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PALERMO - Gli abusi sessuali sarebbero avvenuti nel 2013 all'interno di un maneggio. Vittima una ragazzina che non aveva compiuto quattordici anni.

Giuseppe La Licata, palafreniere, è stato condannato a tre anni e due mesi di carcere dalla seconda sezione del Tribunale presieduto dal giudice Roberto Murgia.

Fu la minorenne a raccontare ad una professoressa delle attenzioni morbose subite dall'uomo che l'avrebbe baciata e palpeggiata a Villa Pensabene, alle spalle del Velodromo dello Zen. Il maneggio, nel 2011, sotto la vecchia gestione, ospitò una delle più importanti riunioni della recente Cosa Nostra.

L'imputato ha sempre sostenuto di essere innocente, bollando come fantasiose le ricostruzioni della giovane vittima. Tanti testimoni, ha spiegato l'avvocato Tommaso De Lisi, lo hanno descritto come un lavoratore che mai ha dato adito a dubbi.

La Licata ha rischiato una condanna molto più pesante. Il pubblico ministero, infatti, aveva chiesto otto anni di carcere. Il Tribunale, però, ha considerato il fatto di lieve entità e ha riconosciuto all'imputato le attenuanti generiche come prevalenti rispetto alle aggravanti.

L'imputato dovrà risarcire con una provvisionale di ventimila euro i genitori della ragazzina, parte civile al processo con l'assistenza dell'avvocato Rosario Sansone.

Il danno complessivo sarà quantificato in sede civile.

 

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