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Codice 92169370928

Palio d'Asti 2014, ventuno imputati tra fantini del Palio di Asti e proprietari di cavalli accusati dal pm Laura Deodato di maltrattamento di animali perché sospettati di aver somministrato sostanze farmacologiche con modalità potenzialmente pericolose.

La vicenda del presunto doping emerse con i controlli a sorpresa dei carabinieri e dei veterinari dell’Asl, incaricati dalla Procura.  

Il giudice Andrea Carena aveva respinto, su richiesta della controparte, la costituzione di parte civile delle uniche due associazioni animaliste che si erano presentate a inizio processo, l'Ata-Pc onlus e Horse Angels ODV, per addotti motivi di territorialità.

Dal processo in corso, erano emersi comunque nuovi sospetti su cui la Procura sembrava indagasse. Due cavalli dopati avrebbero corso nell'edizione del palio di Asti del 2018.  A far emergere il nuovo particolare era stato sempre il Pubblico Ministero, Laura Deodato, durante l'interrogatorio di uno dei testimoni.

In data 12 settembre 2019 si è svolta l'ultima udienza del processo, il pm ha chiesto condanne di circa due mesi di reclusione per 19 dei 21 imputati per doping sui cavalli in gara al Palio di Asti 2014.

Gli imputati per i quali è stata richiesta la condanna sono Antonio Villella, Laura Coda Zambetta, Dino Pes, Giuseppe Piccinnu, Livio Vedele, Valter Pusceddu, Maurizio Farnetani, Mario Cottone, Andrea Farris, Patrizio Serra, Alessio Scaglione, Giuseppe Zedde, Enrico Bruschelli, Luigi Bruschelli, Sebastiano Murtas, Alessandro Chiti, Silvano Mulas, Gianluca Fais, Antonio Binello.

Per Alessio Migheli e Paolo Pierino il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione.

Per i 19 l'accusa è di maltrattamento di animali sotto il profilo di somministrazione di antidolorifici e prodotti cortisonici nei giorni prima del Palio per renderli più performanti per la corsa.

Il metodo usato per le analisi

I campioni sono stati analizzati dall’Istituto Zooprofilattico di Asti su urine e altri reperti biologici acquisiti dalla task force di veterinari nelle stalle astigiane in cui erano ricoverati i cavalli alla vigilia del Palio. Il tecnico di laboratorio che ha materialmente eseguito le analisi e che ha poi riportato gli esiti nel documento ufficiale in mano alla Procura, ha specificato che, seppur il documento risulti codificato con il metodo E.L.I.S.A., in realtà al suo interno contiene delle analisi fatte anche con altre metodologie come la spettrografia.

Le contestazioni della difesa

La protesta dei difensori contesta l’utilizzo del metodo E.L.I.S.A. - perchè non accreditato - oltre ad altri protocolli non meglio specificati.

Inoltre, gli avvocati degli imputati hanno ricordato che il Palio di Asti si corre su autorizzazione regionale, e che va in deroga perciò ad alcune norme alle quali invece si rifa il capo di accusa.

La risposta dell'accusa

Il pm Deodato difende la sua indagine e la validità e l’attendibilità dei risultati in atto. Secondo il pm, il fatto che un metodo non sia accreditato non significa affatto che gli esiti cui si perviene siano nulli o inutilizzabili.

E poi ha specificato in udienza come non ci sia stato un solo difensore che abbia presentato risultati diversi da quelli prodotti in atti, per confutarli.

La sentenza è reinviata al 28 novembre.

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