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giustizia

 

Le informazioni qui riportate non sono consigli medici. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un veterinario.
Le formelle prendono soprattutto la zona compresa tra lo zoccolo e il pastorale, maggiormente negli arti anteriori
(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Si tratta di sovrastrutture ossee o calcificazioni, cioè alterazioni lievi dello scheletro, che interessano parti diverse del pastorale e della corona.

In particolare, le formelle:

Sono neoproduzioni ossee, risultato di un'infiammazione a seguito di frattura, trauma, stiramento. Possono degenerare in problematiche che danno zoppia. Possono essere alte, medie e basse, interessando parti diverse del pastorale e della corona, soprattutto ai piedi anteriori. 

Possono vedersi a occhio nudo o essere più subdole e necessitare di controllo radiografico. 

Cause:

  • Stiramenti dei legamenti, tendini, intersezioni ossee dall'articolazione interessata
  • Traumi diretti sulla parte interessata, causati da incidenti 
  • Osteoartrite degenerativa
  • Cattiva conformazione degli appiombi abbinata ad un eccesso di sollecitazione che porta a traumi

Sintomi più comuni:

  • Segni di zoppicatura
  • Calore e tumefazione delle regioni interessate
  • Alterazione della forma con ingrossamenti palpabili e dolorosi

La radiografia può mettere in evidenza le alterazioni ossee in atto, che possono essere lievi o gravi, soprattutto a seconda della zona interessata.

Cura:

Se la diagnosi è precoce, il riposo del cavallo (sospensione da qualsiasi allenamento sportivo/gara/impiego equestre) e il bendaggio rigido sono il trattamento più comune. Il riposo e il bendaggio potrebbero richiedere il decorso di mesi. Non è auspicabile rimettere velocemente il cavallo al lavoro, perché si comprometterebbe la guarigione. 

Fino a che la parte compromessa non smette di avere infiammazione, il cavallo non può definirsi guarito. Può comunque fare vita normale da cavallo, senza forzature. Non deve cioè essere bloccato per mesi in un box. L'importante è che si muova da solo - sentendo dunque il dolore e autotrattenendosi di conseguenza da sforzi eccessivi, in un ambiente protetto, senza forzature e senza pericoli, dove non vada in ansia o in fuga perché si sente minacciato.

Esiste anche la possibilità di trattamenti medici più invasivi per il trattamento di casi particolari o cronici. Tra questi trattamenti, l'uso di vescicanti e la fusione articolare, chiamata artrodesi. Non è detto però il cavallo sia riportato al pieno della sua "funzionalità",  neppure con il trattamento invasivo. 

Nelle formelle che interessano l'articolazione, il cavallo va incontro da solo a un processo di anchilosi, irrigidimento dell'articolazione stessa. Nel tempo, e possono volerci molti mesi, cessa il dolore ma viene ridotta la mobilità dell'articolazione stessa, quindi il cavallo può vivere una vita dignitosa, ma di sicuro non sarà più un cavallo sportivo.

Nei casi meno gravi, il riposo, gli uguenti e le pomate anti infiammatorie, le cretate, le fasciature e al momento di riprendere l'impiego equestre un bravo maniscalco, possono permettere di conservare al cavallo una sua vita anche equestre.

Regole d'oro da rispettare per evitare - per quanto possibile - il peggio:

  • la tempestività con la quale si riconosce il problema
  • la pazienza di non affrettare i tempi di ritorno all'impiego equestre
  • la prevenzione nei limiti del possibile, non forzando i cavalli a eccessi per le loro potenzialità e caratteristiche

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