La normativa italiana sta solo muovendo i primi passi in questo ambito, ed è ancorata ad un impianto normativo che vede ancora le risorse naturali come un territorio di conquista e appropriazione, da cui la presente difficoltà, ad esempio, a riconoscere la tutela animale e ambientale in costituzione.

La palese carenza di regole in merito alle gestione di ambiente collettivo, permette alcuni scempi che sono sotto gli occhi di tutti per inquinamento ambientale. Le cose però possono cambiare, se si accetta di ammodernare la costituzione e l'impianto normativo per una migliore difesa dei soggetti ambientali.

Riconoscere all'ambiente la qualifica di essere "senziente" o personalità giuridica, impedirebbe la possibilità di utilizzazione privata o commerciale di risorse naturali importanti per la tutela e la salute del pianeta. L'ambiente danneggiato potrebbe poi chiedere il risarcimento per i danni subiti illegalmente, e quelle risorse potrebbero essere reimpiegate per recuperare l'area alla sua naturalezza.

Al fine di realizzare tale obiettivo, tuttavia, sarebbe necessario che lo Stato Italiano approvasse una normativa, da un lato in grado di rendere possibile il riconoscimento della personalità giuridica ambientale, stabilendo diritti e doveri e, dall'altro, fissando chi sia in grado di rappresentare quell'interesse. Il tutto sperando di non cadere nella solita contraddizione di un ente pubblico che disciplina sfruttamento e tutela della stessa entità, avvitandosi in un conflitto di interessi, dove il criterio per il profit vince sempre.

Un riconoscimento della personalità giuridica ambientale consentirebbe alle nuove generazioni di godere delle stesse risorse naturali delle quali avevano goduto le precedenti, senza assistere a un depauperamento irreversibile.

In alcuni paesi, ad esempio, legislatori e giudici hanno ritenuto che alcuni fiumi o foreste di particolare rilievo, prossimi a una probabile distruzione ecologica, dovessero essere giuridicamente qualificati alla stregua di persone. Non oggetti, dunque, ma soggetti, e in quanto tali titolari di diritti azionabili in giudizio. 

Accanto alla personificazione di esseri ambientali, l'altra strada messa in campo dal diritto per tutelare le risorse naturali è la personificazione dei diritti di umani non ancora esistenti. Da qui la proposta di inserire in costituzione la tutela ambientale per le future generazioni. Questo cambierebbe completamente il paradigma di diritto.

L’architettura del diritto occidentale, infatti, si fonda sull’idea per cui la lesione di un interesse per essere “azionata" in un tribunale debba essere “attuale”. Il fatto deve essere già accaduto e aver già determinato un danno quantificabile. Non c'è una punizione anticipatoria per qualcosa che deve ancora avvenire. Tutelare l'ambiente per le future generazioni significa anticipare il danno: prima che quella foresta sia completamente distrutta va tutelata, affinché esista ancora per chi ancora oggi non esiste (i figli dei nostri figli).

Tra le novità da segnalare, l'ammissione in giudizio, nelle cause ambientali, di organizzazioni del terzo settore impegnate nella tutela della natura, le quali, nel processo, svolgono il ruolo di rappresentanti degli interessi dell'ambiente violato e dunque della possibilità di generazioni future di godere di quel patrimonio ambientale.

*A questo proposito, Horse Angels odv si è costituita recentemente in più procedimenti per danno ambientale: Dirty Iron, Arsenico, Iceberg e Imponimento, per citare i fascicoli più grossi in corso tra quelli che stiamo seguendo e che sono già approdati al processo. Vedi qui: https://www.horse-angels.it/in-tribunale.html