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giustizia

 

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Con il ddl n. 2751 presentato lo scorso ottobre dal ministro per la Ricerca e l’Università, Gaetano Manfredi, l’esame di stato potrebbe essere presto un lontano ricordo per chi si appresta a laurearsi in Medicina veterinaria. Questa normativa, che emulerebbe il provvedimento preso a inizio pandemia a favore della medicina umana, permetterebbe di accelerare l’ingresso nel mondo del lavoro dei laureati.

Il disegno di legge ha come obiettivo accelerare l’ingresso nelle professioni sanitarie da parte di giovani laureati, anche alla luce di nuove e mutate esigenze del mercato che richiedono lauree più professionalizzanti. Uno dei maggiori impatti del ddl riguarderebbe l’azzeramento del tempo di attesa tra laurea e abilitazione. Questa condizione consentirebbe ai giovani l’immediato ingresso nella professione, o più realisticamente, di svolgere attività di tirocinio immediato ai fini di svolgere la propria professione. In pratica, il neolaureato lavorerebbe subito, senza doversi sottoporre all’esame di stato che, fino a oggi (il ddl non è ancora diventato legge ed è attualmente in esame alla Camera) viene svolto da commissioni miste, composte da professionisti, colleghi delle Asl, docenti universitari, colleghi dell’Istituto zooprofilattico.

Nel caso il ddl diventasse legge, non si è ancora definito se l’esame di laurea sarà rivisto per essere anche un esame di stato, o verrà abolito del tutto. Nella realtà del percorso formativo, si potenzierà ancora di più l’esperienza pratica per far sì che il neolaureato in medicina veterinaria sia già pronto a entrare nel mercato del lavoro.

Gli sbocchi dei neulareati in medicina veterinaria:

  • la clinica individuale, in cui il professionista visita gli animali dei privati;
  • la produzione zootecnica, vale a dire il controllo di animali da produzione, siano essi da carne o da latte;
  • la sanità pubblica veterinaria, cioè le Asl e gli istituti zooprofilattici, sia per le zoonosi, sia per la congruità con la filiera della carne, sia per il benessere degli animali da compagnia, da allevamento o da reddito.

Il veterinario lavora inoltre nella prevenzione delle malattie infettive: il 70% di quelle che colpiscono l’uomo sono infatti di origine animale (zoonosi). Da qui il ruolo fondamentale della professione, se svolta diligentemente, per la salute umana oltre che animale.

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