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E' circa ufficiale: il Reining dovrebbe rimanere in orbita FEI per il prossimo quadriennio.

Si attende  a breve di sapere anche la sede per i giochi WEG 2022 (tema in discussione al momento, in lizza Roma e Arizona).

Il Consiglio FEI ha approvato i termini di un nuovo accordo di cooperazione quadriennale che è stato firmato dalla National Reining Horse Association (NRHA) il 13 novembre, ma la controfirma della FEI è in attesa di approvazione da parte dell'Assemblea Generale di domani.

La discussione nella sessione odierna presso l'Assemblea generale si è incentrata sul nuovo accordo e sugli indicatori chiave di prestazione (KPI) volti a garantire la crescita sostenibile della disciplina nei prossimi quattro anni se rimarrà nella FEI. L'accordo stabilisce i parametri del partenariato per quanto riguarda la giurisdizione degli eventi, l'implementazione di adeguati controlli da parte della NRHA per monitorare se un evento è internazionale o nazionale e le conseguenze di qualsiasi violazione sostanziale.

La FEI ha affermato che il feedback della comunità è stato straordinariamente positivo per mantenere il Reining nella famiglia FEI e questo ha risuonato anche nei commenti della discussione durante il dibattito a Mosca.

All'Assemblea generale straordinaria di domani, alle Federazioni nazionali verrà chiesto di votare sul mantenimento del Reining come disciplina FEI, sulla base dell'Accordo con l'NRHA e gli indicatori chiave di prestazione, e anche di votare sul mantenimento della disciplina negli Statuti FEI. Se il voto è favorevole, la FEI contatterà anche l'American Quarter Horse Association (AQHA) per concordare le condizioni per la cooperazione.

Per quanto riguarda il resto delle discipline:

La FEI ha annunciato le città alle quali è stata assegnata l’organizzazione di vari eventi internazionali tra i quali i Mondiali di equitazione (World Equestrian Games) del 2022, che saranno qualificanti per le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2024: a Pratoni del Vivaro, in provincia di Roma, sono stati assegnati completo (specialità olimpica) ed attacchi (specialità non olimpica), mentre ad Herning, in Danimarca, si disputeranno salto (specialità olimpica), dressage (specialità olimpica), para-dressage (specialità paralimpica) e volteggio (specialità non olimpica).

In attesa di assegnazione il reining e l'endurance.

L'uso di attrezzature e pratiche di addestramento e la prevalenza di problemi comportamentali in equini da diporto nel Regno Unito è uno studio del 2012 dei ricercatori universitari J. Hochkenhull e E. Creighton.

Ragioni per lo studio: i cavalli da diporto del Regno Unito sono principalmente cavalli di proprietà. Problemi di comportamento nascosti possono compromettere l'impiego del cavallo e portare il proprietario a disfarsene.
Metodi: è stato utilizzato un sondaggio anonimo online per un anno che ha generato dati su 1.326 cavalli.
Conclusioni e potenziale rilevanza: i dati descrittivi sulla vita lavorativa dei cavalli da diporto nel Regno Unito forniscono preziose statistiche di base per questa vasta parte della popolazione di cavalli del Regno Unito. L'elevata prevalenza di problemi comportamentali nei cavalli montati, registrati sul 91% del campione, rappresenta una preoccupazione per tali cavalli da diporto e può indicare importanti problemi di sicurezza e di benessere del cavallo.

