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Chi frequenta il mondo agonistico dei cavalli potrebbe essersi stupito della diffusione di droghe, come della depressione cavalcante che accomuna non solo molti atleti, ma anche parecchi operatori che vivono dell'indotto del bel mondo del cavallo.

Fenomeno apparentemente insensato, visto che si accompagna a soldi a palate, foto patinate con cavalli bellissimi, tutte le opportunità, una carriera fuori dall'ordinario (quale comune mortale può permettersi di vivere facendo della spesa per il proprio hobby la professione?) e lo spettro continuo del disagio psicologico capace di annientare, fino anche a portare al suicidio. 

L'oscuro male di vivere

Umore irritabile e iracondo, sbalzi continui d'umore, decisioni irrazionali a dir poco, tendenza ad accumulare cavalli più che relazioni qualitative con altri umani, spirito di autodistruzione. Sono questi i sintomi patologici che qualcosa non va.

Le cause potrebbero essere ansia e depressione associata. Quest'ultima è stata individuata tra le top disabilità attuali delle società più evolute, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ovviamente significa che il male oscuro è assai diffuso, che può colpire ciecamente tutti, anche le persone ricche e apparentemente di successo. 

Per quanto riguarda il mondo agonistico del cavallo, va chiarito che non sono tutte rose e fiori. Le spine sono incluse sempre nel programma. 

1. Vincere è raro

E nell'ambiente la reputazione sale e scende così come la classifica.

2. E' uno stile di vita logorante

Con i cavalli si sa, la prevedibilità è l'eccezione, non la regola. Quindi anche la preparazione perfetta può andare in fumo in qualsiasi momento per una banalità. 

3. Incomprensione

Scegliere i cavalli come carriera non sempre porta a comprensione sociale e familiare, quasi sempre semmai al suo opposto. E' come voler fare una carriera in cui in realtà si spende, non si guadagna. E questo può portare a mancanza di appoggio morale e separazioni.

4. La solitudine dei numeri primi

L'equitazione è uno sport individuale, non di squadra, a meno che per quest'ultima non si intenda se stessi e il cavallo. Non solo, l'attitudine a vincere richiede sacrificare altro, inclusa la famiglia.

5. L'odissea dei social media 

I social media per certi versi possono essere gran cosa, per altri sono una dannazione. Favoriscono la creazione di falsi stili di vita. Vi sono profili che sembrano voler competere con le riviste di moda. Un atleta però è già in gara sui campi da concorso, se deve passare il resto del tempo a competere per gli scatti migliori sui social, gli rimane ben poco per rilassarsi. La vita reale di un atleta equestre consiste nello sporcarsi quotidianamente le mani e gli stivali con la vita di scuderia, che è incompatibile con l'essere sempre perfetti per la foto patinata da "moda equestre".

6. Pressione economica

Per competere ad alto livello ci vogliono top cavalli che improvvisamente, per infortunio, malattia, possono non valere più nulla per quello sport. Per quanto si vinca, non si vince mai abbastanza per sostenere i costi di una carriera equestre sempre al top con cavalli di proprietà. E se si montano cavalli altrui, diventa vietato affezzionarcisi. Un bel problema. 

7. Amori vanesi 

Il bel mondo agonista offre tanti amori fasulli, e poche occasioni concrete di trovare l'anima gemella che stia accanto nella buona come nella cattiva sorte.

8. Il pressing da eventing

Sembra che non ci sia mai un attimo di libertà. L'importante è apparire. Occorre essere ad ogni evento importante e mondano della disciplina prescelta. L'importante è essere visti. Questo finisce per logorare emotivamente, rubando spazio e tempo a relazioni qualitative, che riempiono l'anima, non il gossip di settore.

9. Le paure da nascondere

L'equitazione è uno sport pericoloso, una caduta in malo modo può essere causa di morte o di disabilità permanente. Quasi impossibile essere del tutto immuni dalla paura, si può solo tentare di superarla o tenerla sotto controllo. Il problema è che nell'ambiente si è anche costretti a nasconderle le paure e a fingersi anche più forti di quello che si è. 

10. Onnipresenza di droghe e rimedi per l'ansia da prestazione

Inevitabilmente c'è un puscher ad ogni angolo che offre la magica promessa di risolvere i problemi con le droghe o con la chimica. E occorre molta forza psicologica per rifiutare l'aiuto. In momenti di debolezza e fragilità emotiva, si rischia di soccombere e trovarsi poi nel tunnel oscuro della dipendenza.


Quindi? Non è tutto oro ciò che luccica, occorre prendere consapevolezza dei problemi e cercare di evitare di trovarsi in posizioni troppo strette e senza vie di fuga.

Se si soffre di isolamento e di depressione, cercare aiuto professionale, cambiare stile di vita, che non significa rinunciare ai cavalli, ma cercare la felicità con essi, che non può corrispondere ad essere i più bravi e più belli con i cavalli sui social media, o all'aspettativa di vincere sempre. L'amore è sempre la cosa più importante, verso se stessi e verso i compagni di vita, che siano umani o equini o entrambi. Poi, nella vita come nello sport, si vince e si perde, ma è meglio non farne una malattia. 

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