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Il 5xmille a Horse Angels

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I cavalli sono come dei bambini che non cresceranno mai, poiché non avranno mai in mano il proprio destino. Tutelarli dipende da noi.

Con la Legge 8 agosto 2019, n. 86, Riforma dello Sport, è stato previsto, tra le altre cose, un riordino della normativa applicabile alle discipline sportive che prevedono l'impiego di animali, avendo riguardo, in particolare, agli aspetti sanitari, al trasporto, alla tutela e al benessere degli animali impiegati in attività sportive.

Per questo, Horse Angels ha presentato una relazione volontaria (non è stata richiesta da nessuno, ma noi speriamo che prima o poi questo argomento del fine carriera sia attenzionato ai piani alti), sintetizzata qui di seguito, per stimolare maggiormente la tutela degli equini a livello interministeriale, e l'ha inviata a Ministero dello Sport, Mipaaf (che ha protocollato la relazione al numero assegnato: 0000167), Minsal e FISE.

Il benessere di un cavallo atleta non deve finire con il termine della sua carriera agonistica.

Ci sono all'incirca 187.000 equini in Italia (dato 2019 fornito dalla BDN: Banca Dati Nazionale a cura del Ministero della Salute Italiano). Non è dato sapere quanti di questi siano cavalli atleti, e quanti invece equini amatoriali, ricreativi o da carne, non essendo questi dati pubblici.

Il livello previsto di benessere per questi equini è stabilito dal Codice di Gestione e Benessere dell'equide elaborato dal Ministero della Salute. Questo codice di benessere fornisce informazioni sul livello di cura atteso cui dovrebbero conformarsi “volontariamente” i proprietari e detentori degli equini. Non ha valore di legge, né istituisce un fondo pensione o previdenza per i cavalli sportivi al termine del loro rendimento atletico.

La FISE (Federazione Italiana Sport Equestri) e l’ex ASSI/UNIRE (ente di gestione dei cavalli da corsa dell’ippica) gestiscono la tutela dei cavalli agonisti (ad esempio dal doping), fino a che sono in carriera. Solo la FISE ha stabilito che a partire dal 2020 nessun cavallo possa essere iscritto come atleta nel proprio circuito senza essere volturato in anagrafe come NON DPA (non destinato alla macellazione). Nell’ippica, non è obbligatorio che il cavallo sia registrato come non macellabile, benché si tratti a tutti gli effetti di un animale che esercita sport non in modo occasionale, ma professionale.

Oltre a FISE e ex ASSI/UNIRE esistono poi gli EPS (enti di promozione sportiva, tra i riconosciuti dal CONI e i non riconosciuti), che gestiscono circuiti sportivi, amatoriali, ricreativi con i cavalli, formano istruttori e gestiscono attività, ma non hanno in statuto la tutela dei cavalli.

Neppure la FISE, o ASSI/UNIRE, che tutelano i cavalli in carriera (ad esempio hanno una procura sportiva, fanno controlli anti doping, etc ), prevedono contribuiti, fondi, previdenze, per i cavalli atleti una volta usciti dal circuito agonistico.

Ciò è particolarmente critico, a nostro avviso, per la FISE, in quanto obbliga i tesserati a iscrivere i cavalli come non macellabili, senza pensare al dopo. Nell'ippica non c'è alcun obbigo a registrare il cavallo come NON DPA.

La priorità del welfare dovrebbe includere la garanzia di un futuro per i cavalli che terminano il percorso agonistico e che sono iscritti in anagrafe come NON DPA.

Va osservato che i cavalli non destinati alla macellazione, non possono essere volturati in macellabili. La scelta di escluderli dalla macellazione è attualmente irreversibile per l’Europa, che ha approntato la normativa a protezione dei consumatori di carni equine, e conseguentemente per l’Italia che ha recepito tale normativa comunitaria.

Il NON DPA afferisce infatti al regime di cure sanitarie approntabili. I cavalli macellabili non possono fare molti dei farmaci/cure che sono disponibili invece per i cavalli esclusi dal circuito alimentare.

Tuttavia, una volta che lasciano il settore agonistico di provenienza, questi cavalli non sono più tutelati e questo presenta una sfida, giacché i continui scandali di corse clandestine di cavalli su strada, abbandono e maltrattamento di equini, macellazione abusiva, minano il prestigio stesso degli sport fatti con i cavalli e la loro credibilità “etica” nei confronti del pubblico.