Dati rilevati in pillole:

  • La maggior parte dei cavalli sottoposti a campionamento è impegnata in equitazione di campagna. Seguito da monta in piano in rettangolo. Una minoranza è dedita agli sport equestri, e tra questi i più diffusi sono il salto e il dressage.
  • Il 97% degli intervistati è di sesso femminile.
  • Il grooming è l'attività in cui si spende più tempo, fino a 11 ore a settimana.
  • La stragrande maggioranza dei cavalli è tenuta principalmente per diporto o competizione, non per affetto o compagnia.
  • La sella più usata è la multidisciplinare. Nel campione pochi si sono rivolti a un professionista per scegliere la sella adatta allo specifico cavallo. Il 12% degli intervistati non ha mai o ha raramente verificato la conformità della sella al proprio cavallo. Alcuni intervistati hanno riferito di aver fatto esaminare la schiena dal cavallo da professionisti, come il veterinario, senza pensare a consultare un sellaio professionista per valutare la conformità della sella alla schiena dell'equino. Il 9% degli intervistati ritiene che non siano richiesti controlli professionali in quanto utilizzano selle senza arcione. La sella sbagliata può determinare il 20% dei problemi comportamentali senza che i proprietari ne abbiano consapevolezza.
  • Solo l'1% degli intervistati ha riferito di non controllare mai i denti del proprio cavallo. Il 97% degli intervistati li fa controllare una volta l'anno.
  • L'uso dei maniscalchi è diffuso, con solo il 4% degli intervistati che non fa uso del maniscalco per i piedi del cavallo. Un certo numero di intervistati (24%) preferisce il cavallo scalzo e si rivolge a pareggiatori qualificati.
  • Il filetto snodato è l'imboccatura più utilizzata (84%), seguito da filetto a leva (54%), pelham (49%), hackamore o bitless (48%).
  • Gli ausili per il controllo variano molto: il 59% degli intervistati utilizza un frustino, il 35% la martingala, altrettanti nasaline o chiudibocca, il 19% speroni, il 4% le redini di ritorno. Solo il 22% degli intervistati inclusi nel campione non utilizza rinforzi negativi.
  • Per l'addestramento i più utilizzano quello tradizionale, tecniche alternative di doma dolce, equitazione naturale e similari, sono conosciute e state utilizzate dal 56 al 18% degli intervistati, probabilmente riflettendo atteggiamenti mutevoli nei confronti dell'addestramento del cavallo.
  • Il 91% degli intervistati lamenta problemi comportamentali. In particolare, il più diffuso è la timidezza o ritrosia del cavallo, che può generare problemi di fuga e quindi di sicurezza. Altri problemi frequenti, resistenza ai comandi, lotta con l'imboccatura, calci, rampate. Meno, imbrancamento e rifiuto di allontanarsi dalla stalla/paddock.

Questo studio fornisce dati di base descrittivi sulla vita lavorativa dei cavalli da diporto del Regno Unito, che rappresentano numericamente la maggioranza della popolazione equina nel paese dato. L'elevata prevalenza di problemi comportamentali nei cavalli montati incide negativamente sulla sicurezza e benessere dei cavalli stessi.

Per approfondire:

The use of equipment and training practices and the prevalence of owner-reported ridden behaviour problems in UK leisure horses.
J. HOCKENHULL and E. CREIGHTON

Equine Veterinary Journal ISSN 0425-1644 DOI: 10.1111/j.2042-3306.2012.00567.x

Già nel 2015 la Svizzera, che ha la normativa di tutela equini più progressista al mondo, ha bandito a partire dall'anno successivo le redini di ritorno dagli sport equestri.

Le ragioni? Dal comunicato stampa di allora: "Gli sport equestri si trovano al centro delle attenzioni del grande pubblico, ma sfortunatamente non sempre nel senso positivo della cosa. Le immagini di cavalli montati con le redini di ritorno danno un'impressione di sottomissione e di contrasto negli osservatori poco pratici di equitazione. La Federazione Svizzera deglli Sport Equestri vuole impegnarsi continuamente e in modo propositivo per il benessere dei cavalli. Per fare questo, ha bisogno della comprensione e del sostegno di tutti i suoi membri, dei funzionari, delle amazzoni e dei cavalieri.

Ma perché è necessaria una proibizione delle redini di ritorno?

