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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Da circa 30 anni una popolazione di cavalli bardigiani si è reinselvatichita sull'Aveto, un'area naturale protetta della provincia di Genova, in Liguria.

I cavalli nel tempo sono diventati specie protetta e molti soldi sono stati spesi per aiutate la convivenza tra cavalli e umani.

Terminata l’emergenza sanitaria legata al Covid 19, è potuto ripartire nei giorni scorsi, nelle valli dell’entroterra del Levante, un progetto molto importante e anche piuttosto centrale in fase di sicurezza del territorio, delle abitazioni e dei cittadini: il monitoraggio di quella popolazione di cavalli liberi che vive tra la Val Graveglia, la Valle Sturla e la Val d’Aveto affidato alla Asl4 di Genova. Ma non tutti i residenti sono contenti o convinti che l'investimento porti a soluzioni.

I cavalli spesso sconfinano, invadono terreni agricoli e insediamenti urbani.

Il progetto Rewild è stato recentemente finanziato con 108mila euro di denaro pubblico. Prevede censimento, cattura di alcuni esemplari per studiarne lo stato di salute e dissuasori perché i cavalli non possano sconfinare dove vivono umani, nei loro campi agricoli o negli insediamenti di bestiame di allevatori.

Nel 2010 era stato finanziato un progetto di cattura e adozione, fallimentare, poiché molti cavalli morirono per lo stress, per cui si decise di non catturarli più per diminuirne il numero.

Per la verità, varie popolazioni di selvatici nel mondo, tra cui mustang americani, al fine di limitarne il numero senza ricorrere ad uccisioni di massa, sono soggetti a catture, educazione a domestici e ricollocamento con successo. Alcune popolazioni di selvatici sono limitate tramite il controllo della fertilità. Quindi il fallimento delle operazioni del 2010 è semplicemente imputabile al fatto che non ci fossero le persone e risorse adeguate al compito.

La mitigazione dell’impatto della fauna selvatica sulle attività antropiche è stata tra­dizionalmente condotta attraverso il controllo letale delle popolazioni animali. Tut­tavia, almeno per quanto riguarda i cavalli, la sensibilità attuale scoraggia questo tipo di azione.

Il ricollocamento di cavalli reinselvatichiti è tutt’altro che privo di problematiche:

  • gli animali traslocati soffrono spesso di stress e traumi fisici legati alla cattura, se-dazione, trasporto e rilascio in un’area sconosciuta.
  • assieme agli animali vengono traslocati parassiti e agenti patogeni con conseguenze potenzialmente deleterie per altri individui e specie presenti nell’area di rilascio.
  • il costo del ricollocamento è oneroso.

Tuttavia, ci sono state esperienze di successo con i cavalli.

Il controllo di fertilità, che agisce sulla natalità anziché sulla mortalità, è ugualmen­te percepito come un metodo ben collaudato con i cavalli, ma nessun programma di controllo della fertilità è mai stato fatto in Italia.

Specie                      N.           Studio    Vaccino           Risultati                                       Riferimenti

sterilizzazione

I programmi di controllo delle fertilità presentano essi stessi qualche criticità. Anche se la natalità diminuisce, nel frattempo il numero di equini - che sono animali longevi - che invadono le zone antropiche è medesimo, con potenziale danno all’agricoltura, malcontento sociale e possibili contrasti tra i diversi gruppi di interesse. Inoltre, la durata dell'efficacia del contraccettivo non è prevedibile. I costi previsti per la vaccinazione contro la fertilità sono alti. In Italia non è chiaro chi dovrebbe pagarne i costi.

Intanto, l'unica cosa certa, è che 30 anni di convivenza non hanno portato alla soluzione del problema che richiederà, probabilmente, interventi più strutturali rispetto a dissuasori qua e là previsti dal programma Rewild, anche perché i cavalli continuano a riprodursi e i branchi diventeranno negli anni sempre più invasivi delle zone antropiche.

Speriamo solo che in Italia non si debba fare con fanno in Australia, sparare ai brumbles dagli elicotteri, o come fanno in alcuni stati degli USA con i mustangs, deportazioni di massa per il macello, perché il non affrontare per tempo soluzioni strutturali, porta solo all'ingigantirsi dei problemi.

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