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Il fantino di Siena Luigi Bruschelli, detto Trecciolino, è stato condannato a 4 anni e 10 mesi per falso in atto pubblico ma è stato assolto dall’accusa di maltrattamento di animali.

Ora, ai senesi, al Comune di Siena, alla Contrada della Pantera, e financo a Mark Harris Getty (che appoggia i suoi cavalli nella scuderia Bruschelli) pare non interessare nulla che un proprio fantino violi le regole paliesche cercando di taroccare cavalli. Conta solo vincere. Non importa come. Del resto non è una corsa di piazza semplice, ma una corsa sulla quale non si può scommettere nelle ricevitorie, ma sulla quale esistono i pronostici online.

Le scommesse sui palii sono vietate per legge. Proprio un decreto del 2008 - poi convertito in legge - vieta la pratica delle scommesse "su manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e culturale, legate agli usi e costumi e alle tradizioni delle comunità locali" e quindi anche sul Palio di Siena. Non dovrebbe essere quindi facile trovare le quote ‘ufficiali', ma ovunque online si trovano i pronostici, tanto è che in Italia quando ci sono le elezioni politiche, scaduti i termini per pubblicare i sondaggi, si parla di "sondaggi clandestini di cavalli" dove i vari politici hanno soprannomi come se fossero fantini del palio e i loro partiti cavalli. L'Italia dunque fa riferimento al Palio di Siena per l'illegalità dei pronostici politici quando non dovrebbero essere pubblicati. E' così che l'illegale sembra diventare legale, e che per le scommesse sui cavalli che corrono il Palio si deve parlare di Tesoro nero di Siena, perché sarebbero sì illegali, ma i pronostici si trovano ovunque e lo Stato Italiano non può impedire che le corse siano battute su siti esteri online, con base offshore, con l'aggravante che in quel modo neppure sono tassate in Italia, da dire che contribuiscano in qualche modo al bilancio nazionale. E' del 2018 l'esposto del Sindaco Mossi alla Procura perché le corse del Palio si trovavano online su Sisal, gestore di scommesse italiano.

Connubio ippica/palio e amore per i cavalli tarocchi a Siena non sono la novità

E' del 2001 l'operazione Furia, quando uno dei fantini - ex più famosi - del Palio di Siena fu arrestato dalla Dia, la Direzione Investigativa Antimafia e dai Carabinieri Nas di Firenze come "taroccatore di cavalli". Dario Colagé, detto 'Il Bufera', era accusato - in combutta con allibratori e proprietari di cavalli - di associazione per delinquere finalizzata alla frode in corse tris organizzate dall'Unire, l'ente gestore delle corse, scommesse clandestine e truffa ai danni dello Stato e dello stesso Unire. L' operazione, coordinata dal sostituto procuratore antimafia Luca Turco, aveva portato a nove arrestati e a sessanta persone indagate, tra cui figurava Giampaolo Minucci, il driver che guidava nel trotto il fuoriclasse Varenne, accusato di reati minori compiuti su cavalli impegnati nelle tris.

Quattro i metodi utilizzati dall'organizzazione a delinquere:

  • accordi tra i guidatori dei cavalli e gli allevatori,
  • sostituzione dei cavalli con cavalli tarocchi,
  • "costruzione" a tavolino delle corse (per sapere in anticipo vincitori e vinti e quindi scommettere illegalmente)
  • doping per potenziare o rallentare i cavalli a seconda dei risultati voluti.

Bufera scontò solo un paio di mesi ai domiciliari e gli fu concesso di correre ancora, nel 2003, il suo ultimo Palio di Siena, nonostante le pesanti accuse sul suo capo di "taroccatore di cavalli".

La storia tende e ripetersi dove la memoria è selettiva e si rivendica la tradizione anche laddove occorrerebbe dare risalto all'innovazione.

E' così che la Contrada della Pantera sembra risoluta a far correre nel 2019 il Bruschelli che, alle prove del sabato 29 giugno, ha vinto su Sorighittu.

Presso la sua scuderia vive Tornasol, di proprietà del miliardario Mark Harris Getty, erede di "tutti i soldi del mondo". Quel Tornasol che nel 2017 si rifiutò di correre il palio di Siena e divenne simbolo della resistenza animalista. Poi si aprì l’indagine di maltrattamento contro ignoti perché era stato trovato positivo al doping. Indagine di cui a seguire non si è saputo più nulla.

Presso la scuderia di Bruschelli viveva anche Robinson, protagonista involontario dei cavalli taroccati al Palio di Siena. Mark Harris Getty è stato teste al processo e ne ha disconosciuto la proprietà. Gli è stata mostrata la cessione del cavallo, Getty ha però disconosciuto sia di aver mai visto quell’atto sia la firma sullo stesso, non solo la sua sua ma anche quella del Sani, al quale Getty aveva dato la procura.