L'agonismo equestre non è, generalmente parlando, ben visto, neppure dal pubblico di amatori che costituisce la base dell'equitazione. Ma solo per un ritardo nelle riforme strutturali necessarie per andare incontro alla sensibilità attuale per i cavalli da parte del pubblico. Rispetto al settore amatoriale, comporta la disaffezione verso il cavallo, equiparato a uno strumento che, se si rompe, si cambia. Non solo. Nell'ambito dell'agonismo, le richieste al cavallo possono essere eccessive rispetto alle reali possibilità dell'animale, fino a che quest'ultimo può "rompersi", per essere poi "cambiato" per un cavallo nuovo, più prestante.

L'interrogativo dunque che il pubblico si pone è se lo sport d'elite è davvero eticamente corretto verso i cavalli.

Il benessere e la protezione del cavallo negli sport equestri sono al centro delle richieste alla FEI (l'organismo internazionale che regola gli sport equestri) di proibire una cosa o l'altra.

Sbarrare il cavallo per costringerlo a saltare più in alto è stato proibiito sulla carta, purtroppo è ancora molto praticato nell'omertà generale sui campi di allenamento. Il rollkur (iperflessione) era stato proibito, per essere sostituito dalla pratica denominata LDR, che ne è una forma edulcorata.

Per conquistare la simpatia del pubblico, che premia generalmente il cavallo e non l'atleta umano, occorre rinunciare a qualche strumento di bondage per dare più spazio alla relazione umano/equino, perché a vincere sia la collaborazione amicale tra atleta umano e atleta equino, introducendo vari gradi di liberalità.

L'utilizzo responsabile del cavallo nello sport sarà decisivo in avvenire. L'immagine con la quale si presenta al grande pubblico, agli spettatori, ai media, agli sponsor sarà dunque essenziale per la crescita e la reputazione degli sport equestri.

Strumenti di bondage criticati in base al principio less is more, togliere (di costrizione) per aggiungere (di credibilità, empatia, etica)

Sono queste le strumentazioni considerate, non solo dal pubblico generico, magari non edotto in cavalli, ma anche da veterinari ippiatri impegnati nello spingere l'asticella di tutela più in alto, piuttosto che corroborati da qualche studio scientifico da parte di equipe universitarie, come potenzialmente più dannose per il corpo e la psiche del cavallo.

Potenzialmente perché la negatività potrebbe essere riassorbita dal corretto uso dello strumento coercitivo. Ma poiché impedire l'uso scorretto, lontano da telecamere e campi di gara, è pressoché impossibile, una strategia più razionale potrebbe essere quella di togliere, anche perché permette di cambiare le regole del rapporto umano/equino, mettendo un punto luce su empatia, collaborazione volontaria, educazione vs addestramento: tutti temi alla moda, oltreché intrinsecamente etici. A ben pensarci, anche nell'educazione umana un tempo si usavano fruste, cinghie, stiletti. Oggi se un insegnante tira anche solo uno schiaffo all'allievo, la denuncia penale è quasi scontata.

I tempi cambiano. Ora anche gli sport equestri sono chiamati a mutare rinunciando a qualcosa per rimescolare le carte.

Su briglie e chiudibocca, vi abbiamo linkato le pagine apposite del sito. Qui la disquisizione si concentrerà sull'uso indiscriminato delle redini di ritorno.

Motivi per non usare le redini di ritorno:

