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Cercare di migliorare la propria qualità di equestri affidandosi esclusivamente ai trainers, equivale a pretendere di imparare qualcosa senza avere coscienza di quello che si fa.

Va sicuramente bene, specialmente quando si è agli inizi, seguire i consigli di chi è più esperto, ma mai affidarsi ciecamente a qualcuno senza alcun senso critico, perché il formatore potrebbe avere una serie di obiettivi, incluso quello di fidelizzare forzosamente per continuare a trarre un reddito dall'allievo, sabotando le sue capacità di autonomia.

Come distinguere un buon trainer:

-       dice cose che lui stesso fa, o almeno cerca di fare,
-       dice cose che hanno senso per te, senza usare la parola come diaframma,
-       dice cose che hanno un’applicazione pratica, cioè funzionano.

E' possibile distinguere un buon trainer solo valutando l'elemento della caduta? Dipende.

Imparare ad andare a cavallo comporta qualche rischio. Un istruttore che non spiega che l'equitazione è uno sport pericoloso, non è deontologicamente corretto, perché già il CONI lista l'equitazione tra gli sport estremi.

Se l'unico e solo obiettivo del trainer è evitare la caduta, non significa affatto che quell'istruttore si stia impegnando a far progredire l'allievo, anzi. Non è detto però che l'approccio sia sbagliato, potrebbe essere anzi l'unico valido con i principianti. L'importante è capire che, fino a che si pensa solo a non rischiare nulla, si è alle elementari dell'equitazione e che il percorso fino all'università è arduo e non per tutti. 

Cadono anche i cavalieri più esperti, i professionisti, i campioni internazionali. Se non si vuole rischiare nulla con il cavallo, meglio scegliere uno sport diverso o accettare di rimanere cavalieri poco esperti, perennemente bisognosi di assistenza in tutto e mai autonomi e indipendenti con il proprio cavallo.

Altra cosa usare le precauzioni, il casco o la tartaruga ad esempio, non affrettare i tempi, stabilire una scaletta di apprendimento basata su una gradualità modesta, rivista a step periodici valutando tutte le variabili, offrire una solida assicurazione contro gli infortuni: questo sì che è sinonimo di istruttore professionale.

Ovviamente, si può valutare un buon trainer dai cavalli scuola: sono soggetti equilibrati e docili, affidabili, in salute e in benessere, fisico e psicologico?

Maggiori sono le ambizioni equestri, più occorre essere disposti a cadere e a rialzarsi velocemente. Si impara dagli errori. Chi non sbaglia mai, probabilmente non accetta neppure grandi sfide e rimane un cavaliere inesperto.

Il che va bene, sarebbe fuorviante illudersi di poter essere tutti dei fuori classe. Ci si può accontentare di saper fare benino, l'importante è essere consapevoli dei propri mezzi, non sopravvalutare le proprie capacità e non assumersi responsabilità superiori a quanto oggettivamente si è in grado di fare.

Certamente, occorre comprendere che imparare ad andare a cavallo, con qualsiasi cavallo, in qualsiasi situazione, comporta il sapere e volere affrontare dei rischi.

Se non si è disposti a correre alcun rischio, si può massimizzare la sicurezza, ma a quel punto meglio scegliere un tipo di equitazione non competitiva, di tipo ludico ricreativo, con trainer specifico, accettando che quell'istruttore se deve massimizzare la sicurezza, minimizzerà l'autonomia del cavaliere, confinando la possibilità di azione, limitandola al rettangolo e a pochi esercizi. 

Potrebbe farlo a prescindere, semplicemente perché è un istruttore di base, non in grado di far evolvere gli allievi più di tanto.

Per questo è importante imparare a pensare anche con la propria testa e a fare dei distinguo.

Se si ha voglia veramente di crescere, occorre affrontare dei cambiamenti, seguire più corsi di equitazione, con trainer diversi e imparare a mettere in discussione tante cose, inclusa la propria motivazione e attitudine. 

Se si cade troppo spesso, non si è sulla strada giusta. Potrebbe significare che non si sta imparando dagli errori, che si compiono ripetutamente gli stessi sbagli. Può significare che non si è imparato ad ascoltare il cavallo, a sentirlo, così come non si è imparato a stare in equilibrio, a valutare i propri limiti e quelli del binomio.  

E' importante avere dei dubbi, mettersi in discussione e mettere in discussione anche l'avvedutezza della scelta di disciplina, del trainer, del maneggio, del cavallo. Quando si comincia però a incolpare sempre e solo gli altri dei propri fallimenti, qualcosa non va. Se è sempre colpa del cavallo, se nessun istruttore porta a reali progressi, nessun maneggio fa la differenza, significa che la cosa da cambiare è l'atteggiamento del cavaliere, che apprende solo superficialmente, senza integrare le lezioni, o che proprio non è portato per i cavalli e l'equitazione.

In generale, la persona più vocata a fare progressi sensibili è quella che comprende che gli altri possono insegnare solo delle metodiche.

Se non si capisce il valore di quegli strumenti didattici, o di come impiegarli al meglio, quelle nozioni rimangono prive di efficacia.  Allora non serve cambiare trainer o cavallo, perché occorre cambiare se stessi, il proprio approccio, imparare l'autodisciplina, il valore della costanza, il significato del saper lavorare da soli, su se stessi, e su un compagno equino durevole.

Ricordiamoci che il miglior trainer è il cavallo. Più la sfida è difficile, maggiore è il gap di apprendimento che si può colmare, più significativa l'esperienza acquisita.

Se si è ambiziosi, è con il cavallo che pone in discussione le proprie conoscenze che si fanno gli avanzamenti più interessanti.

Generalmente parlando, nessun equestre può definirsi esperto se non ha imparato a lavorare da solo, fidandosi del proprio sentire e del proprio cavallo, accettando - quando è il caso - di uscire dalla zona di comfort per mettersi alla prova con qualcosa di nuovo, alzando l'asticella delle proprie competenze.

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