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L’accumulo compulsivo di animali viene definito Sindrome dell'Arca di Noè. E' una malattia mentale dell'umano che produce abitualmente negligenza nei confronti degli animali nella migliore delle ipotesi, e maltrattamento nei casi più gravi.

Chi è afflitto da questa sindrome accumula più animali di quanti ne possa mantenere con decoro, fino a che non riesce più a far fronte alle loro esigenze. Purtroppo, non scatta il meccanismo razionale di dare a terzi gli animali che rischiano sofferenza per risorse insufficienti. Chi soffre di questa sindrome, piuttosto li fa morire, ma non ammetterebbe mai di non essere in grado di occuparsene meglio di come lo farebbero altri.

Perché questo nome per la patologia? Perché Noé nella Bibbia raccoglie gli animali in gran numero per salvarli da una umanità talmente cattiva da meritarsi il Diluvio universale. Chi soffre di questa patologia tende a vivere isolato dai propri simili - spesso in condizioni di degrado personale - e ama gli animali più degli umani, che percepisce come "cattivi", incapaci di amare veramente. Dunque raccoglie animali per salvarli da un'umanità che meriterrebbe di essere punita a suo avviso.

Riconoscere la sintomatologia e dunque la malattia

La Sindrome dell'Arca di Noè è una dipendenza e produce gli stessi effetti disastrosi di altre dipendenze (alcol, gioco d'azzardo, droghe etc.). Ovvero il bisogno di accudire molti animali è compulsivo e la persona può finire per spendere tutti i propri averi per farlo. Trovandosi poi nella povertà e incapace di dare loro una sistemazione decorosa, allo stesso tempo incapace di staccare la spina, in un circolo vizioso.

Gli accumulatori seriali di animali tendono a concentrarsi su una specie. C'è chi accumula gatti, chi cani, chi cavalli, etc. Ma ci sono anche gli accumulatori "non specisti", che si circondando di animali di più specie. Il dato comune è che gli animali sono troppi rispetto alle possibilità del loro proprietario, il quale si giustifica dicendo che provengono tutti da "salvataggi", ovvero sarebbero stati racimolati da situazioni difficili, piuttosto che dicendo che non ci sarebbe alternativa per quegli animali, perché qualsiasi altra sistemazione sarebbe in peggio.

Inizialmente, prima della patologia conclamata, è probabile che la persona abbia risorse per dedicarsi ad allevare animali, che sceglie come compagnia e consolazione. Può anche ricevere un'identità sociale da questo ruolo che funge da riscatto, se si tratta di animali che altrimenti non avrebbero avuto una casa. Ma poi nelle persone in cui subentra la malattia mentale, c'è la perdita dell'equilibrio e delle proporzioni. Gli animali diventano sempre di più e le risorse sempre di meno. Man mano che le cose peggiorano, c'è l'abbandono ulteriore da parte di amici e familiari. Segue un isolamento sociale sempre più severo. La situazione si avvita negativamente su se stessa e la persona nega il problema, quindi non è in grado di risolverlo.

Il bisogno di circondarsi di animali da accudire sembra essere associato a una negazione della propria sofferenza (da cui non si percepisce la sofferenza degli animali il cui trattamento è negligente) e al tentantivo di riempire dei vuoti affettivi incolmabili.

Le persone affette da questo disturbo, quando ha rovinato loro la vita, sono spesso soggette a dipendenze accessorie, come l'alcolismo, e al divenire dei bugiardi patologici, prima di tutto con se stessi e di conseguenza con gli altri.

Finché la persona non ammette il problema e non cerca attivamente di curarlo, ricorrendo se necessario a professionisti di problemi psicologici, non è possibile una soluzione spontanea o volontaria.

Sindrome dell'Arca di Noè e le conseguenze per gli animali

Spesso la conseguenza è un lager di animali che richiede intervento da parte di associazioni animaliste e autorità preposte alla sanità animale. In caso di sequestro, entrano in gioco le forze dell'ordine e la magistratura.

Cosa fare di fronte a un lager di animali con gestore afflitto da Sindrome dell'Arca di Noè

Si tratta di una patologia più diffusa di quanto chi non si occupa di tutela animale possa pensare. Causa sofferenza animale forse involontaria o inconscia, ma penalmente rilevante. Fermare per tempo l'accumulo seriale di animali, prevenendo il grosso dei problemi, sarebbe l'ideale. La sindrome dell'Arca di Noè può colpire sia uomini sia donne, di qualsiasi età e ceto sociale, ma studi recenti mostrano che tocca maggiormente le donne che vivono sole, con drammi familiari alle spalle, dalla mezza età in sù.

Facile da scriversi e non altrettanto facile da realizzarsi, la prevenzione può risultare inefficace con persone isolate dagli affetti umani e poco fiduciose nei confronti del loro prossimo.

Nei casi dove il buon senso non pare funzionare, serve l'aiuto professionale di chi si occupa di problemi psicologici. Senza cure, anche supposto che si riesca ad allontanare gli animali in eccesso, la recidiva è sicura. La persona che soffre di questa sindrome troverà facilmente altri animali abbandonati, o a rischio abbandono da "salvare", e ricomincerà tutto da capo.

Le persone che soffrono di questa patologia negano la realtà fino al punto di non vedere la sofferenza che arrecano ai propri animali o di preferire vederli morire (daranno la colpa a malattie o alla cattiveria dei vicini) piuttosto che darli via. Occorre ricordarsi che sono anche bugiardi patologici e quindi non è facile affrontarli sul piano razionale.

In questi casi occorre attivare i servizi sociali forse più dei servizi pubblici di sanità animale, e se non funzionano neppure quelli, le forze dell'ordine e le procure, tenendo le aspettative piuttosto basse, mentre non si abbandona la speranza che possa esserci una soluzione pietosa, giusta e a lungo termine.

Casi nel mondo del cavallo

In Italia ce ne sono stati diversi venuti alla luce negli ultimi 10 anni. E non hanno avuto un esito lineare. Sono quei casi in cui la giustizia non sembra mai giusta e neppure veramente risolutiva. In generale sono casi più complessi da affrontare rispetto a quelli di maltrattamento "consapevole", perché le autorità stesse si trovano in imbarazzo ad agire, trovandosi di fronte contemporaneamente a cavalli che hanno bisogno di aiuto, e a una persona che ha bisogno di aiuto, mentre le pubbliche autorità non hanno risorse per soccorrere né i cavalli, né i malati da Sindrome dell'Arca di Noé, per i quali non ci sono protocolli specifici, né comunità di accoglienza che lavorano sul problema, né risorse pubbliche o private stanziate all'uopo. L'esito è lo stallo o soluzioni scarsamente risolutive su più piani.


Conclusione. I cavalli guariscono veramente? Può capitare, ma non è un risultato scontato.

Ci sono casi evidenti in cui i cavalli sono una malattia, non una cura.

Non migliorano la vita della persona e non ricevono alcun beneficio ad essere considerati dei riempitori di buchi affettivi e guaritori di persone. Quindi è importante non divulgare troppo banalmente il cavallo come panacea universale in grado di guarire dall'autismo alla ludopatia, passando per varie altre infermità fisiche e mentali: si vanno a incoraggiare - senza i giusti presupposti - proprio persone in stato di debolezza e fragilità emotiva e mentale che prendono cavalli pensando di salvarsi la vita, quando se la rovinano ancora di più, e la rovinano anche a molti cavalli.

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