  • Il contatto in senso classico diventa possibile solo se il cavallo lascia fluire i suoi movimenti attraverso il suo corpo flessibile, quindi alla fine "cerca" la connessione aggiustando l'incollatura. L'imboccatura viene trasportata dai muscoli rilassati della mascella sulle barre della bocca del cavallo.
  • La connessione non si forma legando la bocca del cavallo con un nasello stretto. Il contatto corretto può essere raggiunto solo con una bocca attiva; l'articolazione mandibolare deve essere in grado di muoversi. Le fasce nasali di qualsiasi tipo non devono essere regolate troppo strettamente. La mascella deve rimanere mobile; in caso contrario, si creerà una tensione che si trasferirà all'intero corpo. Guidare con le mani troppo dure e influenzare continuamente il cavallo con l'aiuto di redini troppo forti ha un effetto negativo sull'anatomia dell'animale.
  • Solo un'imboccatura morbida e ben adattata (a snodo singolo o doppio) durante l'intero corso di addestramento di un cavallo garantisce un'equitazione "anatomica". L'anatomia della mascella inferiore, unica per ogni cavallo, determina la scelta dell'imboccatura. Lo scopo di utilizzare un morso più severo dovrebbe essere solo quello di perfezionare gli aiuti. Non dovrebbe mai diventare un mezzo di coercizione per controllare il cavallo o forzarlo in una performace.
  • In un cavallo l'unica connessione ossea del cranio alla colonna cervicale si trova abbastanza in alto con il resto della testa e del collo, comprese le prime vertebre del collo, collegate solo attraverso parti dei tessuti molli. L'anatomia ossuta di quest'area spiega perché una briglia che agisce all'indietro crea una grande azione a leva, si verifica una forza enorme che può ripercuotersi sulle barre, sui legamenti della schiena e sul sistema muscolo schelettrico. Una leva eccessiva può impedire al cavallo di accomodarsi alla meglio per difendersi dal dolore, che è una spia di autoconservazione. Come possono allora la schiena e le gambe rimanere in salute se l'aggiustamento spontaneo è impedito da mezzi di costrizione?
  • I principi classici di cavalcare un cavallo da dietro in avanti, verso la mano del cavaliere, sono fondamentali per mantenere il cavallo in salute. Solo imparando a sentire le resistenze del cavallo si può rispettarlo. Serve molta educazione del cavaliere, e una prudente esperienza, per rendere il contatto sensibile. Mentre si utilizzano questi rinforzi coercitivi con principianti che non hanno né l'esperienza, né l'educazione necessaria per sentire il cavallo, in pratica si danno strumenti di lesione in mano a chi non sa usarli. Ciò che si viene a creare, è il sistema opposto a quello dei principi classici della bella equitazione, il cavalcare un cavallo dalla parte anteriore a quella posteriore - che porta inevitabilmente a difetti nei movimenti e compromette la salute muscolo-scheletrica dell'animale.
  • Ogni tentativo di collocare meccanicamente la testa e il collo del cavallo in un determinato assetto tramite l'imposizione coercitiva ha conseguenze nefaste. Le redini di ritorno moltiplicano l'effetto della forza dell'imboccatura sulle barre e fondamentalmente agiscono per costringere il cavallo alla flessione della testa, ma in modo scorretto, senza la progressione e quegli aggiustamenti anatomici che servono per salvaguardare la salute del cavallo.

Risultati del cattivo uso delle redini di ritorno:

  • cavalli che presentano ritrosie e fanno resistenze continue
  • zoppie agli anteriori
  • tensioni alla schiena

Per tutto questo e altro ancora, è necessario chiedere alla FEI di vietare o regolamentare fortemente l'utilizzo delle redini di ritorno in equitazione. Se siete d'accordo, condividete questo articolo e scrivete alla FEI di adottare il principio: meno per più.

Clean Endurance International, un'organizzazione internazionale con sede legale in Francia, si occupa di sensibilizzare la FEI per ripulire il mondo dell'endurance dal doping.

Grazie ai copiosi sforzi di Clean Endurance International, si è formato il Comitato temporaneo Endurance della FEI, che ha lavorato per un anno per presentare proposte di modifica delle regole per garantire la sicurezza dei cavalli nell'endurance. Occorre infatti tenere presente che si tratta di una delle discipline più pericolose in assoluto per l'incolumità dei cavalli, sottoposti a notevole sforzo, spesso in condizioni ambientali estreme.

Il Comitato temporaneo per l'Endurance (ETC) ha lavorato instancabilmente per un anno, andando oltre quanto tutti i suoi precedenti avessero osato fare con le riforme per salvaguardare l'immagine dell'endurance di fronte all'opinione pubblica. Il rappresentante degli atleti eletti, in particolare, ha subito notevoli pressioni e attacchi di odiatori sui social.

