Ciò che abitualmente succede, per opportunismo, mancanza di alternative, disinteresse, è che la maggioranza dei cavalli finisce al macello, senza riguardo per le etichette, quando il proprietario non ha più un uso dell'animale, si stufa di mantenerlo, cambia hobby, il cavallo si infortuna, si ammala, o semplicemente invecchia. Non esistono mutue, fondi, provvidenze pubbliche, esoneri, gratuità, agevolazioni, pascoli demaniali per mantenere in vita i cavalli in "esubero". Il rispetto della norma NON DPA è lasciato volontariamente al singolo, senza controlli anagrafici. Anzi, lo stato permette ai proprietari di cavalli di perdere e smarrire gli stessi con una autocertificazione. C'è anche il modulo amministrativo di perdita di passaporto. Indagini per "smarrimento" di cavalli con il loro passaporto annesso sono praticamente nulle.

Il più delle volte i cavalli vengono consegnati a commercianti, se necessario simulando il furto finto per giustificarne la scomparsa. I commercianti di cavalli "di frodo" si referenziano come salvatori di cavalli per rendere più agevole la consegna gratuita dei cavalli in esubero, senza doverne corrispondere un prezzo. Poi i cavalli se possono (nel senso se consente un guadagno maggiore) li rivendono a vita, altrimenti contraffanno i documenti e li portano al macello.

Punizione se beccati? Di solito l'ipotesi di macellazione abusiva, se i cavalli sono trovati ancora vivi in stalle di attesa, decade. Non si punisce un reato in preventivo. Raramente chi trasporta questi animali, e i commercianti degli stessi, sono puniti se non per la violazione della corretta tracciabilità con una sanzione. Non viene confiscato il mezzo di trasporto, non si ritira la licenza di commercio animali vivi e quindi non si agisce in preventivo per ostacolare il reiterarsi del reato.

La macellazione abusiva, se riconosciuta, comporta il reato di cui all’art. 6 del D. L.vo 193/07 (link), in sostanza un'ammenda (multa) che varia a seconda della gravità del caso e del ruolo esercitato nell'illecito.

Macellare abusivamente è un business per chi è abituato a vivere di espedienti e - nel mondo del cavallo italiano - non sono in pochi i trasgressori professionisti, che fanno dell'illiceità la ragione di vita e la mappatura culturale della propria identità. Possibilità che ci siano controlli remote, perché il mondo del cavallo non denuncia, ha bisogno di ricambio e riciclo dei cavalli, alla pari di merci deperibili o frangibili e da sostituire, per maggiorare i profitti di ippica ed equitazione. Spesso i commercianti di cavalli godono di immunità speciali, hanno una rete di solidarietà e dei salvagenti di complicità molto radicati nel sistema cavallo Italia. Si autodefiniscono salvatori di esso e hanno più appoggi e aiuti delle associazioni animaliste dedicate, perché sono giudicati più indispensabili, spazzini, risolutori di problemi, dove la protezione animali fallisce (in quanto incapace di ricollocare, ovvero togliere di impiccio e conto spese, il grosso degli equini in esubero). In pratica sono intoccabili e protetti, benvoluti e coperti, il male necessario.

Per quanto riguarda la possibilità che sia riconosciuto il maltrattamento, si evidenzia un solo caso ad oggi.

Il Tribunale di Varese, chiamato a giudicare il caso di un proprietario di cavalli che, falsificando i certificati, destinava al macello i suoi cavalli da corsa non DPA, ha fornito quella che per ora è l'unica sentenza "esemplare" nella giurisprudenza sui cavalli per la macellazione abusiva, confermando un principio importante sull’art 544 bis c.p. ‘uccisione non necessitata’ in caso di macellazione clandestina di animali non destinati "al consumo" alimentare, condannando l’imputato ad un anno e sei mesi di reclusione, oltre a 640 euro di multa. Sentenza del Tribunale di Varese n. 610 del 2013 del 27 novembre 2013. Primo grado. Magari poi c'è stato appello e prescrizione.