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Mentre l'uguaglianza di genere è progredita in molti sport dalla seconda ondata del movimento femminista in termini di inclusione, partecipazione e successo delle donne, le corse di cavalli al trotto sono state recalcitranti al cambiamento, probabilmente perché le donne in essa sono una ristretta minoranza incapace di incidere.

Ma la cosa più spaventosa di tutte, è che le istituzioni non difendono le donne e sono parte integrante di quella segregazione sessuale che le riduce a poco più che oggetti decorativi. Le poche donne che ci sono, non solo non emergono, non riescono ad occupare posizioni di rappresentanza e si accontentano di essere ricordate dai premi di beneficenza, ma hanno persino paura a parlare della loro situazione e a farsi portavoce di un cambiamento per maggiore equità di genere e per maggiore tutela dei cavalli.

Le istituzioni sono complici di questa situazione imbarazzante, con la loro indifferenza, la mancanza di provvisioni per il gender equality e con la pochezza di giustizia che sono in grado di commutare e comunicare.

Paese che vai giustizia che trovi

Il top driver neo zelandese Matt Anderson ha aggredito e strangolato la sua compagna nel febbraio di quest'anno. L'ha presa per il collo e l'ha soffocata, poi l'ha buttata fuori di casa e ha chiuso a chiave la porta per impedirle di prendere le chiavi della macchina per scappare. La vittima è riuscita a strisciare attraverso una finestra aperta, ma è stata affrontata da Anderson che l'ha colpita di nuovo e, mentre era sdraiata a terra, le ha dato un calcio su un lato del viso.

La vittima ha chiamato il 111 lamentando che Anderson l'avrebbe uccisa, ottenendo il consiglio di correre verso la strada. La donna ha poi riferito di aver visto Anderson tornare di corsa a casa per prendere la sua macchina e temeva che l'avrebbe investita. È saltata in un fosso ed è rimasta nascosta lì ,finché non ha visto arrivare un'auto della polizia. In pochi mesi la magistratura ha condannato Anderson in primo grado per l'aggressione.

Il driver era già conosciuto alla polizia dal 2018, quando era stato oggetto di un'indagine per uso di stupefacenti. Benchè il tribunale ordinario lo avesse scagionato dall'accusa di spaccio, prove contro di lui erano state raccolte durante l'inchiesta denominata Inca, un'indagine di 17 mesi culminata in incursioni in molteplici scuderie di cavalli da corsa a Canterbury, Manawatū e Invercargill nel settembre 2018.

Sebbene non siano state aggiunte accuse penali alla sua fedina, Anderson è stato accusato dalla Racing Integrity Unit (RIU), in quanto il suo agire è stato ritenuto dannoso per gli interessi delle corse di cavalli. La RIU lo ha anche accusato di aver rifiutato di fornire informazioni ai suoi investigatori, cosa ritenuta più grave della prima accusa.

È comparso davanti a un'autorità giudiziaria sportiva di controllo ed è stato bandito dalle corse di trotto per sei mesi. La squalifica è entrata in vigore il 1 ° agosto 2020, senza nessuna privacy e con ampia copertura sui media. Fonte della notizia

Un'organizzazione indipendente, la Racing Integrity Unit (RIU) ha il compito di gestire i problemi di integrità all'interno dei tre codici di corse neozelandesi: trotto, galoppo e corse di cani.

La New Zealand Racing Integrity Unit (RIU) ha iniziato le operazioni il 1° febbraio 2011 riunendo le funzioni che prima erano di altri organismi ed è responsabile delle indagini e del perseguimento delle violazioni delle Regole di Corse con Animali nella nazione. La giustizia sportiva in NZ ha come costi dichiarati, in un sito pubblico, $6,680,000 per l'ultimo biennio 2018/19. Ogni provvedimento è pubblico, si possono leggere le sentenze, avere follow-up dei provvedimenti di ogni tipo, chiunque può deferire un presunto illecito, le regole per le segnalazioni sono spiegate al pubblico che così è partecipe, basta registrarsi e compilare un formulario online. I risultati dell'antidoping sono accuratamente pubblicati per ogni cavallo, non solo le positività, per ogni mese è accuratamente dichiarato su quali animali è fatto il test e se il test è negativo o positivo e a quale sostanza. Il sito istituzionale pubblica anche le statistiche sui vari tipi di illeciti, riportando quanti procedimenti sono stati aperti per le violazioni, quanti sono finiti con punizioni e quanti con archiviazioni. Evidentemente la qualità del servizio, a giustificare i costi, deve essere dimostrata: principio di responsività.

In particolare, il nuovo regolamento del trotto, datato 2020 (link al regolamento), consiste in 178 pagine ben esplicate e pubblicate, con regole e pene severe. Per maggiori informazioni su come lavora la RIU, cliccare qui.

La situazione imbarazzante in Italia

Giustizia ippica sommersa, regolamenti non chiari, nessuna responsività verso il pubblico, sentenze non pubblicate, pubblicati solo i cavalli positivi e le sospensioni per i cavalli, pene ridicole per gli atleti umani e neppure comunicate al pubblico, poiché sulla giustizia ippica italiana pesa la privacy, costi esorbitanti e non pubblicati sul sito istituzionale. In due sole parole: un disastro e una vergogna.

Ora, più di un ippico italiano ha precedenti di consumo e spaccio di droga. Più di un ippico italiano ha precedenti su aggresssione a donne e compagne, ma nessuno è mai stato sospeso per 6 mesi. 

L'ultimo caso, su tutti i giornali, di un ippico che ha malmenato la compagna è del 28 luglio ultimo scorso (link alla notizia). Abbiamo chiesto via pec al Mipaaf, "presunta giustizia sportiva", la sospensione dell'ippico in attesa di giudizio, visto che così spesso ha cominciato a fare la FISE negli ultimi 2 anni in risposta alle pressioni per il gender equality nello sport equestre, occupandosi di darne debita comunicazione sul sito istituzionale, perché se la giustizia non è comunicata, allora non esiste. Risultato, silenzio assoluto. La giustizia ippica se lavora non è comunicata.

Eppure, a fare accurate ricerche, sono diversi gli ippici italiani con precedenti di assunzione di droghe, spaccio di droghe negli ippodromi, corse truccate e assalti a donne. Ma continuano tutti imperterriti a fare la loro vita ippica come se nulla fosse, senza che si sappia se esiste un codice deontologico e se ai sensi di tale codice abbiano avuto almeno delle sospensioni, da dare una parvenza di giustizia sportiva, almeno per l'immagine dell'ippica.

Ora, se 1+1 fa 2 e la matematica non è un'opinione, l'ingiustizia ippica italiana è complice della situazione di degrado morale della filiera, con violenze su donne, su cavalli, contaminazione ambientale tollerata da stupefacenti. Qua in Italia non esiste nulla di simile a un comitato per l'integrità dell'ippica, che possa allontanare chi sbaglia perché le sue azione sono "dannose per gli interessi dell'ippica".

Parliamoci chiaro. “Ciò che spaventa di più non è la violenza dei cattivi; ma l'indifferenza dei presunti buoni".

O qua in Italia si esternalizza la giustizia ippica dal Mipaaf, o il degrado morale probabilmente continuerà ad essere una cifra dell'ippica nostrana.

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