L' ETC ha ascoltato gruppi di interesse provenienti da molte nazioni. Ha pubblicato le riflessioni di tutte le Federazioni nazionali; anche quelle incoerenti di chi non è disposto a cambiare nulla per il bene dei cavalli.

Ma inevitabilmente, sostiene Pippa Cuckson di Clean Endurance International, la retorica per il cambiamento del Forum Sportivo della FEI - svoltosi ad aprile scorso - ha subito la pressione dell'Assemblea Generale FEI, che si terrà a Mosca il mese prossimo, perché qualsiasi pacchetto di regole innovative deve superare lo scoglio delle Federazioni Nazionali.

Le nuove regole, se approvate, non entrerebbero in vigore prima della fine del 2020.

Cuckson Report // Pippa Cuckson

Secondo Pippa Cuckson di Clean Endurance International, l'endurance si porta dietro una scia di sangue. Fino al 2015 la portata dell'abuso sui cavalli e della violazione delle regole è stata così ampiamente riconosciuta che la FEI ha dovuto sospendere gli Emirati Arabi Uniti per tre mesi e gli ha spogliati del privilegio di ospitare il campionato del mondo 2016. Nel 2016, un membro anziano della famiglia al potere di Abu Dhabi, lo sceicco Sultan, ha rotto i ranghi e si è rivolto alla conferenza annuale del World Horse Welfare sulla sua missione personale di promuovere più equità per i cavalli nella sua sede di Bou Thib.

La positività al doping è di circa il 12% nell'endurance degli Emirati Arabi Uniti, 10 volte maggiore rispetto ad altri paesi o altri sport con cavalli.

La FEI sta reclutando almeno due nuovi membri per il suo tribunale disciplinare indipendente e nel 2020 la sede centrale della FEI acquisirà il potere di gestire i casi "minori". Ciò è dovuto al crescente carico di lavoro dei tribunali federali e alla potenziale resistenza degli stessi ad agire sempre in modo corretto dal punto di vista disciplinare.

Ma è troppo poco e troppo tardi, secondo Pippa Cuckson.

"Ora ci sono troppi drogati di adrenalina che si divertono ad abusare di cavalli usa e getta in occasione di eventi riccamente sponsorizzati. Gli allevatori di arabi non vorranno smettere di vendere cavalli super veloci  in cambio di tariffe pompate al Gruppo 7 (Medio Oriente). Gli Emirati Arabi Uniti importano circa 1.500 cavalli nuovi da endurance ogni anno, principalmente dal Sud America e dall'Europa meridionale, cosa succede ai cavalli ancora giovani che sostituiscono? Da ottobre, il calendario degli Emirati Arabi Uniti di solito include circuiti da 80 km per selezionare i nuovi acquisti, e scartare subito i meno performanti che non potrebbero durare per gli appuntamenti su 120 km e 160 km a gennaio, febbraio e marzo".

I sostenitori delle corse nel deserto hanno fatto pressioni dietro le quinte, prendendo di mira le Federazioni Nazionali che non fanno resistenza e che quindi potrebbero essere persuase che le nuove regole siano "esagerate" e voteranno contro.

Alcuni credono comunque che si sia vicini a bandire le corse nel deserto dalla FEI. Si dice che il personale degli Emirati Arabi Uniti stia organizzando una serie di breakout - "World Endurance Conference" o qualcosa del genere - da annunciare subito dopo Mosca.

Ciò potrebbe spiegare la totale assenza di qualsiasi data FEI nella stagione 2019-2020 nella sede principale di Abu Dhabi, Al Wathba, nemmeno la President's Cup. Una manciata di CEI è prevista per Dubai International Endurance City (DIEC), sebbene queste stesse date siano mostrate esclusivamente come eventi nazionali e non promosse a livello internazionale. Solo Bou Thib - già boicottato dalle grandi scuderie degli Emirati Arabi Uniti - sta eseguendo un programma FEI completo.

