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La salute vien mangiando

Il cavallo ha una digestione delicata perché la natura lo ha progettato come erbivoro a digestione lenta, ovvero poco alimento - erba - ma continuativo.

Il cavallo in natura mangia fino a 18 ore al giorno. Da lì a pretendere che finisca i suoi pasti giornalieri nel giro di un paio di ore somministrando concentrati si capisce che tutto l'approccio è snaturante, sbagliato e potenzialmente pericoloso per la salute e il benessere del cavallo.

L’alimentazione del cavallo deve essere lenta e a base pascolo - dove il cavallo si procaccia da solo l'erba di cui ha bisogno - oppure foraggio essiccato. Pascolo e foraggio possono essere divisi in 2 grandi categorie in base alle essenze erbose predominanti: graminacee o leguminose.

Graminacee: in linea di massima quasi tutti i prati naturali possono essere considerati un valido alimento per i cavalli, ad esclusione di quelli pelosi o pungenti. La validità nutritiva è proporzionale alla quantità delle foglie (dove c'è la concentrazione maggiore dei principi nutritivi) rispetto agli steli. Le graminacee da pascolo più consumate dal cavallo sono: gramigna, orzo selvatico, logliarella, erba dei fossi, paleo, paleino odoroso, panico selvatico, avena maggiore, avena sativa, festuca dei prati, segale, miglio, grano, frumento.

Leguminose: il fieno da leguminose è altamente proteico, contiene calcio e fosforo, ma poche fibre. Questo tipo di fieno dev’essere dato in misura minore rispetto al primo perché il basso valore di fibre e l’alto valore di proteine potrebbero determinare delle coliche. Le principali piante sono: erba medica, trifoglio, veccia, sulla, lupinella e lupino, ma anche meliloto, fava, soia.

Per non sbagliare l'alimentazione, se non si dispone di pascolo naturale, meglio somministrare fieno da prato naturale polifita, non contaminato da veleni chimici e privo di muffe e polveri. Stare più contenuti con le leguminose e ancora più contenuti nella somministrazione di altri alimenti.

Particolarmente le granaglie concentrate, nell'ambito di un progetto di gestione naturale, vanno date ai cavalli solo se ne hanno effettivo bisogno, vuoi per il lavoro, o per delle condizioni particolari di vita e di salute. Ad esempio, disporre di un prato povero di nutrienti, o non riuscire a prendere in un determinato periodo di tempo del fieno di qualità, potrebbe far optare per integrare l’alimentazione con granaglie. Lo stesso se si ha la cavalla gravida o in lattazione, o per altre problematiche che via via emergono.

In generale si può dire che un cavallo di 500kg debba mangiare almeno 15kg di fieno al giorno, anche se le quantità possono aumentare di molto per soggetti in lavoro o cavalle in gravidanza. Cavalli che abitualmente mangiano del buon fieno ricco - e a cui non è richiesta alcuna attività fisica impegnativa - potrebbero fare a meno dei concentrati e alimentarsi solo a foraggio.

Il fieno può essere di prato stabile o coltivato. Vediamone le differenze.

Un prato stabile è un prato che non ha subito alcun intervento di aratura o dissodamento, non coltivato e lasciato a vegetazione spontanea nel tempo: è mantenuto esclusivamente attraverso lo sfalcio e la concimazione. Un'importante distinzione all'interno dei prati stabili vuole quelli di pianura, solitamente gestiti in regime irriguo e quelli in zone collinari o montane, solitamente gestiti in regime non irriguo. Per quanto riguarda l'altura, i tempi sono ovviamente posticipati rispetto alla pianura per lo sfalcio e il numero dei tagli di fieno è minore. Molti dei luoghi che un tempo venivano sfalciati, anche in alta quota, oggi sono destinati al solo pascolo di mandrie e greggi. Il fieno di altura è sicuramente più sano rispetto a quello di pianura, meno contaminato da smog e inquinanti vari. Pensiamo solo all'acqua con cui si irriga e cosa può contenere come metalli pesanti.

Tradizionalmente gli sfalci vengono chiamati maggengo, agostano, terzuolo. Il maggengo, come detto, è il primo e viene fatto nella prima metà del mese di maggio. Gli altri cadono a distanza variabile dai 35/40 giorni per i prati irrigui e fino a 50/60 giorni per quelli asciutti. Il primo e l'ultimo sfalcio forniscono un foraggio ricco di graminacee, mentre le leguminose prevalgono nei mesi estivi.

Si contrappongono ai prati stabili i prati avvicendati ossia utilizzati per coltivare mais, frumento, soia e altre coltivazioni in un regime di rotazione. I prati stabili presentano una varietà di specie molto più elevata rispetto ai prati avvicendati sui quali in genere crescono erba medica, trifoglio e graminacee seminate. Ne discende che i prati coltivati tendono a essere più proteici quando non mono proteici.

A prescindere dal tipo di essenze erbose, un singolo sfalcio d’erba può essere dato immediatamente al cavallo, ma già nel giro di qualche ora comincia la fermentazione e - a quel punto - non può più essere somministrato fino alla completa essiccazione perché il cavallo non abbia coliche (potenzialmente mortali).

