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Le redini collegano l’imboccatura dell’equino al cavaliere e aiutano l’animale a capire i segnali trasmessi. Sono uno degli aiuti che, insieme a gambe, piedi, voce, equilibrio del peso del cavaliere, permettono di comunicare con il cavallo, facendogli sapere quale direzione prendere e quali movimenti fare per accontentare il cavaliere.

Tipologie di redini

Ci sono diversi tipi di redini che si differenziano in base al tipo di monta (occidentale/inglese/attacchi) e a seconda della disciplina praticata. Tra queste: redini chiuse o ad anello, redini di ritorno, redini di rinforzo, redini lunghe, redini romane, redini divise e altre.

Quale che sia la redine utilizzata, il concetto è che non dovrebbe essere utilizzata per nuocere al cavallo.

Nella cultura popolare, tirare la redine significa trattenere, rallentare, controllare o limitare. L'uso del termine opposto, sciogliere le redini, significa dare o consentire la completa libertà, nell'azione e nella decisione.

Nella pratica, si danno e si tolgono redini al cavallo in una comunicazione continua che non dovrebbe mai essere una relazione conflittuale.

Le redini possono essere di diversi materiali, variando di misura e di peso. Devono avere una presa sicura nelle mani del cavaliere, quindi che siano di cuoio, di nylon, gomma, altro materiale o una combinazione di materiali diversi, non devono scivolare dalle mani per una questione di sicurezza. Devono essere resistenti e non si devono spezzare con la trazione del cavallo.

Il tipo di materiale e la qualità delle finiture danno il costo delle redini.

La misura, o lunghezza delle redini, varia in base alle dimensioni del cavallo e del cavaliere, ma anche in base alla disciplina.

Le azioni delle redini

Le redini comunicano al cavallo ritmo e direzione. L'input dato dal cavaliere dovrebbe essere congruo agli altri aiuti che si impiegano per non creare una comunicazione contrastante e malintesi con il cavallo. Per questo l'azione delle mani sulle redini deve essere in linea con l'assetto, l'azione delle gambe e della voce.

Non solo mani: le braccia devono cadere naturalmente con i gomiti leggermente vicini al busto, bisogna evitare qualsiasi atteggiamento di rigidità. Le mani sono complementari alle gambe nel manifestare al cavallo le nostre intenzioni, a loro spetta pure saper decifrare le intenzioni che l'animale comunica al cavaliere attraverso le redini. Esse non agiscono mai da sole, ma sempre in armonia con le gambe e le reni.

Le redini vanno impugnate con i pollici verso l'alto, i polsi leggermente arrotondati, vanno tenute costantemente alla stessa altezza e non devono spostarsi. I polsi non devono essere troppo arrotondati sulle redini per non costringere i gomiti ad allargarsi eccessivamente e le mani vanno tenute morbide ed elastiche appena sopra al garrese.

Guidare un cavallo è una questione di sensibilità e di misura: serve il rispetto ma anche la fermezza. Durante gli spostamenti le redini devono essere tese, ma non in maniera eccessiva conservando un leggero ma continuo contatto con la bocca dell'animale. Infatti le redini troppo tese potrebbero far reagire il cavallo con la testa, mentre le redini eccessivamente lente obbligano ad arretrare i gomiti e a sollevare le mani, uno spreco di movimenti che fanno perdere il contatto e la comunicazione continua con il cavallo, da cui ne va anche la sicurezza del binomio. La regola generale da ricordare è che i gomiti devono restare in contatto con il corpo.

Per far girare il cavallo a destra o a sinistra si tira la redine o di destra o di sinistra e si cede contemporaneamente di altrettanto con la redine opposta continuando però a tenere il contatto con la bocca. Le azioni delle mani devono essere accompagnate da un aumento della aderenza delle ginocchia alla sella senza spostare le gambe e i talloni dalla giusta posizione.

Nella monta western si possono tenere le redini in una sola mano, mentre nella monta inglese, sempre con le due mani.  Nella monta western, che di solito impiega imboccature più impegnative, le redini sono lasse a meno che non ci sia il bisogno di un richiamo. Mentre nella monta inglese è richiesto il contatto continuo con la bocca del cavallo, ma senza rigidità.

In entrambi i casi le mani devono essere morbide e generare il contatto quando serve. Le mani vanno in tensione solo per variare andature, direzione, chiedere un particolare esercizio.

Se il cavallo non patisce in bocca dal gioco di redini, il suo collo è rilassato, in gergo flesso. I muscoli devono essere decontratti come è possibile solo se l'azione di mani è delicata e fatta con competenza e rispetto. L'incollatura allora scende e il cavallo si può arrotondare come posa e atteggiamento.

