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I cavalli hanno un naso enorme rispetto ad altri animali, ciò dovrebbe indurre il proprietario a qualche pensamento.

Indubbiamente, sono una tipologia di mammiferi ad alto assorbimento di ossigeno, che serve loro per galoppare ad elevata velocità via dai predatori. In pratica la velocità di fuga è la loro unica arma, ed è una tattica di difesa, essendo i cavalli delle prede.

Un cavallo di media stazza a riposo può assorbire fino a 6/7 l di ossigeno al minuto, che raddoppiano a 12/15 l al minuto al galoppo.

Quando un cavallo gareggia, specie competizioni in velocità, va in iperventilazione.

Con questa enorme quantità di aria che entra ed esce dai polmoni dei cavalli, non deve sorprendere il fatto che il cavallo sia un animale incline alle affezioni respiratorie.

Grandi quantità di particelle di polvere vengono inalate e possono sedimentarsi nelle vie aeree, causando quelle spiacevoli afflizioni che possono portare il cavallo a essere scartato, in quanto non più competitivo, che può rappresentare per il cavallo il rischio di perdere la vita perché allontanato (eutanasia, macellazione, abbandono).

Qualsiasi diminuzione della funzione polmonare incide negativamente sulle prestazioni.

Come per tutte le patologie equine, prevenire è l'azione migliore.

Partendo dalla stalla, che non sempre è un ambiente salubre. Nei paesi in cui i cavalli sono gestiti in regime di scuderizzazione, le malattie respiratorie subacute e croniche sono problemi gravi e comuni. Nei cavalli allevati all'aperto, in ambienti di campagna, sono pressoché sconosciute. Laddove il cavallo vive in città, risente dell'inquinamento atmosferico urbano.

Per migliorare le stalle, occorre che queste siano il più possibile aperte sull'esterno e ventilate. Altrimenti il tasso di ricambio d'aria è scarso, che se si aggiunge alle ammoniache esalate da lettiere poco ricambiate, e alla polvere accumulata nel fieno, contribuisce a creare microclimi assai dannosi per il cavallo.

Principalmente, quasi tutti i cavalli saranno esposti durante un periodo variabile della loro vita ad aria di scarsa qualità.

I cavalli sportivi e da lavoro stipati in scuderie tradizionali, in zone ad alto inquinamento atmosferico, sono quelli più a rischio. L'inquinamento dell'aria interna ed esterna ha un impatto nocivo sulla salute dei polmoni dei cavalli.

La scuderizzazione tradizionale per cavalli si basa su raccomandazioni non empiriche estrapolate sulla massimizzazione dei profitti delle specie agricole destinate al macello. Ignorando, che la maggior parte degli equini non sono allevati per il macello, ma per attività sportive. Ancora oggi, benché siano disponibili tutte le informazioni per una migliore gestione del cavallo atleta e da lavoro, solo una piccola parte dei cavalli usufruisce della stabulazione in stalle attive, stalle annesse a recinti di sgambamento, stalle aperte sull'esterno, per minimizzare il rischio di affezioni respiratorie, e massimizzare il benessere del cavallo anche dal punto di vista psicologico oltre che fisico.

La polvere organica nello spazio aereo comune o individuale, liberata dallo spostamento della lettiera e del fieno, è il principale inquinante nelle stalle per cavalli.

Misurati a livello della zona di respirazione, durante il consumo di fieno, i livelli di polvere possono essere 20 volte più alti di quelli misurati nel corridoio della scuderia, dove passano le persone. Oltre al fieno e alla lettiera, i cibi a base di cereali possono contenere notevoli quantità di polvere. E peggio ancora, nei concentrati alle volte si trovano funghi patogeni e micotossine. Laddove poi persiste una scarsa igiene stabile, l'ammoniaca rilasciata dall'urina che produce batteri fecali può contribuire alla malattia delle vie aeree.

Quello che succede quando un cavallo è particolarmente esposto, sensibile, ha un deficit immunitario, è che parte l'infiammazione.