Robinson è dal 2015, quando fu sequestrato, al pensionario dei cavalli del Palio di Siena, infrastruttura fiore all'occhiello dei senesi, che però non mantengono loro, e neppure i miliardari sponsor del Palio, ma - guarda a caso- gli italiani, tutti, anche quelli contrari al Palio, quelli che faticano ad arrivare a fine mese e che un cavallo non riescono neppure a sognarlo, perché il pensionario è di proprietà dei carabinieri forestali. Dal 1991 - tramite una convenzione tra il Comune di Siena e il C.F.S. - è nato il Pensionario che accoglie i cavalli da Palio che non possono più correre per infortunio o per anzianità. E’ situato nel Comune di Radicondoli nell’Az. di Stato della Forestale.

La sentenza di primo grado dispone la restituzione di Robinson, disconosciuto da Getty, all'ex fidanzata di Bruschelli, Annarita Saltalamacchia, testimone chiave del processo, che nessuno ha provveduto ad avvisare che il cavallo è ora suo e ha diritto ad andarselo a ritirare. Non solo, la stessa è ora vittima di mobbing da parte dei suoi concittadini. Perché anziché vincere chi parla, in nome della legalità negli impieghi di cavalli per sport, come al solito in Italia deve vincere l'omertà e a pagare devono essere quelli che spezzano il muro di silenzio.

Cavalli falsi, firme false, cavalli ex palio mantenuti con i soldi degli italiani, cavalli sulla cui vita e morte non è lecito scommettere legalmente, ma le cui quotazioni sono online per scommesse eventualmente all'estero o in nero, nella corsa più pericolosa al mondo, dove l'etica non sembra aver quartiere, perché conta solo vincere spettacolarmente. Vale la pena mantenere la tradizione? O non sarebbe il caso di apportare qualche innovazione etica?

Riprova della mancanza di etica sarebbe che il Bruschelli correrà, perchè - per il regolamento del Palio - un'unica condanna gli precluderebbe la corsa, quella per maltrattamento, e quella è decaduta dai capi d'accusa puniti.

Contraddizione non da poco. Il Comune di Siena si è costituito per il capo di accusa di tentata frode al processo per i cavalli taroccati e in base alla sentenza dovrebbe essere risarcito. Ora permette al Trecciolino di correre? E allora perché non se ne è stato a casa, anziché costituirsi parte civile, se la condanna per frode gli è poi indifferente?!?!

L'ultimo cavallo morto per il palio, di cui si abbia notizia, è sempre di proprietà del Getty. E' successo poche settimane fa, lui si chiamava Terribile da Clodia, morto in una delle prove, montato da Enrico Bruschelli, il figlio di Trecciolino. Perché non si muore solo in piazza il giorno ufficiale delle Carriere, si muore anche alle prove, lontano dai riflettori, per la comodità della manifestazione.

Nessun quotidiano ha avuto il coraggio di dare la notizia della morte del povero Terribile da Clodia, si sono limitati a parlare di "incidente al Canapo".

Ora, è scritto nella cronaca. Difficile che ci sia un Palio senza un morto, un cavallo sacrificato al popolo povero di Siena, quello che va al Palio come se andasse alla curva sud di ultras disoccupati di una squadra di calcio popolare di serie A. E che si accontenta delle briciole pur di avere uno spettacolo circense. Del resto, la combinata "panem et circenses" è una tradizione di vecchia data in Italia, che risale all'epoca romana, termine oggi usato per definire l'azione politica di singoli o gruppi di potere volta ad attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l'organizzazione di spettacoli e trovate di intrattenimento - varie - il più possibile chiassose e volgari, specificatamente per distogliere l'attenzione dei cittadini dalla vita politica e dai problemi veri, in modo da permettere alle oligarchie di continuare a governare a proprio esclusivo vantaggio: il ritratto della politica italiana contemporanea.

Mentre a dirigere le fila del Palio sono i "paperoni" della situazione", alle volte neppure italiani, e tanto meno senesi ad alcun titolo, come è il caso non solo di Getty, che si è affidato alla scuderia Bruschelli per i suoi cavalli, ma anche dei fratelli Westerman, figli di un magnate inglese della finanza mondiale, i cui cavalli sono affidati alla scuderia di Massimo Milani.

Ne girano di soldi al Palio di Siena, ma probabilmente sempre nelle solite mani, poche, lasciando al popolo la polvere.

E dove girano tutti questi soldi la comunicazione non è indipendente. Al popolo deve stare bene così, muto e a 90 gradi. Non gliene deve fregare niente a nessuno, quindi, che corrano i fantini condannati per tentativo di scambio di cavalli. E che non si sappia nulla di esiti di indagini per il presunto doping di Tornasol. Anzi, tutti dovrebbero gioire dell'opportunità che Tornasol torni a correre, e che magari sia immolato in piazza come simbolo della resistenza animalista, perché c'è il piacere della strafottenza di qualsiasi richiamo all'etica da assurgere a massima glorificazione.