Gli sfalci sono solitamente organizzati in rotoballe, quadriballe o ballette, e devono essiccare bene perché non ci sia fermentazione. Una volta acquistato il fieno, soprattutto se fresco, è bene conservarlo per almeno un mese, meglio ancora due: la conservazione del fieno ideale è all'aperto, riparata sotto una tettoia per evitare le piogge, e non a contatto con il terreno dal quale potrebbe assorbirne l'umidità. Chi ha un fienile è fortunato perché può acquistare molto fieno subito dopo la sua raccolta, quando costa meno, e lasciare che completi la maturazione lì. Chi non dispone di fienile, o può comperare solo poco fieno per volta, si troverà in inverno a pagare fino al doppio o il triplo per del buon fieno, rispetto a quello che l'avrebbe pagato prendendolo in massa dal produttore diretto subito dopo la raccolta. Per questo, nell'ambito della gestione naturale, l'approvigionamento di fieno, se non si dispone di pascolo a sufficienza, dovrebbe essere tra le priorità. Se una balla appena tagliata rivela calore al suo interno, vuol dire che il fieno è ancora in fermentazione e non va somministrato al cavallo, ma lasciato riposare fino a che non ha terminato l’essiccazione.

Un discorso a parte meritano le esigenze particolari di fieno per questioni di salute. Cavalli bolsi, se non possono vivere al pascolo (la bolsaggine viene per eccesso di scuderizzazione abbinata a inalazione di polveri, muffe e quanto altro di tossico, per periodi prolungati fino all'irreparabile perdita della salute broncopolmonare), devono mangiare fieno precedentemente bagnato perché siano rimosse polveri e muffe; oppure, e lo stesso dicasi per cavalli anziani con dentizione compromessa, fieno depolverizzato e agglomerato in "crocchette", distribuito in sacchi, precedentemente ammollato per essere più digeribile. Il fieno in crocchette costa di più. Essendo agglomerato con melasse è più sostanzioso e quindi ne serve di meno come razione quotidiana. Non è definibile un alimento naturale e semplice con tutta la lavorazione che richiede, ma quando ci sono di mezzo la salute e le esigenze particolari del cavallo, occorre fare di necessità virtù.

I cavalli sono nati per mangiare erba, se manca allora il fieno. Il pascolo o il foraggio essiccato sono fondamentali perché permettono loro di masticare lungamente, come farebbero in natura. Gli animali carnivori hanno una digestione che si attiva solo quando masticano, e quindi possono ingozzarsi tutto di un botto e poi stare del tempo a digiuno. Al contrario negli erbivori come i cavalli gli acidi digestivi non vanno a riposo. Se il cavallo non può pascolare, o non ha fieno a disposizione da sbocconcellare a piacimento, tenderà a sviluppare vizi comportamentali compensativi, come masticare a vuoto o peggio ancora a sviluppare coliti e ulcere gastriche. Non si può rinunciare ai foraggi, alle granaglie invece sì.

Le granaglie concentrate, ai fini dell'alimentazione naturale del cavallo, rientrano negli "altri alimenti", quelli utilizzabili come integratori. Esse consistono in sacchi di mais, grano, farro, orzo, avena in chicchi o estrusi, in monocereale o in combinazione mista. Nel caso se ne voglia o debba fare uso, meglio comperare sacchi dove le granaglie sono al massimo schiacciate o frantumate, ma non le strutture granulate, pellettate, formellate con l’aggiunta di tanto altro che va dalle melasse a olii e grassi di vario tipo. Nei sacchi di mangime misto, oltre ai cereali bilanciati, possono esserci semi oleosi come quelli di girasole, piuttosto che semi di zucca, carrube spezzate, piuttosto che polpe di barbabietola. L’aggiunta di altri alimenti serve a creare complessi più o meno ricchi di vitamine, minerali e proteine per cavalli con esigenze differenziate. Sicuramente è meglio che siano presenti i semi di girasole, piuttosto che la vit. E di estrazione chimica. I mangimi naturali - essendo più qualitativi - hanno un prezzo maggiore, ma il cavallo li assimila meglio.

Infine gli spuntini o premi dall'orto: carota, lattuga, radicchio, cicoria, tarassaco, sedano, finocchio, semi di girasole, mela i più noti e graditi, innocui a basso dosaggio. Questi "spezzagiornata", graditissimi ai cavalli, vanno utilizzati con parsimonia - e recano tutte le vitamine, minerali e proteine di cui il cavallo può avere bisogno aggiuntivo rispetto ad un prato o fieno non sufficienti per quantità e qualità per apportare i nutritivi essenziali.

In pillole, ai fini di una gestione naturale:

  • Il cavallo deve poter mangiare idealmente erba a volontà, in sua assenza fieno a volontà, in sua assenza o in integrazione una dose equilibrata giornaliera di fieno (tanto) e granaglie (poche) ma specifiche per cavallo e per tipologia di impiego (cavallo a riposo, cavallo al lavoro, cavallo con problemi metabolici etc..), niente mangimi per bovini o altri animali da cortile per evitare avvelenamenti (ci sono stati parecchi casi di cavalli morti perché era stato somministrato loro mangime medicato per bovini o mangime da pollame; se non è specifico per cavalli, il mangime evitatelo del tutto e se è specifico per cavalli, attenetevi alle dosi giuste per tipologia di impiego del cavallo);

  • Il cavallo deve poter bere a volontà;

  • Somministrare prima il fieno e poi i concentrati,

  • Non effettuare repentini cambiamenti di dieta;

  • Non somministrate farine;

  • Affettate sempre il fresco integrativo onde evitare ostruzioni;

  • Evitate di somministrare al cavallo alimenti che non c’entrano nulla con la sua dieta equilibrata e in caso di dubbi consultate il veterinario.