vita all’operazione “Feudo” su un grosso traffico di rifiuti illeciti, definisce «sconvolgente» lo scenario che si presenta davanti agli agenti del commissariato di Lamezia Terme nella Cava Parisi. 


Hanno nomi che richiamano l’ecologia ma di ecologico nell’indagine della Dda di Milano e che ha portato lunedì all’arresto di 11 persone originarie di Campania, Lombardia e Calabria, non c’è nulla.

Quello che si estrae dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, vergata dal gip Sara Cipolla, è semmai l’allarmante traffico di rifiuti (anche ospedalieri) che attraversa la penisola e che, tra le varie tappe, conta la Calabria (già segnata da una grave emergenza ambientale) nella quale tonnellate di rifiuti sono stati interrati senza essere trattati in alcun modo, impilati senza alcuno scrupolo in discariche abusive vicine al mare.

Secondo gli investigatori, il disastro ambientale «è impressionante». Senza contare certe forme di smaltimento “definitive” dei rifiuti che si risolvono con l’incendio di capannoni abusivi. 


Ventiquattro viaggi – tutti effettuati tra l’8 e il 28 marzo 2018 – per smaltire 600 tonnellate (almeno) di rifiuti nel sito della Eco.Lo.Da srl di Gizzeria.

La Smr Ecologia aveva contrattualizzato il recupero smaltimento dei rifiuti indifferenziati, attestando che questo avveniva nell’impianto lombardo della società.

Invece i rifiuti finivano «tal quale» in un capannone della Eco.Lo.Da o nella cava Parisi a Gizzeria, in Calabria.


Monnezza smaltita – è scritto in uno dei capi di imputazione – senza che i rifiuti fossero stati previamente avviati al recupero.

Le operazioni di trasporto venivano coordinate da Marco Izzo, originario di Maddaloni, 36 anni, titolare della ditta omonima. Come se non bastasse gli inquirenti, con l’aiuto dei carabinieri e della Procura di Lamezia Terme, hanno scoperto che «l’autorizzazione della Regione del settembre 2016 era intestata al precedente amministratore della società, Giuseppe Lucchino (che non risulta indagato in questo procedimento, ndr), mai volturata al nuovo amministratore Domenico Antonio Sacco.

Secondo quanto riportato in uno dei capi di imputazione a realizzare la discarica abusiva e a gestire illecitamente l’impianto Eco.Lo.Da srl sarebbero stati (in concorso con Domenico Antonio Sacco) Angelo Romanello (nato Siderno e considerato a capo dell’associazione a delinquere) e Maurizio Bova (nato a Locri).

Sempre secondo l’accusa, Romanello e Bova avrebbero attribuito fittiziamente a Sacco l’intero capitale della società, con sede a Gizzeria, che veniva utilizzata per porre in essere svariate operazioni di gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti. Sacco, scrive il gip, «è soggetto sconosciuto al Fisco».

All’assoluta «mancanza di capacità reddituale e patrimoniale» di Sacco fa da contraltare «l’accertata attività gestoria della stessa (società, ndr) in capo a Bova e Romanello».

«Lo stoccaggio dei rifiuti avveniva in modo totalmente difforme dalle prescrizioni amministrative».


Questa è l'Italia da cambiare. Altrimenti altroché green deal propopsto dal governo!

Horse Angels annuncia la volontà di costituirsi parte civile difesa dall'Avv. Giuseppe Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria.

Nell’ambito di un più ampio piano straordinario di controllo economico-finanziario del territorio disposto dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, eseguito mediante penetranti e pianificate attività di monitoraggio delle aree e degli snodi stradali maggiormente a rischio, nonché delle attività commerciali, industriali e agricole presenti sull’intero territorio della provincia, i militari della Compagnia di Reggio Calabria scorgevano un soggetto intento a trasportare rifiuti speciali relativi ad attività edilizia, per il loro successivo sversamento su un terreno.

Nello specifico, insospettiti sia dalla vista di un autocarro con vano di carico coperto da un telo blu che dai sentieri poi intrapresi dal conducente del mezzo, i finanzieri decidevano di seguirlo, fino a vederlo accedere nel sedime della fiumara del quartiere “Catona” della città, dove gli operanti individuavano anche un terreno sul quale giacevano cumuli di rifiuti speciali già in precedenza sversati.

Un attimo prima che il conducente dell’autocarro effettuasse materialmente lo sversamento, i militari operanti intervenivano procedendo all’identificazione del soggetto e all’analisi del carico.
In particolare, le Fiamme Gialle constatavano che nel cassone dell’automezzo erano presenti circa 2 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, composti prevalentemente da materiali provenienti da attività edilizie, quali mattoni, mattonelle, sterro e tubi dismessi.
Si verificava, inoltre, che detti materiali erano trasportati su di un mezzo non idoneo a tal fine e privo dei documenti di provenienza e di destinazione dei rifiuti in argomento, in violazione di quanto previsto dalle normative ambientali di settore.
Nell’immediato, i militari operanti, oltre a denunciare a piede libero il conducente del menzionato autocarro (M.L. cl’ 62, dimorante a Reggio Calabria), procedevano al sequestro preventivo del veicolo, del quantitativo di rifiuti speciali illecitamente trasportato, nonché del terreno – dell’estensione di circa 1.000 metri quadri –, su cui i rifiuti medesimi stavano per essere sversati e sul quale giacevano altri cumuli di rifiuti speciali già precedentemente “stoccati”.
L’attività di controllo economico-finanziario del territorio finalizzata alla repressione di ogni forma di illegalità assume un ruolo centrale nell’orientamento dell’attività operativa del Corpo della Guardia di Finanza.
La tutela dell’ambiente e, in particolare, il contrasto dei traffici illeciti di rifiuti, in rapporto di specie a genere con i traffici illeciti, ne costituisce una declinazione che denota il costante impegno profuso a salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, nel concorso alla tutela della salubrità degli ecosistemi, nonché della sicurezza pubblica e dell’ordinata e civile convivenza sociale.

Comunicato Stampa – Guardia di Finanza

Horse Angels annuncia la volontà di costituirsi parte civile tramite l'Avv. Giuseppe Vincenzo Marino del Foro di Reggio Calabria.

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