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Buffalo Bill raccontò agli italiani la sua versione dell'ovest selvaggio.

Alla fine dell'800, gli Stati Uniti avevano ancora ampie praterie su cui i nativi americani vivevano e cacciavano bisonti. L'esercito dei bianchi non si fece scrupoli a sterminare i pellerossa, obbligando i superstiti a vivere nelle riserve, per dare terra agli europei sfollati, in esubero, emigranti per fame e per lavoro, oltre che per sete di avventure.

William Frederick Cody, alias Buffalo Bill, fu un figlio di questa cultura colonialista, e la interpretò magistralmente dando una narrazione di sé epica.

Naqque nel 1846 nello stato dell'Iowa da una famiglia antischiavista. Pare che il padre morì per un un colpo di pugnale mentre teneva un discorso contro la schiavitù dei neri, lasciando il bambino orfano di padre ad appena 11 anni. Non apprese sui libri la vita Buffalo Bill, ma a cavallo. Già bambino usava il lazo per prendere animali al pascolo e usava il fucile per cacciare e difendersi.

A 14 anni si guadagnava da vivere da solo, dapprima come mandriano, poi come pony express accompagnando le carovane in qualità di scorta armata. Audace oltre ogni limite, diventò poi guida, osservatore e spia durante la Guerra di Secessione americana per conto dell'esercito nordista.

Non pago, finì per fare il cowboy per le nascenti ferrovie, fornendo carne agli operai. Sembra che abbia decimato diverse migliaia di bisonti in pochi anni, da cui il soprannome di Buffalo Bill.

Durante una sosta al campo militare di Saint Louis conobbe l'italo-americana Louisa Frederici, che diventò sua moglie nel 1866 e dalla quale ebbe quattro figli.

Nel 1876, al Warbonnet Creek, egli affermò di avere preso lo scalpo di un guerriero Cheyenne, secondo la sua stessa dichiarazione per vendicare la morte del generale George Armstrong Custer al Little Big Horn.

Nel 1873 Ned Buntline, uno scrittore popolare che aveva scritto diversi racconti che narravano le gesta di Buffalo Bill, gli chiese di interpretare una versione teatrale delle sue novelle. Accettò di fare l'attore, interprete di se stesso, per undici stagioni consecutive.

Nel 1883 si reinventò circense, e creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo da tendone in cui venivano ricreate rappresentazioni western, fra cui la battaglia di Little Bighorn, dove perse la vita il Generale Custer.

Della compagnia circense facevano parte anche cavalieri cosacchi ed arabi che arricchivano l'esotismo dello spettacolo.

Pare che Buffalo Bill sparasse utilizzando la tecnica Fanning. La leggenda americana dice che si allenasse spesso mettendosi 7-8 metri davanti ad un grande melo del suo cortile, con l'arma nella fondina. Quando pronto, estraeva e esplodeva due colpi in rapida successione: il primo tagliava il picciolo di una mela, ed il secondo la centrava pochi centimetri sotto mentre, recisa, stava cadendo.

Fra i protagonisti dello spettacolo, a cui partecipavano veri cowboy e pellerossa, ci furono il leggendario capo Sioux Toro Seduto, Calamity Jane e Alce Nero.

Lo spettacolo circense fu un successo negli Stati Uniti, tanto che fu richiesto anche in Europa. Il Wild West Show imperversò con le sue tournée per più di 20 anni.

Fu una delle attrazioni di punta a Londra durante il Giubileo d'Oro della Regina Vittoria nel 1889 e all'Esposizione Mondiale di Chicago del 1893.

Fece spettacoli anche in alcune città italiane, tra cui Napoli, Torino, Genova, Alessandria, Udine, Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Bologna, Firenze, Cremona e Roma, dove l'8 marzo 1890 perse la celebre sfida nella doma di puledri contro i butteri dell'Agro Pontino capitanati dal cisternese Augusto Imperiali.