Quindi che si scommetta pure, anzi, sarebbe a questo punto meglio che le scommesse fossero rese legali, almeno dovrebbero cambiare le regole del gioco, per tentare di premiare, almeno in principio, la meritocrazia e non l'inciucio. Gli italiani sono l'unico popolo al mondo ad essere riusciti a rendere il termine maneggio una locuzione dispregiativa. Mentre per maneggio all'estero si intende luogo in cui stabulano cavalli, per gli italiani maneggio è sinonimo di "Manovra astuta spesso tesa a uno scopo illecito, ovvero intrigo, magari politico, dunque corruzione".

Il "massimo del minimo maneggio" per il Palio di Siena sarebbe che - al 2 luglio 2019 - Bruschelli detto Trecciolino si ritrovasse implicato in un qualche incidente dove morisse Tornasol, "simbolo della resistenza animalista", e di proprietà di "tutti i soldi del mondo", per segnare come vanno le cose in Italia, dove in nome dei soldi non esiste l'etica, non esiste il sentimento, non esiste il rispetto dell'altro e gli italiani anziché maestri di meritocrazia preferiscono essere esportatori di mafia e gomorra, di "grande bellezza", di schema Ponzi, dove le persone in cima alla piramide societaria ottengono la maggior parte degli utili mentre le persone alla base si accollano quasi tutti gli oneri in cambio di (false) promesse di carriera e/o ipotetici guadagni futuri.

E intanto stiamo aspettando ancora il reinvio a giudizio per la morte di RAOL al palio straordinario di ottobre 2018. Magari verremo a sapere che anche quello è solo un incidente, un danno collaterale del quale importa poco, che non merita neppure un processo per risalire ad eventuali responsabilità.

Siena è ridotta con le casse pubbliche al lastrico, come l'ippica cui si rifà. A furia di identificarsi solo ed esclusivamente con il Palio, di guardare indietro e non avanti, è diventata un ippodromo con pista non regolamentare, simbolo italiano delle corse clandestine dei politici. Certo, non è solo colpa del Palio, è colpa di un diffuso malcostume di persone di cavalli, se darsi all'ippica, anziché intraprendere una professione onorevole, in Italia è sinonimo di essere un perditempo incapace a nulla, cosicché rimane solo l'ippica, il club dei falliti, dove poter lavorare.  Mentre, con Sindrome del Palio di Siena si indica ufficialmente il male dell'Italia di non saper puntare sulla meritocrazia, ma solo sulla ripicca personale, in base al principio "il nemico del mio nemico è mio amico".

Quanto ancora deve cadere in basso il mondo del cavallo italiano prima di poter risalire in reputazione, cosicché non tutti i mali d'Italia siano collegati a malcostumi di persone di cavalli?

220px Jean Dodal Tarot trump 07Siena soffre della sindrome del Palio di Siena: pare un carro trainato da cavalli taroccati.

Il carro trainato da cavalli nei tarocchi - ovvero le carte divinatorie della tradizione medievale italiana - se diritto dovrebbe essere il simbolo di giustizia e di prevalenza delle leggi. Ma a Siena sembra esserci una predilizione per il "carro dei cavalli tarocchi", ovvero rovesciati,  che mette in risalto come la falsa maestria sia destinata inevitabilmente al fallimento, con un monito all'abuso di “maneggi” che possono alterare falsamente le prestazioni.

E' un vero peccato che sia la falsa maestria a prevalere, perché conta solo l’inciucio tra capitani di contrada e/o fantini per far vincere chi garantisce a pochi la massima riuscita al danno dei più.


La condanna - in primo grado - di Trecciolino di giugno 2019

4 anni e 10 mesi, è la sentenza del giudice del tribunale di Siena - Luciano Costantini - dopo oltre un’ora e mezzo di camera di consiglio. Condannato per lo stesso reato anche il veterinario Mauro Benedetti a 2 anni e 7 mesi. Assolti invece i fantini Enrico Bruschelli, detto Bellocchio, e Sebastiano Murtas, detto Grandine.

Il pm Sara Faina aveva chiesto 5 anni e 10 mesi per Luigi Bruschelli, 3 anni e 3 mesi per il figlio Enrico, 3 anni e 15 giorni per Murtas e 3 anni e 2 mesi per il veterinario.

L’inchiesta era partita nel 2015: secondo l’accusa i quattro avrebbero sostituito i microchip a 2 cavalli da corse al galoppo per “taroccarli” e farli passare da mezzosangue al fine di eludere il regolamento sull’iscrizione degli animali all’albo del Comune di Siena che dà accesso al Palio.

I due cavalli non hanno comunque mai partecipato al Palio di Siena. Bruschelli e il veterinario sono stati condannati al risarcimento delle parti civili, essendo queste diverse associazioni animaliste e il Comune di Siena, costituitosi solo per il reato per cui i 2 imputati sono stati condannati. Trecciolino è stato infine interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

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