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giustizia

 

Fascicoli seguiti

In questa sezione tutte le azioni legali intraprese da Horse Angels che hanno dato adito a un procedimento giudiziario.

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Reggono le condanne per associazione e maltrattamenti agli organizzatori delle corse clandestine di cavalli e ai veterinari complici. Nel 2011 erano scattati 20 arresti per 9 persone implicate nell’organizzazione delle corse clandestine di cavalli a Messina.

La Corte d’Appello di Messina (presidente Tripodi) ha confermato in todo la sentenza emessa in primo grado nel 2015, quando il Tribunale aveva condannato Placido Siracusano a 5 anni e 6 mesi, 4 anni e 4 mesi ad Antonio Romeo, Antonino Tricomi e Davide Tricomi, 3 anni e 3 mesi a Salvatore Tricomi, un anno a Francesco Tricomi, 2 anni a Carmelo Scotto, infine Santo Currò ad un anno e 10 mesi, Salvatore Mangano ad un anno e 5 mesi e Mario Di Bella ad un anno ed 1 mese. Dieci persone erano state invece assolte

Il Collegio è andato oltre la richiesta dell’Accusa, che aveva sollecitato la prescrizione per uno degli imputati. Confermata quindi l’accusa di associazione per quelli che collaboravano ai pali clandestini ed ai veterinari che avrebbero aiutato le scuderie a dopare i cavalli, maltrattati per le gare. La Lav e l’associazione Horse Angels sono parti civili al processo.

L'indagine portó a 20 arresti, nell'aprile 2011. Le attività dei carabinieri però andavano avanti dal 2006 e permisero di documentare e tracciare tutta la "catena": dagli organizzatori ai cassieri delle corse, passando dai fantini e dai veterinari. In mezzo, la sorte dei poveri animali, spesso abbandonati alla più atroce delle morti, quando non più utili.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Traffici di rifiuti tossici, sversamenti abusivi, inquinamento di falde acquifere, disastro ambientale, gare ippiche clandestine, scommesse illegali, doping, maltrattamenti e infine sparizione dei cavalli. Tanti imputati, tante le parti civili nei vari processi e la prescrizione garantita, con gli accusati liberi di delinquere di nuovo.

I reati paventati sono quelli gestiti da un grosso giro d’affari legato al clan Agizza, una delle più “note” dinastie partenopee della camorra, impegnata da quasi trent’anni nel fortunato business della spazzatura in Campania e già protagonista di flop giudiziari con prescrizione garantita.

Eccone una carrellata:

ave calvar KAk7 fcaHKU unsplashDirty Water. Il clan gestiva discariche di rifiuti in provincia di Napoli. Gli imputati sversavano i liquami raccolti nelle fogne e nei terreni dei comuni del settentrione napoletano in maniera abusiva e non congrua. Dall’analisi delle acque fognarie, che poi sono finite in mare, erano presenti stagno, idrocarburi pesanti, berillo e altri materiali pericolosi.

Febbre da cavallo. Il clan gestiva, attraverso affiliati, un'associazione dedita all’organizzazione di corse clandestine di cavalli cui venivano somministrate sostanze dopanti che comportavano sevizie o strazio per gli animali. Il sodalizio criminale organizzava queste corse in modo itinerante. Si spostavano soprattutto in regione Campania. Varie le tipologie di gare di trotto organizzate nelle strade: dal confronto a due, con eliminatorie, ottavi e quarti di finale, alla semifinale e persino la finalissima del "campionato" abusivo. Varie - anche - le tipologie di “sevizie” alle quali i poveri cavalli venivano regolarmente sottoposti: dalle terrificanti condizioni in cui erano costretti a ‘sopravvivere’ (box 2 metri per 1 senza luce, garage, stalle abusive, “legati al morso con 2 catene e moschettoni da 30 centimetri, immobili per intere giornate”), alle bastonate quotidiane con le mazze ferrate, fino al martirio finale a colpi di martello, per i cavalli più fortunati la morte tramite revolver. Nel bel mezzo, una gamma di torture per somministrare le droghe e migliorare le performance. Dalle intercettazioni predisposte dagli organi inquirenti della giustizia, il clan non si faceva mancare le regolari corse in ippodromo a Napoli, con i medesimi cavalli dopati.

Horse Angels costituita per questo filone del processo, difesa dall'Avv. Scardamaglio del Foro di Napoli.

Chernobyl. Tonnellate di rifiuti (anche tossici e speciali) sversati nei fiumi o interrati nel suolo, con svariati imputati, tra singoli “affaristi” della monnezza, trasportatori, imprese di piccole, medie e anche grosse dimensioni. Gli imputati procedevano all’illecito smaltimento di rifiuti liquidi provenienti dal porto di Napoli, con una capillare falsificazione dei fogli di identificazione dei rifiuti, i documenti che attestano l’avvenuto regolare smaltimento. E non c'erano in ballo solo gli scarichi tossici di navi mercantili e militari. Dal porto e attraverso il porto passavano altre forme di immondizia. Quelle degli ospedali e delle cliniche private napoletane, delle fosse settiche di civili abitazioni, degli esercizi commerciali e dei lidi balneari.

Tutto, come antecedentemente spiegato, prescritto o in via di prescrizione.
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