Nel 1890, pur ormai affermato showman di fama internazionale, partecipò, con il grado di colonnello, alle operazioni militari contro i Sioux che aveva già combattuto nel 1876.

Nel 1906 ritornò ad esibirsi in Italia, con ben 119 tappe. Fermandosi tra le altre città a Torino: in quell'occasione il conte Eugenio Veritas, cantastorie cieco, scrisse la celebre canzone popolare piemontese Buffalo Bill a Torino.

Oramai maestro della ricostruzione storica fantasiosa, Buffalo Bill estese lo show incorporandovi storie di guerrieri a cavallo di tutti i tempi e latitudini (giapponesi, cosacchi, arabi, messicani).

In qualche città lo spettacolo – che si faceva annunciare da un treno lungo un chilometro tutto dedicato al trasporto di comparse e animali – venne criticato, non perché all'epoca la gente si preoccupasse del benessere degli animali nei circhi, ma perché il biglietto era ritenuto troppo costoso per uno show così popolare.

Pare che sia stato Buffalo Bill a corrompere per la prima volta gli italiani con il pop-corn e lo zucchero filato.

Uomo d'affari, Buffalo Bill non perdeva un colpo e non aveva scrupoli. A Milano sfidò il ciclista Romolo Buni in una gara di velocità cavallo/bicicletta, e la vinse su un circuito di tre ore in cui cambiò 10 cavalli.

Quando anziano non era più in grado di dirigere grandi circhi, accettò di rappresentare se stesso nello spettacolo di un altro proprietario di circo, Harry Tammen.

Per non farsi mancare nulla, fu membro onorato della massoneria.

Morì nel 1917, all'età di 70 anni, e venne seppellito su sua richiesta sulla Lookout Mountain in Colorado, a est della città di Denver. Qualche tempo prima di morire si era convertito al cattolicesimo e nel 1890 incontrò il papa Leone XIII.

Fu ricordato dal Presidente americano Theodore Roosevelt come , «uno di quegli uomini dai muscoli e dai nervi d'acciaio, il cui coraggio ha aperto il grande West all'insediamento della civiltà».

Oggi sarebbe stato dipinto dall'animalismo di maggioranza come odioso circense da abolire, sfruttatore bieco di cavalli e assassino di bufali, ancorché di nativi.

Il tempo gira, come una giostra, portando per qualcuno la gloria e per altri l'oblio. E Buffalo Bill lo è stato, nel bene e nel male, con la sua audacia e disprezzo del pericolo, nonché delle convenzioni, un idolo del suo tempo, conquistandosi uno spazio di narrazione nella storia.


 

billPer approfondimenti su Buffalo Bill in Italia, leggere il libro:

Sinossi:

Buffalo Bill - pseudonimo di William Frederick Cody - è senza dubbio uno fra i più poliedrici e controversi personaggi dell'epopea del West americano: cacciatore di bisonti, scout dell'esercito, corriere del Pony Express, guida turistica di nobili europei giunti in America in cerca di avventure, eroe delle guerre indiane insignito della Medaglia d'Onore del Congresso americano, uccisore di indiani prima e amico fraterno di molti di loro più tardi, attore, impresario teatrale e cinematografico... La lista delle sue imprese è lunga e potrebbe continuare, ma il suo capolavoro resta l'intuizione di dare vita nel 1883 al Wild West Show, uno spettacolo circense concepito come una vera e propria "macchina da guerra", con l'obiettivo di portare in scena la storia del West americano. Il Buffalo Bill's Wild West Show fu un successo in patria e all'estero per più di vent'anni: in Italia compì due tournée, una nel 1890 e una nel 1906, lasciando un ricordo indelebile nel nostri connazionali di allora. Fra trionfi e fiaschi, applausi e critiche, sfide lanciate e raccolte, vittorie e sconfitte, queste pagine raccontano l'epopea di uno dei più eccezionali spettacoli circensi della storia, e del suo fondatore: Buffalo Bill, l'Eroe del West.

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