A quel punto, specie se non è possibile cambiare immediatamente il tipo di gestione, per rimuovere la causa ambientale, anche se si fa una terapia sintomatica, la patologia può cronicizzarsi e il danno diventare permanente. La terapia convenzionale, farmacologica, non può nulla contro la causa originale: il microclima inadeguato al benessere del cavallo. Cura i sintomi, non la malattia.

Va fatta attenzione però anche alla gestione esterna. Recinti, piste, rettangoli sabbiosi, aridi, quando il cavallo lavora, e quindi ha il suo sistema cardiocircolatorio che pompa al massimo, possono veicolare polveri sottili contaminate da elementi patogeni, che ammalano il cavallo, specialmente quello giovane o l'immunodepresso.

Recinti, piste, rettangoli da lavoro sabbiosi e a rischio, andrebbero sempre bagnati prima della sessione di allenamento o di gara.

Ma sono le componenti non vitali della polvere che sembrano giocare un ruolo particolarmente importante nelle malattie delle vie aeree dei cavalli adulti depositandosi.

Alcuni studi scientifici si sono concentrati sui valori limite di soglia di esposizione per le affezioni respiratorie. Il risultato è stato comprovato: lunghi periodi di stabulazione che causano un effetto cumulativo dell'esposizione a polveri ed endotossine sono ciò che provoca lo sviluppo di malattie polmonari nei cavalli.

L'infiammazione che ne deriva potrebbe essere lieve, fino ad acuta. Il punto è che senza cambiamenti ambientali, la continua ripetizione dell'esposizione al rischio, porta inevitabilmente ad affezioni polmonari, che corrispondono a prestazioni sportive scadenti.

L'effetto dell'inquinamento atmosferico sui cavalli che lavorano all'aperto, ad esempio quelli che tirano le carrozzelle turistiche nelle città, non è stato studiato approfonditamente, ma i pochi studi effettuati sull'ozono hanno dimostrato che i cavalli sembrano meno sensibili agli effetti acuti dell'ozono rispetto agli umani o agli animali da laboratorio. Le malattie associate a cattiva qualità dell'aria sono la faringite follicolare, la malattia infiammatoria delle vie aeree equine e l'ostruzione ricorrente delle vie aeree.

Nell'uomo esposto all'inquinamento atmosferico nelle grandi città, le particelle respirabili e i livelli di gas tossici sembrano essere associati a mortalità cardiopolmonare acuta e subacuta. Tali effetti non sono stati notati nel cavallo esposto all'inquinamento atmosferico urbano.

Malattie conseguenti all'inquinamento ambientale e atmosferico che colpiscono le vie aeree nei cavalli sono la faringite follicolare, la bronchite cronica, la malattia infiammatoria delle vie aeree, l' ostruzione delle vie aeree ricorrenti, la silicosi. Tutte mettono a rischio l'efficienza di prestazione del cavallo, e nei soggetti che lavorano, conseguentemente, la vita.

Conclusione
I cavalli, non diversamente dall'essere umano, sono affetti da scelte sbagliate indirizzate esclusivamente a massimizzare i profitti, che non tengono conto dell'etica. I cavalli oggi esistono perché l'essere umano li alleva. Cavalli selvatici sono in forte diminuzione - in molte nazioni pressoché estinti - e laddove ci sono branchi presenti, essi sono braccati costantemente dall'uomo, per contenerne il numero, perché non invadano i campi coltivati o che fungono da pascolo per animali macellabili. Poiché non ci sono spazi oggi di libertà per i cavalli, essi sono costretti ad adattarsi a ciò che l'essere umano offre loro. Come contropartita l'essere umano, se è veramente interessato a salute e benessere del cavallo, deve fare di tutto per migliorare l'habitat che offre all'animale, tenendo in maggior cura l'igiene degli spazi di allevamento, adattando questi ultimi alla maggior circolazione di aria pulita possibile, aprendo le stalle, fornendo fieno depolverizzato, studiando sistemi di ventilazione nelle stalle, filtrando l'aria nelle stesse, fornendo concentrati privi di tossine in modo certificato, curando le superfici di fondo dove i cavalli si allenano o gareggiano per limitare l'inalazione di polveri sottili.

Referenze per approfondire:

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