Dividere lo sport FEI in "classico" e "corsa nel deserto" è stato discusso sin dal 2012, finora senza risultati.

Se nascesse un circuito alternativo per le corse nel deserto, non FEI, molti potrebbero esserne attratti per gli sponsor, anche se il circuito alternativo offrisse zero tutele ai cavalli.

Secondo il Cuckson Report, esistono già corse parallele nel deserto, sempre più edonistiche, persino criminali. E i cavalli non sarebbero gli unici esseri il cui benessere è in pericolo.

Pippa Cuckson parla di atleti giovani ammessi ai circuiti solo in cambio di sesso. E di persone terrorizzate da esporre l'abuso e la molestia. La FEI sta inoltre indagando sul fine settimana del campionato a Pisa, in Italia, in cui un illustre veterinario che ha eliminato un atleta arabo è stato sottoposto a minacce.

In qualsiasi altro sport equestre, tali incidenti provocherebbero grandi titoli. Ma l'omertà è tale e il degrado sistemico così avanzato che non ci si scandalizza più di nulla.

Non ci può essere alcuna tutela per i cavalli o alcun guadagno per la reputazione dell'endurance senza che a sopportare il sacrificio siano i gruppi di interesse umani, ma non credo che abbastanza persone siano disposte a fare quel sacrificio. Il voto a Mosca potrebbe essere persino più vicino della Brexit. E abbiamo visto tutti il ​​caos e la cattiveria che ne risultano quando solo una strana maggioranza si fa strada, conclude la Cuckson nel suo report.

Le nuove proposte per l'endurance e per tutti gli altri sport FEI che verranno discusse a Mosca sono disponibili qui.

Quando si tratta di cavalli, non ci sono regole fisse o un singolo modo corretto di fare le cose, ma molte sfumature di grigio. Un argomento comunemente affrontato è quello relativo alle capezzine e testiere.

Le capezzine esistono in forme, materiali e misure diverse a seconda dell’azione e utilizzo. La discussione riguardo a questo finimento viene sia da un punto di vista etico che pratico. Ognuno di noi è di parte in una certa misura, perciò per evitarlo è meglio cercare di vedere i fatti in modo da arrivare più possibili vicini alla verità mantenendo pero un distacco emotivo. La capezzina è la recente evoluzione del capezzone, il quale però ha un utilizzo decisamente diverso. Con poche eccezioni, la storia equestre infatti non ne comprende l’uso, e ciò è facilmente osservabile nei dipinti e opere d’arte.

I più comuni stili di capezzine sono:

  • Capezzina Irlandese (senza chiudibocca)
  • Capezzina Irlandese Completa
  • Capezzina Messicana o incrociata
  • Capezzina Tedesca
  • Capezzina da Dressage
  • Micklem 

Le ragioni più comuni per le quali i cavalieri e addestratori usano le capezzine sono svariate: 

  • Avere un cavallo con la bocca morbida e ferma, incoraggiando il contatto con l’imboccatura
  • Disincentivare movimenti che lasciano che il cavallo eviti il contatto
  • Per attaccare una martingala fissa
  • Evitare che il cavallo disallinei la mascella
  • Indurre il cavallo a tenere la testa più bassa
  • Era attaccata alla testiera
  • Suddivide la testa del cavallo in modo piacevole dal punto di vista estetico
  • Mantenere l’imboccatura alta nella bocca in modo che il cavallo non la possa scavalcare con la lingua
  • Trasferire la pressione delle redini sul naso
  • Limitare il movimento indietro dell’imboccatura quando la tensione delle redini viene applicata
  • Far masticare il cavallo
  • Tenere più ferma l’imboccatura nella bocca del cavallo
  • Per limitare il fenomeno detto ‘headshaking’

Niente di nuovo fin qui, giusto? Qualcuno di voi probabilmente sente dire queste cose da tutta la vita, ma avete mai ragionato sulla veridicità di queste giustificazioni? Analizziamole. 