Le 4 dita che sollecitano la redine si aprono e chiudono in modo impercettibile. Gli strattoni sono sinonimo di scarsa pratica, arte, competenza... a meno che non siano un riflesso improvviso dato da un pericolo inaspettato imminente. In quel caso, può essere che il cavaliere risponda istintivamente nel modo non solitamente composto che deve imporre a se stesso con la disciplina e lo studio. Strattonare non dovrebbe però essere il modo di comunicare abituale con la bocca del cavallo.

L'apertura della redine incita all'avanzamento, la chiusura è un richiamo, non appena il cavallo risponde all'invito di richiamo ad azione specifica andrebbe riceduta per consentire al cavallo di rilassarsi.

Le redini sono suddivise in cinque gruppi di azione/effetti: redine diretta di apertura, redine contraria (o d’appoggio), redine diretta di opposizione, redine contraria di opposizione davanti al garrese e redine contraria di opposizione dietro il garrese (o intermedia).

Queste azioni sono in relazione alla posizione delle mani: chiuse – aperte – basse – alte – fisse – neutre.

La comunicazione non si limita alle redini, ma è coordinata con gli altri aiuti, posizione delle gambe, assetto del cavaliere e talvolta voce. Si viene a creare in tal senso un linguaggio che predispone a tutte le azioni specifiche che variano da disciplina a disciplina, che sia essa sportiva, ludico o ricreativa.

Il punto focale della situazione è che non è un linguaggio semplice e che di certo non si può apprendere con un video o con la lettura di uno o più articoli. Come tutte le lingue, ci vuole del tempo per apprenderlo, studio per affinarlo, allenamento per correggere gli errori, pratica per non dimenticare. Per questo l'equitazione non andrebbe presa sottogamba, né sottostimato il tempo, l'impegno e i costi per diventare abili cavalieri.


L'IMPORTANZA DI IMPARARE LA LINGUA EQUINA PER GUIDARE CORRETTAMENTE IL CAVALLO

Quante volte, di fronte a un comportamento discordante che porta a un conflitto con il cavallo, peggio ancora a una caduta, si è arrivati a pensare: “Non ci capiamo, non siamo compatibili, il cavallo non fa per me... o peggio ancora, avete pensato male del cavallo, desiderato castigarlo o cambiarlo? E magari eravate voi in deficit di corretta comunicazione con l'animale?

Purtroppo, se il problema è una cattiva comunicazione perché non si parla la stessa lingua, quello che serve è che sia il cavallo, sia il cavaliere, abbiano l'occasione di frequentare una buona scuola di equitazione e imparare dunque l'arte e la tecnica equestre. 

L'educazione del cavallo, come quella del cavaliere, richiede anni, non settimane o mesi.

Il cavallo è sensibile a diversi registri di linguaggio:

  • Linguaggio delle parole di apprezzamento/rassicurazione, che consolidano la relazione e rientrano nei cosiddetti rinforzi positivi
  • Linguaggio del tempo per trascorrere dei momenti speciali, che formano il legame e la fiducia
  • Linguaggio dei doni, il cavallo si affida meglio a colui o colei che gli porta il cibo e altri doni apprezzati, come portare il cavallo a mangiare erba
  • Linguaggio di servizio, il cavallo apprezza chi si prende cura di lui con costanza e competenza e lo fa sentire sicuro, protetto e accudito nel modo giusto perché il cavallo si senta in salute e in benessere
  • Linguaggio del contatto fisico, il cavallo ricerca il contatto fisico con chi è imbrancato e comunica con il suo corpo, il linguaggio fisico del cavallo deve essere appreso e i momenti di contatto fisico sereno vanno favoriti
  • Linguaggio della tecnica equestre, questo è un linguaggio fondamentale per l'equitazione, l'impiego nel lavoro o in qualsiasi altra attività specifica, e richiede per forza l'intervento di un tecnico o maestro di equitazione: si tratta di un linguaggio che innanzitutto deve comprendere per reiterazione il cavallo, e che poi deve comprendere chi pretende di fare equitazione con quel cavallo. Tanto meno educato il cavallo, quanto più per guidarlo ci vuole il cavaliere esperto; viceversa un cavallo anziano e con molta esperienza, può tollerare meglio il cavaliere principiante e maldestro.

Le redini, come gli altri aiuti (gambe, assetto, voce) rientrano nel linguaggio della tecnica equestre. Ma ogni registro di linguaggio va possibilmente approfondito per affinare la relazione e rendere l'equitazione un'esperienza più completa, più profonda e più sicura.

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