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I cavalli sono stati progettati da madre natura per pascolare, e non tutti si adattano a una dieta sempre più artificiale, allo stress della vita competitiva o all'esercizio limitato cui sono sottoposti molti cavalli ricreativi scuderizzati.

Il tratto digestivo funziona meglio quando i cavalli pascolano e dalla alimentazione e digestione dipende il sistema immunitario e con esso la risposta alle malattie. Mangimi elaborati e distribuiti agli orari consoni per l'essere umano, digiuno molte ore al giorno, mancanza di struttura sociale e poco esercizio fisico sono tutte cause potenziali di malessere. Allo stesso tempo un esercizio imposto, routinario, in sport potenzialmente pericolosi per la ricorrenza di infortuni, possono sottoporre il cavallo a stress fisici e mentali che danno luogo a disabilità. La chimica, le ferrature correttive, i rimedi vari, possono limitare i danni, ma se non si estirpa la causa principale che ha provocato il danno, sono come cerotti messi su un'infezione in corso non trattata con rimedi specifici.

Molti disturbi cronici del cavallo hanno davvero bisogno di una prospettiva allargata. L'operatore olistico, sia esso il veterinario, il maniscalco, il naturopata equino o altra figura professionale consultata, cercherà di prendere in considerazione il cavallo nella sua interezza, corpo e spirito, per spuntare i consigli più adatti da abbinare ad un cambio di stile di vita per prevenire l'aggravio dei sintomi già presenti che qualcosa non funziona al suo meglio.

La malattia da una prospettiva olistica

Trattare la patologia in metodo olistico è meno semplice rispetto al trattamento allopatico. Il veterinario infatti deve ascoltare tutti gli aspetti della vita e della personalità del cavallo e del suo proprietario, e anziché prescrivere un farmaco con la promessa di guarigione, deve dare consigli anche di gestione, non sempre graditi perché vanno ad interferire con le preferenze e comodità del proprietario e mettono in discussione le sue scelte di alimentazione, cura e gestione del cavallo. La risposta olistica non è mai una risposta semplice e va adattata al singolo caso. Richiede più sensibilità, sia da parte del medico, sia da parte del proprietario del cavallo.

Ci sono tre fasi principali della malattia quando si guardano tutti i livelli di salute.

  • Il primo stadio è quando c'è un disturbo che ancora non è percepibile dagli esami del sangue o dai raggi X, ma l'animale non è totalmente sano, non sta bene, manifesta disagio. Questo è lo stadio più semplice della malattia da trattare con la medicina alternativa, ma lo stadio più difficile della malattia da trattare con i farmaci perché non c'è nulla da diagnosticare dal punto di vista medico occidentale.
  • Lo stadio successivo è il disturbo funzionale in cui l'organo o la parte del corpo non funziona in modo ottimale, ma non ha ancora iniziato a degenerare in modo irreversibile. Se si osserva una scarsa funzionalità, il trattamento può iniziare molto prima che l'organo degeneri, fermando lo sviluppo della patologia.
  • L'ultimo stadio della malattia è quello sin troppo facile da diagnosticare ma più difficile da trattare perché è spesso presente un danno permanente che nessuna forma di medicina può invertire. Si può supportare il cavallo con una serie di trattamenti perché soffra meno e perché sia ancora possibile "impiegarlo" in qualche attività, ma non potrà mai tornare allo stato di piena guarigione e funzionalità.

In un mondo ideale, sarebbe auspicabile scoprire gli squilibri nella prima fase di malattia, quella dove ogni sintomo è un "messaggio", una richiesta di aiuto o di cambiamento. Rispondere subito, anziché aspettare il danno conclamato, significa amare veramente l'animale che si ha in gestione e che è impossibilitato a fare da solo le scelte esistenziali su cosa mangiare, dove vivere, come esercitarsi e quale sport fare.

Questa prospettiva olistica è tanto più importante per i cavalli d'affezione. Quei cavalli cioè che non possono essere rottamati con la macellazione quando la disfunzione emerge e limita le possibilità di impiego del cavallo. Prevenire è sempre meglio che curare. E chi possiede un cavallo non macellabile, dovrebbe averne meglio cura al fine di portarlo all'anzianità il più possibile sano e desiderabile anche da altri, nel caso la separazione diventi necessaria per una causa o l'altra della vita umana.

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