I cavalli atleti, NON DPA, che annualmente vanno in esubero, e che spariscono dalla circolazione senza lasciare traccia di sé, stimiamo possano essere 8.000 circa l'anno. Non esistono dati ufficiali, istituzionali, su questo fronte. Se è impossibile salvarli tutti, non fare nulla a livello strutturale per accomodarne in parte è altresì - secondo Horse Angels - un boomerang negativo sull'industria del cavallo.

L'Europa non protegge i cavalli sportivi

Per l'Europa l'equino è un animale da carne. Chi lo vuole come pet, è affare suo gestirlo e mantenerlo come tale. L'Europa elargisce fondi per l'allevamento degli equini "agricoli", ovvero da carne, non per la tutela dalla macellazione dei cavalli a fine carriera. Non vieta tuttavia agli stati membri di pensarla diversamente e provvedere "con le proprie risorse" a una maggiore tutela degli equini non macellabili per il circuito umano.

E stato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea (2018/C 263/06) la “Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2017 sulla responsabilità del proprietario e cure da prestare agli equidi” (procedura: 2016/2078 (INI))

La nuova risoluzione, se applicata dagli stati membri, inciderebbe sulla vita di sette milioni di equini che vivono in UE e che verte anche sulla reversibilità dello status di equino non macellabile per il consumo umano, al fine di "prevenire" esuberi e abbandoni cui gli stati membri evidentemente non sanno far fronte.

Una volta normata la risoluzione in politiche effettive, essa consentirebbe agli equini ora esclusi dalla catena alimentare di essere macellati per il consumo umano. La risoluzione, del 2017, non ha avuto al momento alcun effetto su politiche per stabilire i livelli massimi residuali dei medicinali, nonché i periodi di sospensione, "per garantire la sicurezza della catena alimentare" traducendo i cavalli prima atleti in cavalli da carne.

Sicuramente, l’opinione pubblica nonché animalista, costituisce un freno a tale esito essendo considerato l’equino, da tante persone che costituiscono a loro modo una fetta di elettorato importante, un animale d’affetto, la cui macellazione è percepita come deriva poco etica finalizzata esclusivamente alla sostenibilità dell’industria equestre ma non a massimizzare la tutela dei cavalli atleti, o dei consumatori di carni rosse.

In Italia c'è l'empasse, tante parole e niente fatti

Il nostro paese è farcito da continue proposte di legge, presentate all’insediamento di ogni nuova legislatura italiana, al fine di riconoscere gli equini come animali d'affezione, che puntualmente non vengono calendarizzate nel dibattito parlamentare.

E' come arrendersi al fatto che i numeri dei cavalli atleti coinvolti è troppo elevato per farvi fronte con un trattamento pensionistico. Ma occorre far presente che lo stallo, il non far nulla, finisce per essere un potenziale boomerang negativo sulle attività atletiche e sportive con i cavalli ai fini della percezione dell’opinione pubblica.

Va detto che se a livello statale o europeo non ci sono fondi per salvare cavalli, a livello privato e sportivo, sono molte le realtà estere in cui, ad esempio, l’ippica sovvenziona in parte il ricollocamento dei propri cavalli atleti in modo strutturale, e questo fa parte della comunicazione al fine di tutelare il prestigio dell’ippica.

Non così in Italia, dove l’ippica si dà alla beneficenza con appositi eventi, ma il cui obiettivo dei fondi stanziati non è mai il cavallo, che finisce dimenticato, benché sia il vero protagonista degli sport con i cavalli. Lo stesso dicasi per gli sport equestri. Quando fanno eventi di beneficenza, raccolgono fondi sempre per umani, facendo mancare fondi strutturali importanti per la nascita, diffusione, successo, di programmi strutturali di ricollocamento di cavalli atleti a termine del loro percorso agonistico.

Tutto ciò premesso, la nostra proposta:

Stimolare due direttive:

  • responsabilità individuale degli atleti umani
  • responsabilità collettiva in capo agli enti organizzatori di sport con equini

A ciò dovrebbero aggiungersi delle forme di sgravio e di incentivo per chi fosse disposto a prendersi cura di cavalli atleti in esubero come segue:

Incentivi:

  • Per consentire un risparmio a chi sia disposto a prendersi questi cavalli dopo la carriera agonistica, andrebbe approvata una norma che abbassi i costi di registrazione dei cavalli in anagrafe equina (ad esempio da 70 euro a 28 euro, parificando i cavalli dei registri anagrafici di razza ex UNIRE a quelli AIA).

