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Ben quattro proposte di riforma della Carta, avanzate da LeU, Pd, M5S e Fi, sono all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ma si dovrà attendere l’approvazione della Legge di Bilancio per l’approdo in Aula e la discussione parlamentare.

Lo richiedono i protocolli internazionali, gli accordi europei, le associazioni ambientaliste a anche i manifestanti di piazza autonomi o libera espressione di movimenti non organizzati quello di tutelare l'ambiente.

L’Italia rientra tra i pochi Paesi europei che ancora non hanno inserito la tutela dell’ambiente all’interno della propria Carta.

Più in generale poi, le altre Costituzioni europee che hanno già provveduto ad aggiornasi, sia pure nella diversità delle formulazioni e degli intenti, mirano sempre a garantire non solo una generica tutela dell’ambiente, ma precise responsabilità, sia per gli individui che per i pubblici poteri.

Per l’Italia il riconoscimento del diritto a un ambiente salubre come presupposto essenziale per i cittadini è difeso dai tribunali sin dal 1979, con una sentenza della Corte di Cassazione nella quale si affermava che il diritto alla salute, già previsto dall’articolo 32, riguarda l’uomo sia come singolo, sia come individuo all’interno delle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità.

Il Disegno di legge costituzionale dal quale ha preso il via il dibattito odierno nella Commissione Affari Costituzionali del Senato (al momento rallentato dalla discussione della Legge di Bilancio) è quello a firma di Loredana De Petris (LeU), nel quale si prevede che all’articolo 9 della Costituzione si aggiunga, tra i doveri della Repubblica, anche quello di “tutela dell’ambiente e degli ecosistemi come diritto fondamentale della persona e della comunità, promuovendo le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.

Alcuni hanno a lungo ritenuto inutile questa precisazione, dal momento che la menzione dell’ambiente si rintraccia già all’articolo 117 della Carta (che riserva la potestà esclusiva in materia allo Stato) e che, più volte, sul tema si è espressa la magistratura nei processi contro l'inquinamento ambientale.

Tuttavia, come sottolineato anche da diversi esperti intervenuti in audizione, l’articolo 117 ha come finalità un mero riparto di competenze e la presenza di pronunce giurisprudenziali in materia non esime dal passaggio fondamentale di scrittura di una norma espressa: solo così si potrà colmare il gap normativo tra la Costituzione italiana e quelle degli altri Stati europei, e si costituirà finalmente un principio di tutela dell’ambiente che andrà a vincolare sia il futuro Legislatore che la Pubblica Amministrazione.

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