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Sebbene i bisogni fisiologici dei cavalli, specialmente quelli da prestazione, siano più che seguiti, il soddisfacimento dei loro bisogni psicologici può mancare.

Le stalle sontuose che ospitano certi cavalli non sempre corrispondono al benessere animale. I cavalli da competizione, ma anche cavalli con meno pretese, possono essere vittime di crudeltà psicologica involontaria da parte dei loro custodi benintenzionati, che pensano che il bene dei cavalli sia farli uscire per movimentarli secondo i propri comodi e sempre per un obiettivo umano, non con l'ottica dei desideri dei cavallli.

Una giornata nella vita del cavallo selvatico comporta da 16 a 20 ore di pascolo con foraggio di qualità medio-bassa in un branco che forma un'unità sociale stabile, spesso per tutta la vita. Le gerarchie di dominanza vengono stabilite rapidamente e, una volta instaurate, i conflitti sono rari. I branchi si nutrono di pascolo su vasti territori per soddisfare il loro fabbisogno energetico e si impegnano solo occasionalmente in gare di velocità per sfuggire al pericolo. La sopravvivenza può essere precaria, ma a meno di condizioni ambientali avverse, il foraggiamento è libero come lo è la movimentazione.

In confronto, i cavalli di oggi vivono confinati in box ristretti, mangiando una dieta ricca in proteine e limitata in quantità, durante sessioni di alimentazione programmate. I cavalli escono quasi esclusivamente per essere mossi in recinti in sabbia a volontà del proprietario.

Molti scienziati che si occupano della questione del benessere psicologico equino suggeriscono che l'affluenza al pascolo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in branco è la soluzione ottimale a una pletora di malattie psicologiche. Tuttavia, la superficie dei pascoli è un lusso che poche strutture di alloggiamento di cavalli sono in grado di offrire.

I proprietari, protettivi del loro investimento, e spesso interessati più che altro a fare uno sport o lavoro con l'equino, sono riluttanti a offrire ai loro cavalli maggiore libertà, soprattutto con altri cavalli, perché temono che il proprio animale possa diventare meno competitivo o farsi male, se gli si dà troppa libertà.

E' un pò il concetto dei cani da caccia tenuti a vivere reclusi in gabbia. Certi cacciatori ritengono che gli animali diano prestazioni migliori se l'unica attività a cui si dedicano è quella del lavoro per cui sono stati allevati; perciò negano al cane una vita sociale o familiare, tavolta anche nutrendolo in modo da massimizzare la performance, non la salute, in modo che l'animale sia carico ed eccitatissimo quando è il momento di uscire. Se poi il cane non è utile per la caccia, non bravo a sufficienza, lo abbandonano senza alcuno scrupolo.

I proprietari di molti cavalli vogliono che i loro animali si alimentino con mangimi di alta qualità per fare muscolo, non importa se è una alimentazione che sottopone il cavallo a rischio di colica, ulcere e patologie psicologiche. Dal punto di vista fisico il problema del cavallo è che non ha un sistema digestivo nato per stare molte ore senza masticare, e può andare in acidità a digiuno. Dal punto di vista psicologico invece, si pone il problema del tempo e di come trascorrerlo in isolamento se il cavallo non ha nulla da mangiare e neppure consimili con cui consolarsi, mentre il movimento è bloccato dallo spazio ristretto con scarsi stimoli sia fisici, sia mentali. La possibilità di fuga preclusa. Rimane solo la schiavitù in attesa di servire il padrone a suo comando.

Nonostante migliaia di anni di addomesticamento, il cavallo non è ingegnerizzato geneticamente per rinunciare senza feedback negativo ai suoi bisogni naturali. I cavalli moderni, data l'opportunità, formano ancora gruppi stabili, foraggiano continuamente su vasti territori, e si danno al galoppo per fuggire predatori percepiti o reali, esattamente come i cavalli primordiali e non si lasciano avvicinare facilmente da umani sconosciuti.

Pertanto, poniamo l'equino di oggi in una situazione contro natura. Il cavallo possiede adattamenti evolutivi e comportamenti istintivi che non servono più a uno scopo utile (formazione di forti legami sociali, una risposta di fuga innescata dalla paura e la capacità di vivere su foraggio scarso diffuso su grandi distanze), e allo stesso tempo manca di adattamenti per le sfide affrontate nel suo ambiente attuale (reclusione fisica, alimentazione ricca ma limitata e relazioni instabili).

