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Il mercato della carne di cavallo è bipolare. Da una parte la macellazione legale, dall'altra l'insieme delle attività redditizie  sotterranee che macellano i cavalli registrati come non macellabili per via dei trattamenti farmacologici cui sono sottoposti.

Da non confondere con i macelli che operano in legalità e trasparenza, il commercio di carne equina al mercato nero è associato a operazioni che comportano un surplus di crudeltà e sofferenza, perché va coperto il reato di frode alimentare a seguito di un percorso in penombra di negligenza ed abbandono del cavallo da parte del proprietario in anagrafe.

L'elevata domanda di carne equina contribuisce non solo ad alimentare questo mercato sommerso (vedesi i numerosi furti di cavalli per la macellazione), ma anche a una serie di idee sbagliate. Alcuni credono che la carne di cavallo aumenti la libido maschile o incida positivamente per l'anemia del sangue. Nessuno di questi ha dimostrato scientificamente la validità della teoria, mentre, al contrario, è dimostrato che la carne di cavallo può essere un pericolo per la salute del consumatore, altrimenti la condizione di non macellabilità dei cavalli sportivi sarebbe reversibile in Europa.

È noto che la carne di cavallo provoca cancro, anemia aplastica nei bambini (danno permanente del midollo osseo) e difetti alla nascita dovuti ai farmaci somministrati ai cavalli sportivi che finiscono illegalmente nella macellazione. Particolarmente i cavalli agonisti sono nel mirino della pericolosità per la salute pubblica se finiscono nella macellazione. Un cavallo da diletto non farà infatti mai il tipo di farmaci, integratori, e persino doping, cui può essere sottoposto un cavallo pompato per vincere.

Gli allevamenti adibiti a stalle per cavalli in esubero che devono andare al macello, sono spesso gestiti da commercianti senza scrupoli: i principali colpevoli del racket della macellazione abusiva.

I cavalli vengono rubati, acquistati a buon mercato nelle aste di bestiame o prelevati dalle retrovie di scuderie quando non più in grado di performare per età, salute o incidenti. Non pochi cavalli vengono ritirati gratuitamente grazie ad annunci "gratuiti per una buona casa" sui social, dal momento che i commercianti, per lucrare in nero, si propongono come veri amanti dei cavalli e vantano sempre fantomatiche ippoterapie o sottoboschi da ripulire per facilitare la cessione incauta.

Non smetterà mai questo business illegale, sopratutto se non vengono sequestrati i mezzi di trasporto che portano illegalmente i cavalli al macello, non vengono chiusi i macelli che accettano questi animali e non vengono puniti i proprietari che si liberano incautamente di cavalli non dpa. Al contrario, quando emergono i casi, trasportatori o macellatori abusivi sono puniti con sanzione, senza ritirare le licenze, e il business della macellazione illegale continua come se niente fosse.

Il mercato della carne di cavallo in nero è raccapricciante, ma opera liberamente in Italia da decenni e in particolare se ne ha percezione da quando in Italia nel 2006 sono state poste le basi dell'anagrafe degli equidi. L’Anagrafe degli equidi ha lo scopo di rilevare il numero degli equidi presenti stabilmente sul territorio nazionale e conoscere dove sono, da dove provengono e a chi appartengono, anche per la tutela del consumatore di carni rosse. Anche a livello comunitario, dal 2009 è entrato in vigore il Regolamento(CE) 504/08, il quale prescrive la realizzazione presso ciascun Paese membro di un’anagrafe equina, che preveda l’emissione di un passaporto e l’inoculazione di un microchip per ogni equide, con la conseguente registrazione in un data base degli equini come destinati o non destinati alla macellazione.

Da quel momento, sorge la domanda di dove finiscano i non macellabili, visto che è impossibile tracciarli quando diventano in esubero e nessuno se li vuole intestare. Lo stato ha aiutato molto proprietari irresponsabili di equini NON DPA a disfarsi degli animali quando percepiti come "inutili", stabilendo che sia possibile denunciare lo smarrimento con un modulo amministrativo. In questo modo, quando il cavallo NON DPA diventa un incomodo, il proprietario può perderlo inviando in anagrafe un modulo di smarrimento, liberandosi dalle responsabilità morali e materiali sottese al possesso, di fatto favorendo un circuito di illegalità.

