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giustizia

 

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Costrinse ragazzino a fare sesso. Maestro di equitazione a processo.

«Iniziò a molestarmi quando avevo 15 anni». Ma la difesa: bugie, lo dimostreremo.

L’accusa di molestia su minore è ancora più grave quando c'è un vincolo professionale di insegnamento. L’imputato è stato rinviato a giudizio nell'ottobre del 2018 e si attende la sentenza di primo grado.

L'imputato lavora nei maneggi del veronese come istruttore di equitazione ed è quindi necessariamente a contatto con allievi, spesso anche minorenni.

L’imputato reclama la propria «totale estraneità ai fatti che gli vengono addebitati». Nel corso delle indagini, si è fatto interrogare sostenendo la «totale insussistenza delle accuse» . Di tutt’altro avviso la procura: stando al capo d’imputazione, che ricalca i contenuti della denuncia della vittima (che si è costituita parte civile e quindi potrà chiedere un risarcimento danni in caso di eventuale condanna).

Gli abusi sessuali sul ragazzo, ora maggiorenne, si sarebbero protratti dal giugno 2011 al maggio 2015, quando l'uomo era un ragazzino minorenne.

Stando all’accusa, l’istruttore avrebbe «abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica» del ragazzo, che sarebbe stato da lui «psicologicamente soggiogato». Lo avrebbe quindi «costretto a compiere e subire atti sessuali, in particolare da quando aveva 15 anni e fino, almeno, al raggiungimento della maggiore età, intrattenendo con lo stesso una relazione sentimentale e compiendo con lo stesso rapporti sessuali completi».

Una ricostruzione che, comunque, viene contestata in toto dalla difesa: stando all’istruttore, infatti, non solo non si sarebbe mai verificata alcuna violenza, ma neppure una relazione erotica o sentimentale. Al contrario, secondo la difesa, si sarebbe trattato di una affettuosa amicizia.

A far scattare la querela il padre del ragazzo che si è impossessato del cellulare del figlio e visionato sms «equivoci» tra il figlio e il suo istruttore.

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