Valutare la felicità del cavallo come parametro fondamentale per il suo benessere

Numerose ricerche indicano che con piccole modifiche possiamo migliorare in modo significativo il benessere psicologico dei cavalli. Un modo per esplorare il benessere psicologico è guardare alle stereotipie equine: sequenze comportamentali ripetitive, stilizzate e coerenti che sembrano non avere uno scopo utile o ovvio. Le stereotipie di solito si sviluppano in situazioni di frustrazione quando a un animale viene impedito di eseguire un comportamento motivato o quando deve affrontare stress, paura, mancanza di stimoli, noia.

Le stereotipie non sembrano comportamenti diffusi nei cavalli selvatici. Gli esempi includono il ballo dell'orso, il ticchio di appoggio, lo scuotimento del capo come tic nervoso. Gran parte della ricerca scientifica identifica nel tornare a una gestione più naturale la metodologia più idonea per tentare di curare le stereotipie o ancora meglio per prevenirle. Le stereotipie sono risposte all'infelicità potremmo dire. Quindi puntare sulla felicità equina è la soluzione.

La felicità del cavallo può essere solo relativizzata alla sua natura, non a quella dell'essere umano, e quindi alle 3 cose più importanti per il cavallo: la formazione di forti legami sociali con conspecifici, la possibilità di fuga dai predatori con movimento libero (che può significare per il cavallo anche scegliere di allontanarsi da un proprietario che l'animale percepisce come suo nemico), la possibilità di foraggiarsi su spazi ampi gran parte del giorno.

La crudeltà di negare ai cavalli i comportamenti naturali

Alimento. Esistono prove convincenti che suggeriscono che l'alimentazione di cereali ad alto contenuto proteico con accesso limitato al foraggio è sia fisicamente sia psicologicamente difficile per un animale progettato per il pascolo quasi continuo. In primo luogo, una dieta ad alta concentrazione - con periodi di digiuno tra le somministrazione concesse - lascia i cavalli vulnerabili alla sindrome dell'ulcera gastrica equina (EGUS), il risultato di uno squilibrio tra le funzioni protettive e produttrici di acido dello stomaco. I cavalli, progettati per uno stomaco continuamente pieno, producono succhi gastrici che erodono il tessuto protettivo dello stomaco quando non c'è cibo per tamponare i loro effetti. A riprova, l'associazione tra uno stomaco vuoto e la formazione di ulcere è così prevedibile che la privazione alimentare è usata per creare di proposito ulcere negli animali da ricerca per sperimentare i rimedi. I segni clinici delle ulcere includono perdita di peso, scarso appetito, prestazioni svogliate,depressione e coliche da lievi a gravi, sebbene molti di questi sintomi possano essere abbastanza sottili da non essere diagnosticati e trattati. Le ulcere gastriche sono riportate nell'81% - 93% dei cavalli da corsa e nel 58% - 80% dei cavalli da sport equestri.

La prevenzione e il trattamento dell' EGUS sono simili; allentando temporaneamente il regime di addestramento e fornendo accesso al pascolo generalmente si curano le ulcere in poco tempo. Il fieno a libera scelta combinato con un'ampia affluenza a recinti di sgambamento sociali fornisce la migliore alternativa. È interessante notare che la ricerca indica che i farmaci per l'ulcera non prevengono o guariscono le ulcere a meno che le pratiche di gestione non siano modificate in modo significativo.

Anche le diete ricche di qualità / limitate in quantità sono problematiche perché vengono consumate troppo rapidamente, lasciando i cavalli per lunghi periodi a stomaco vuoto che produce acido. Il bisogno psicologico di foraggio del cavallo persiste anche se la sua fame fisiologica è saziata. Sebbene l'accesso al pascolo sia sempre l'ottimale, l'alimentazione di fieno a libera scelta può soddisfare questo bisogno psicologico di foraggio. I fieni di media qualità e più ricchi di fibre che richiedono più masticazione possono essere somministrati in quantità maggiori senza contribuire all'obesità. Fornire una selezione ponderata di fieni diversi può contribuire alla riduzione dello stress, perché la varietà è sempre un arricchimento ambientale.

Per incentivare il cavallo a mangiare più lentamente ci sono diversi stratagemmi, ma quello che funziona di più è fornire un foraggio poco proteico e in maggiore quantità.

Reclusione solitaria e movimento controllato. Le scuderie che offrono un'affluenza limitata o nulla ad aree di sgambamento compromettono il benessere psicologico manomettendo la naturale propensione al movimento libero del cavallo. Il confinamento tipico della maggior parte delle stalle per cavalli potrebbe essere considerato crudele, anche se involontariamente. Molte persone non si fanno domande, viene detto loro che va bene così, altre non pensano di avere alternative. Poi ci sono coloro che semplicemente se ne fregano del benessere equino, perché il cavallo è solo uno strumento al servizio del loro piacere.