Il cavallo non più sostenuto economicamente dal proprietario entra allora nel limbo dell'illegalità. La sua esistenza e la necessità di "rottamazione" per toglierselo dalle spese è causa del potenziale profitto che può essere realizzato da commercianti di cavalli poco scrupolosi e dall'elevato rapporto tra domanda e offerta: la vendita di carne equina è una delle basi economiche di questi allevamenti di commercianti di equini che fungono da stalla preliminare al macello.

L'assenza di leggi con punizioni più severe per la macellazione abusiva e la non tracciabilità dei cavalli fornisce la formula per una fiorente attività clandestina dedicata allo smaltimento dei cavalli in esubero che i proprietari non vogliono più mantenere.

Per fornire una comprensione della gravità di questo problema e come indicatore dei profitti realizzati, Horse Angels documeta qui di seguito il valore stimato di un cavallo di peso medio ucciso per la sua carne.

Le nostre indagini rivelano che il cavallo medio utilizzato per la macellazione viene pagato circa 1000 euro al macello. I cavalli macellati abusivamente vengono pagati 600 euro. Il macello risparmia 400 euro, ma quando vende la carne, non dichiara la sua provenienza da equino macellato irregolarmente, quindi non vende a prezzo inferiore la carne equina ottenuta illegalmente.

Il prezzo della carne equina dipende da:

  • L'età (o tenerezza) del cavallo.
  • Disponibilità dei cavalli
  • Se il macello si trova in una regione con bassa o forte domanda
  • La pezzatura

Non dipende invece dalla razza e dal precedente impiego. Quando il consumatore compera carne equina, non c'è tracciabilità di etichetta. Il prodotto non indica se il cavallo correva in pista, saltava ostacoli, o pascolava in montagna. E quindi la carne di un cavallo che ha fatto farmaci illegali per la salubrità delle carni, può essere venduta allo stesso prezzo della carne di un cavallo che ha pascolato libero fino alla cattura per il macello.

Attualmente la macellazione abusiva, se riconosciuta, comporta il reato di cui all’art. 6 del D. L.vo 193/07 (link), in sostanza un'ammenda (multa) che varia a seconda della gravità del caso e del ruolo esercitato nell'illecito.

Un modo per cominciare a sconfiggere questo mercato illegale, sarebbe aumentare le pene per chi acquista, vende, trasporta, uccide un cavallo non macellabile. Il reato punito non dovrebbe essere solo la frode alimentare, ma anche il maltrattamento con conseguente revoca di licenza ad acquistare, vendere, allevare o trasportare cavalli. Contestualmente, andrebbero inasprite le pene per il maltrattamento animale, come chiesto da tutto il mondo animalista per assicurarsi che i reati sugli animali siano adeguatamente scoraggiati a scopo preventino con una normativa al passo con i tempi e la sensibilità delle persone di oggi.

Si dovrebbe inoltre eliminare la possibilità di "smarrire" i cavalli facilmente. Dopotutto, un cavallo che fugge diventa un pericolo pubblico. Il cavallo non è un portachiavi che può essere smarrito. In caso di smarrimento, dopo equo periodo per rintracciare il cavallo se è veramente fuggito, andrebbe in automatico applicata la sanzione per indebita custodia, penalizzando in questo modo gli smarrimenti di comodo, di quei proprietari che semplicemente non vogliono tracciare il fine carriera dei cavalli dati via con superficialità e senza passaggi di proprietà, con la certezza di impunibilità.

Questa sarebbe una rivoluzione in Italia per l'immagine percepita dal pubblico del mondo del cavallo, adombrata come è dal sospetto di corruzione che la contraddistingue. Questo articolo è spedito contestualmente alle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato per cominciare un progetto di riforma per la legalità e la responsabilità nel possesso del cavallo.

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