  • Togliere dal redditometro i cavalli NON DPA adottati a vita in modo tracciabile mediante gli enti del terzo settore dedicati, e locati su codici di stalla privati per cavalli da diporto (equiturismo).

Aggravi:

  • Servono misure di aggravio per la coerenza con il destino ultimo, da dare valenza di significato alla scelta anagrafica NON DPA.

  • Responsabilità individuale: fondo pensione obbligatorio per cavalli NON DPA iscritti a circuiti agonistici (suggeriamo l’accantonamento obbligatorio di 20 euro al mese, da versare in un fondo pensionistico per il cavallo atleta), -Responsabilità collettiva: fondo obbligatorio per UNIRE/FISE di contribuzione al ricollocamento dei cavalli NON DPA a fine carriere agonistica, devolvendo le somme di beneficenza agli enti dedicati e riconosciuti al fine di salvaguardare i cavalli atleti al termine della loro carriera sportiva.

Allocazione del fondo pensionistico

Tramite concorso alle ODV (organizzazioni di volontariato) registrate all’agenzia delle entrate e negli appositi registri del terzo settore per la riabilitazione dei cavalli NON DPA a fine carriera agonistica, che garantiscano un determinato servizio qui di seguito riassunto e che presentino nella richiesta fondi gli elementi sottocitati di potenziamento:

  • ODV che partecipino alla riabilitazione e ricollocamento di 12 o più cavalli agonisti all'anno e offrano rifugio ad almeno 25 cavalli bisognosi di casa ogni anno.

  • ODV che vietano la riproduzione dei cavalli ospitati al rifugio.

  • L'ODV deve essere in grado di gestire i rientri quando le adozioni falliscono per

    qualsiasi motivo.

  • ODV che prendano esplicitamente cavalli atleti in esubero da ippica o sport equestri riconosciuti dal CONI;

  • ODV che offrano programmi di formazione in grado di migliorare i tassi di adozione;

  • ODV che presentino progetti di miglioramento del capitale per espandere la capacità, migliorare l'efficienza del programma di ricollocamento;

  • ODV che presentino piani di costruzione di infermerie per consentire ai cavalli che hanno bisogno di cure di guarire, prima di andare in adozione;

  • ODV che presentino progetti di sostegno per la detenzione di lungo periodo per cavalli infortunati a scarso indice di ricollocamento;

  • A parità di altre considerazioni dare la preferenza alle organizzazioni già accreditate quando tutte le altre considerazioni sono da ritenersi pari merito.

    I fondi allocati dovrebbero essere stanziati su base annuale, per importi da € 5.000 – a € 30.000 a ODV.

    Le richieste di finanziamento non dovrebbero superare il 40 % del bilancio annuale di un'organizzazione.

    Accesso alla candidatura in formato elettronico via PEC al FONDO di accantonamento per il ricollocamento dei cavalli atleti a fine carriera.

    La scelta distributiva deve essere avvallata da un comitato etico di gestione del fondo.

    Può nascere o evolversi un ente del terzo settore il cui unico scopo è redistribuire annualmente alle ODV strutturate come rifugi per equini i fondi percepiti e controllare che l’investimento vada a buon fine.

CONTRIBUZIONE DEGLI ENTI PUBBLICI TERRITORIALI

Trasformare il problema in risorsa

Per far nascere i pensionati a basso costo per cavalli ex atleti, strutturati come ODV, o altri enti del terzo settore, occorrerebbe che le Regioni mettessero a disposizione terreni demaniali in disuso, in località appenniniche, terreni non votati all’agricoltura, alle associazioni che aderiscono ai bandi del predetto fondo. In questo modo, si renderebbe più accessibile a molti cavalli la pensione per cavalli sportivi, ipotizzando di poter gestire gli equini in modalità semi-brada ma custodita, intervenendo solo per le cure mediche necessarie, vaccinazioni, castrazioni per i maschi interi, aggiunta di alimento quando il pascolo non è sufficiente. Abbiamo stimato che, su terreni demaniali, il mantenimento di un cavallo ex atleta potrebbe non costare più di 150 euro mensili, a fronte di costi ben più alti nella gestione tradizionale in stalla, in pianura, di cavalli ex atleti.

Queste oasi o rifugi per cavalli, potrebbero stimolare il turismo in dette zone appenniniche disagiate.

Se questa proposta vi aggrada, sostenetela condividendola o inviate le vostre osservazioni a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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