Tuttavia, la natura solitaria di questa reclusione è un abuso dal quale si salvano, tra gli scuderizzati in modo intensivo, solo i cavalli che almeno passano molte ore fuori dal box in attività con umani. Il cavallo ha la necessità primaria e non accessoria di interazione sociale visiva e tattile con altri cavalli. La movimentazione del cavallo a mano o montata non è per il cavallo la stessa cosa, non ha lo stesso valore e non reca lo stesso piacere.

I cavalli si sono evoluti per evitare l'aggressione e abbracciare l'affiliazione. Per vivere con successo il branco, i cavalli hanno sviluppato un repertorio comportamentale che preclude la competizione per le risorse dove l'erba è a disposizione di tutti, tanto più che le gerarchie di dominanza sono abbastanza stabili. Certo, i cavalli agonisti, non abituati, condizionati con diete super proteiche e privati dei loro bisogni primari a lungo, potrebbero inizialmente trovarsi a disagio nell'accesso a recinti, specie di gruppo. Tuttavia, il rischio può essere migliorato introducendo gradualmente i potenziali compagni, rimuovendo i ferri alle zampe posteriori fino a quando non sono state stabilite le gerarchie di dominanza, lasciando spazio sufficiente e mantenendo le dimensioni del gruppo piccole e stabili.

In alternativa, la scuderizzazione moderna prevede box che consentono ai cavalli di avere un contatto tattile con i vicini adiacenti attraverso le sbarre a mezza porta anziché il muro pieno. Nei casi ancora più evoluti, i box si aprono su singoli recinti che aumentano ulteriormente gli orizzonti visivi, consentendo il contatto visivo e tattile con altri equini e fornendo al cavallo un certo grado di controllo ambientale.

La visione ancora più naturalista prevede la stalla attiva in cui cavalli vivono insieme e si muovono dentro e fuori a piacimento su spazi ampi.

Privazione di forti legami con consimili. Quando i cavalli sono privati dei propri simili devono accontentarsi dell'umano, e allora la toelettatura praticata da umani diventa un sostitutivo del grooming tra equini.

Il bisogno di un cavallo di formare legami di coppia duraturi li incoraggia a legarsi prontamente con membri di altre specie. Per formare il legame, è fondamentale che i proprietari trascorrano molto tempo con i loro cavalli in attività non studiate appositamente per l'agonismo - toelettatura, pascolo a mano, tempo passato a giocare o al movimento senza bisogno di performance competitiva, ma solo di piacere reciproco.

Purtroppo i cavalli, essendo spesso finalizzati alla sola competizione, lavoro o divertimento del proprietario, non possono contare neppure su legami stabili. Cambi di scuderia che separano da cavalli amici e cambi di proprietario possono essere frequenti, privando il cavallo della stabilità di una famiglia unita, che è parte del suo benessere psicologico.

Sicurezza. Si tratta di un concetto ambivalente come il benessere, per l'umano può significare contenimento anche coercitivo del cavallo, per quest'ultimo significa possibilità di fuga (che è la miglior difesa del cavallo) e protezione data dall'inserimento in un branco stabile, perché laddove si è in tanti ci si può mimetizzare, ed è meno probabile essere la vittima predeterminata del carnefice. Il cavallo viene privato di tutte le sicurezza che avrebbe in natura, impedendogli in ogni modo la fuga, punendolo quando tenta e privandolo di un branco. Questo può generare parecchia ansia e incertezza, specie se la privazione non è compensata da stabilità affettiva e da routine rassicuranti.

Conclusioni

Molto si può fare per correggere queste storture alla felicità dei cavalli, basta volerlo, smettendo di considerarli un mezzo per altro, e cominciando a considerarli parte integrante della famiglia e come tali con i propri diritti specifici, che non necessariamente combaciano con i desideri o i bisogni dei proprietari.

La ricerca di compromessi di equità è ciò che contraddistingue l'amore sincero, che significa rispettare le differenze con grande intensità, tollerare i difetti e relazionarsi per fiducia, non per costrizione. Non si può dire di amare un cavallo fino a che non si impara a prendersene cura con rispetto dei suoi bisogni, con compromesso tra ciò che vuole lui e ciò che vogliamo noi, e con la stabilità relazionale.

Tutto il resto non è benessere equino, è egoismo o tutt'al più preservare la salute del cavallo per uno scopo, un lavoro o uno sport. Salute e benessere non sono lo stesso concetto, perché per benessere si intende qualcosa di più di non avere malattie diagnosticate.

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