Termini come “morbida”, “dura”, “pesante”, “sottomessa”, “educata” sono spesso usati riferendosi a bocche o imboccature. C’è la “bocca morbida” e la “bocca dura” e anche le “imboccature gentili”, ma queste parole si riferiscono alla nostra sensazione riguardo a tipi diversi di cavalli e non a ciò che realmente accade per farci provare quella sensazione.

Quindi perché non basarsi sui fatti invece che sulle parole? La chiave per risolvere questa situazione è semplicemente domandarsi ‘perché’.

Il cavallo apre la bocca quando le redini sono attive, o disallinea la mascella, o passa l’imboccatura con la lingua. Sappiamo cosa sta succedendo, ma generalmente le ragioni celate dietro ad esse vengono ignorate. 

I cavalli aprono la bocca per una semplice ragione: dolore.

Aprire la bocca e generalmente anche alzare la testa riduce la pressione sulle barre e sulla lingua, dando sollievo. Ciò è semplice da verificare, se alleggerite le redini, il cavallo apre la bocca?

Si potrebbe valutare ogni punto elencato sopra in modo distinto, ma non è necessario, poiché nascono dallo stesso problema, l’accettazione dell’imboccatura.

Il cavallo non vuole rendervi la giornata difficile o essere disobbediente, fa ciò che crede di dove fare o ciò che si sente di fare. Se prova dolore e non capisce, reagirà. Un cavallo a cui è stata introdotta correttamente l’imboccatura, terrà la bocca chiusa, le labbra morbide e rilassate, masticando spesso, cedendo facilmente quando gli vengono richieste flessioni e non si oppone alle richieste della mano.

Tutto ciò ha un obiettivo : la confidenza.

È quando il cavallo ha paura o non capisce che reagisce. È chiaro quindi chi mettere una capezzina o un chiudibocca non aumenterà magicamente la confidenza del cavallo e non gli insegnerà nemmeno che non lo dovrebbe fare.

Ciò che insegna al cavallo a essere confidente e accettare l'imboccatura sono il cavaliere e le sue mani. Egli infatti deve comunicare con il cavallo in modo che capisca e non senta il bisogno di reagire o opporsi. 

Per giudicare meglio la situazione ci si può fare delle semplici domande:

  • Il cavallo ha compreso ciò che gli è stato chiesto?
  • Flette facilmente il collo quando gli viene richiesto?
  • Le sue labbra sono tese o rilassate?
  • Alza la testa o strappa via le redini?
  • È generalmente confidente con l’essere montato?
  • Il cavaliere è sufficientemente sensibile per montare con un imboccatura specifica o con una di esse in generale?

Ciò di cui molti non si rendono conto, è quanto delicata sia la bocca di un cavallo. Di solito la forza applicata sulle gengive è eccessiva e può essere sufficiente a causare tutti i comportamenti descritti sopra.

Uno studio presentato alla Equitation Science Conference nell’ottobre del 2011 da Hayley Randle, PhD, da un punto di vista ovvio ma soggetto a errata interpretazione.

“La tensione della capezzina sembra decisamente aumentare la sensibilità all’imboccatura, in quanto ha un effetto sulla tensione delle redini necessaria per un contatto medio. Ciò suggerisce che stringere la capezzina rende il cavallo più sensibile all’imboccatura.”. “Essenzialmente, stringere la capezzina di un buco sembra ridurre la tensione necessaria per mantenere il contatto.” 

Come mai? Perché un cavallo che apre meno la bocca, non può evitare la pressione dell’imboccatura come in precedenza.

Un cavallo montato da un cavaliere attento non ha bisogno di capezzine o chiudibocca. Quindi la risposta alla domanda, ‘quale capezzina è meglio per il mio cavallo?’ è: nessuna.  

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