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A nostra memoria, a parte il caso Flambo, dove il cavallo è morto e il suo addestratore è stato radiato, caso per il quale c'è voluta tenacia e perseveranza e tanta indignazione popolare, la punizione di atleti, addestratori, istruttori, per eventuale violenza sugli animali nella giustizia sportiva, è più rara che non.

Ad esempio. Nel settembre 2018 Horse Angels, dietro segnalazione di un tesserato FISE, ha deferito alla Procura Federale un tesserato per comportamenti violenti nei confronti di un cavallo che rifiutava il salto. Ad Aprile è giunta la notizia del patteggiamento a 2 mesi di sospensione. 

Sei mesi ne aveva presi un altro tesserato che a ottobre dello stesso anno frustava ripetutamente il cavallo in gara a Fieracavalli di Verona, mostrando il dito a chi lo fischiava. Il giovane non aveva patteggiato e il suo reato era forse considerato più grave in quanto avvenuto in pubblico con spregio verso lo stesso. 

Dal nostro punto di vista si tratta di stabilire un principio sacrosanto: che i cavalli non possono essere obbligati con la violenza allo sport.

I cavalli possono rifiutare di eseguire il comando per una variabilità di ragioni, incluso il fatto che non sono nella condizione per la prestazione, un comportamento dunque di legittima difesa. Loro infatti si giocano molto più della medaglia: in palio c'è la loro vita. Togliere la possibilità ai cavalli di opporsi e costringerli con la violenza, anche a loro detrimento, è ignobile.

Quanti cavalli vengono forzati oltre alle loro possibilità, con esito di disabilità, per poi essere scartati dai loro cavalieri, in quanto non servono più a niente ai fini delle gare, per poi passare magari nel mercato della macellazione abusiva?

Per costruire uno sport pulito occorre che vinca chi parla!

Ovvero promuovere una cultura che obblighi a prevenire l'abuso sotto forma di controllo dal basso dei comportamenti. Se ci fosse meno omertà, meno paura di denunciare, non tanto su facebook, lì sono capaci tutti e spesso non produce alcun risultato ragguardevole, perché una denuncia fatta su facebook non viene in automatico protocollata dagli organi competenti e quindi rischia di cambiare ben poco nel caso specifico sul quale si vorrebbe influire. 

  • Ci vuole più forza a essere onesti, che ad essere disonesti.
  • Ci vuole più abilità ad essere gentili con i cavalli, che ad essere rudi.
  • Ci vuole più coraggio a denunciare alle autorità competenti, che a fare i leoni da tastiera. 

#noallaviolenzasuicavallinellosport #sìalladenunciaresponsabile

 

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