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Capire e guidare il cavallo senza l'uso di violenza e di forza, sono queste le basi dell'equitazione antroposofica.

Innanzitutto, chi ha fondato l'antroposofia e di cosa si tratta? 

L'antroposofia è definita dai suoi sostenitori come un percorso spirituale e filosofico, basato sugli insegnamenti di Rudolf Joseph Lorenz Steiner (1861- 1925), un filosofo, pedagogista, esoterista, artista e riformista sociale austriaco. L'antroposofia gode oggi di molte correnti o applicazioni, di una particolare corrente pedagogica (la pedagogia Waldorf), di un tipo di medicina (la medicina antroposofica o steineriana), ma ha anche ispirato l'agricoltura biodinamica, uno stile architettonico e uno pittorico, oltre a occuparsi di filosofia, sociologia, antropologia, economia e musicologia, fino a che suoi seguaci non hanno applicato gli stessi principi anche all'equitazione, con i risultati che andremo qui sotto ad esporre.

Innanzitutto, l'antroposofia si riappropria dell'ideale romantico di una riconciliazione tra scienza e spiritualità e indica dunque una strada del cuore e del sentimento, per cui le azioni possono essere giustificate solo se soddisfano i bisogni interiori del cuore. Ne discende che il cavallo viene considerato un individuo, di pari dignità dell'essere umano e ciò comporta che debba essere evitata ogni comunicazione violenta, considerata diseducativa. 

L'equitazione antroposofica si rivolge a coloro che vogliono capire i cavalli e relazionarsi a loro senza usare la coercizione o la punizione. Si differenzia dall'equitazione etologica, dalle varie correnti di sussurratori cui ci siamo abituati nell'ultimo quarto di secolo, in quanto è sistemica. Quale la differenza? La doma dolce e certe tecniche di comunicazione con il cavallo possono essere integrate in qualsiasi disciplina equestre, qualsiasi tipo di gestione, perché non sottintendono necessariamente uno stile di vita. Con l'equitazione antroposofica si entra nel non convenzionale come sistema, che tocca non solo la doma del cavallo, ma anche la sua gestione e le discipline con le quali è possibile fare attività equestri con il cavallo, visto che l'obiettivo è rendere l'animale contento.  

Optare per l'equitazione antroposofica significa, perciò, la volontà di rimettere in discussione tutto, non solo il momento della doma per l'attività equestre. L'approccio non è facile e non è per tutti, perché quella che viene prima di tutto richiesta è la capacità di autocontrollo, molto prima della capacità di controllare il cavallo. Il paradigma rompe con l'equitazione convenzionale fin dai suoi presupposti più intimi che sono diretti al controllo del cavallo, in alcuni casi fino all'eccesso, se necessario con la coercizione, pur di arrivare al risultato. L'equitazione antroposofica, invece, punta unicamente all'autodisciplina del cavaliere. 

La tipica lezione di equitazione antroposofica si svolge da terra, poiché gli apprendisti allievi devono prima conoscere se stessi, secondariamente conoscere i cavalli, saperne riconoscere la personalità e solo quando si hanno buone basi in "psicologia equina" si può salire in sella. Ne discende che si va ben oltre un'attività di tipo ludico, il cui scopo è meramente intrattenere gli esseri umani, alle volte alle spalle e con il sacrificio dei cavalli.

E' il riscatto del cavallo: il cavallo sopra al cavaliere. Coloro che vogliono essere leader dei cavalli non potranno imporlo con la loro forza, ma solo costruendo un legame sentimentale che si fonda sulla fiducia, la sicurezza percepita, la volontà dei cavalli, di loro spontanea volontà, di interagire con gli umani e attribuire loro il comando. 

I cavalli sono educati da terra per lunghi periodi di tempo prima che possa avvenirne l'educazione a sella. La psicologia del cavallo diventa l'elemento di studio fondamentale per avvicinarlo, riconoscendo a ciascun cavallo un carattere unico e dunque un approccio diverso a seconda della personalità dell'individuo cavallo con cui si vuole interagire. Il linguaggio dei cavalli rivela il loro pensiero ... e comprendere il pensiero del cavallo diventa l'oggetto di desiderio, più che vincere una gara con lui.

Non finisce qui. Per la massima coerenza, tutta la gestione del cavallo deve essere adattata alla filosofia antroposofica per favorire i pensieri positivi dei cavalli, da cui ne deriva la loro "contentezza" di vivere e di interagire con le persone. E parliamo dunque di una gestione naturale, dove il cavallo gode di libero arbitrio nel movimento per parte, almeno, della giornata, seppure in recinti per la sicurezza dei cavalli e l'incolumità pubblica. Si tratta sempre di una libertà relativa, ma maggiore a quella dei cavalli scuderizzati 24 ore al giorno, salvo esercizio comandato da cavaliere. L'alimentazione non è quella industriale...ma si va a ricercare un foraggio, piuttosto che integrazione di cereali se ce ne è bisogno, che vengano da agricoltura biodinamica. La chimica è scoraggiata, a meno che non sia indispensabile (vedi cavallo che si frattura un femore e deve essere ricoverato in clinica per questo), per preferire approcci terapeutici alternativi, dalla fitoterapia, all'omeopatia, all'osteopatia e via dicendo.  

Sicuramente il cavaliere o l'amazzone che scelgono questa filosofia per l'educazione e la gestione del cavallo, hanno già integrato determinati valori nel proprio stile di vita, perché non può esserci un interesse per tutto questo al di là di una sensibilità personale già attiva per questi contenuti. Questo non rende meno interessante, anche per la divulgazione, l'approccio... perché è solo dai sistemi integrati di pensiero che si può trarre un'ispirazione durevole che va oltre la mera assimilazione, cioè moda o emulamento passeggero. 


Uno degli esponenti più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, nei rispetti di questo ramo dell'equitazione, è Klaus Ferdinand Hempfling, nato nel 1957 in Germania. Si tratta di un uomo di cavalli specialista in comunicazione e salito alla ribalta quando ha pubblicato il libro "Ballando con i cavalli" nei primi anni del 90. In esso ha sostenuto un'equitazione basata sulla comunicazione non violenta che utilizzi la comprensione del linguaggio del corpo del cavallo come veicolo per costruire un rapporto di armonia totale con lui. Attualmente vive e opera in Danimarca.

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