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giustizia

 

Blogger Naomi Tavian

(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

Quando si tratta di cavalli, non ci sono regole fisse o un singolo modo corretto di fare le cose, ma molte sfumature di grigio. Un argomento comunemente affrontato è quello relativo alle capezzine e testiere.

Le capezzine esistono in forme, materiali e misure diverse a seconda dell’azione e utilizzo. La discussione riguardo a questo finimento viene sia da un punto di vista etico che pratico. Ognuno di noi è di parte in una certa misura, perciò per evitarlo è meglio cercare di vedere i fatti in modo da arrivare più possibili vicini alla verità mantenendo pero un distacco emotivo. La capezzina è la recente evoluzione del capezzone, il quale però ha un utilizzo decisamente diverso. Con poche eccezioni, la storia equestre infatti non ne comprende l’uso, e ciò è facilmente osservabile nei dipinti e opere d’arte.

I più comuni stili di capezzine sono:

  • Capezzina Irlandese (senza chiudibocca)
  • Capezzina Irlandese Completa
  • Capezzina Messicana o incrociata
  • Capezzina Tedesca
  • Capezzina da Dressage
  • Micklem 

Le ragioni più comuni per le quali i cavalieri e addestratori usano le capezzine sono svariate: 

  • Avere un cavallo con la bocca morbida e ferma, incoraggiando il contatto con l’imboccatura
  • Disincentivare movimenti che lasciano che il cavallo eviti il contatto
  • Per attaccare una martingala fissa
  • Evitare che il cavallo disallinei la mascella
  • Indurre il cavallo a tenere la testa più bassa
  • Era attaccata alla testiera
  • Suddivide la testa del cavallo in modo piacevole dal punto di vista estetico
  • Mantenere l’imboccatura alta nella bocca in modo che il cavallo non la possa scavalcare con la lingua
  • Trasferire la pressione delle redini sul naso
  • Limitare il movimento indietro dell’imboccatura quando la tensione delle redini viene applicata
  • Far masticare il cavallo
  • Tenere più ferma l’imboccatura nella bocca del cavallo
  • Per limitare il fenomeno detto ‘headshaking’

Niente di nuovo fin qui, giusto? Qualcuno di voi probabilmente sente dire queste cose da tutta la vita, ma avete mai ragionato sulla veridicità di queste giustificazioni? Analizziamole. 

Termini come “morbida”, “dura”, “pesante”, “sottomessa”, “educata” sono spesso usati riferendosi a bocche o imboccature. C’è la “bocca morbida” e la “bocca dura” e anche le “imboccature gentili”, ma queste parole si riferiscono alla nostra sensazione riguardo a tipi diversi di cavalli e non a ciò che realmente accade per farci provare quella sensazione.

Quindi perché non basarsi sui fatti invece che sulle parole? La chiave per risolvere questa situazione è semplicemente domandarsi ‘perché’.

Il cavallo apre la bocca quando le redini sono attive, o disallinea la mascella, o passa l’imboccatura con la lingua. Sappiamo cosa sta succedendo, ma generalmente le ragioni celate dietro ad esse vengono ignorate. 

I cavalli aprono la bocca per una semplice ragione: dolore.

Aprire la bocca e generalmente anche alzare la testa riduce la pressione sulle barre e sulla lingua, dando sollievo. Ciò è semplice da verificare, se alleggerite le redini, il cavallo apre la bocca?

Si potrebbe valutare ogni punto elencato sopra in modo distinto, ma non è necessario, poiché nascono dallo stesso problema, l’accettazione dell’imboccatura.

Il cavallo non vuole rendervi la giornata difficile o essere disobbediente, fa ciò che crede di dove fare o ciò che si sente di fare. Se prova dolore e non capisce, reagirà. Un cavallo a cui è stata introdotta correttamente l’imboccatura, terrà la bocca chiusa, le labbra morbide e rilassate, masticando spesso, cedendo facilmente quando gli vengono richieste flessioni e non si oppone alle richieste della mano.

Tutto ciò ha un obiettivo : la confidenza.

È quando il cavallo ha paura o non capisce che reagisce. È chiaro quindi chi mettere una capezzina o un chiudibocca non aumenterà magicamente la confidenza del cavallo e non gli insegnerà nemmeno che non lo dovrebbe fare.

Ciò che insegna al cavallo a essere confidente e accettare l'imboccatura sono il cavaliere e le sue mani. Egli infatti deve comunicare con il cavallo in modo che capisca e non senta il bisogno di reagire o opporsi. 

Per giudicare meglio la situazione ci si può fare delle semplici domande:

  • Il cavallo ha compreso ciò che gli è stato chiesto?
  • Flette facilmente il collo quando gli viene richiesto?
  • Le sue labbra sono tese o rilassate?
  • Alza la testa o strappa via le redini?
  • È generalmente confidente con l’essere montato?
  • Il cavaliere è sufficientemente sensibile per montare con un imboccatura specifica o con una di esse in generale?

Ciò di cui molti non si rendono conto, è quanto delicata sia la bocca di un cavallo. Di solito la forza applicata sulle gengive è eccessiva e può essere sufficiente a causare tutti i comportamenti descritti sopra.

Uno studio presentato alla Equitation Science Conference nell’ottobre del 2011 da Hayley Randle, PhD, da un punto di vista ovvio ma soggetto a errata interpretazione.

“La tensione della capezzina sembra decisamente aumentare la sensibilità all’imboccatura, in quanto ha un effetto sulla tensione delle redini necessaria per un contatto medio. Ciò suggerisce che stringere la capezzina rende il cavallo più sensibile all’imboccatura.”. “Essenzialmente, stringere la capezzina di un buco sembra ridurre la tensione necessaria per mantenere il contatto.” 

Come mai? Perché un cavallo che apre meno la bocca, non può evitare la pressione dell’imboccatura come in precedenza.

Un cavallo montato da un cavaliere attento non ha bisogno di capezzine o chiudibocca. Quindi la risposta alla domanda, ‘quale capezzina è meglio per il mio cavallo?’ è: nessuna.  

Naomi Tavian

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