Nell'agonismo con i cavalli, dove i soldi sono la panacea universale per avanzare, posto per la pietà per i cavalli non c'è. Gli onori dispensati sono parecchi, a fronte di pochi oneri di restituzione e di pochi meccanismi sociali compensativi per l'equità sociale e il recupero, riabilitazione di ciò che è stato scartato.

Il continuo accento sulla riabilitazione equestre per disabili, lodevole, non appare una misura sufficiente per l'equità nel mondo del cavallo, perché è una devoluzione, ancora, il cui obiettivo è il benessere umano, non animale. L'ippoterapia "salva" umani non salva cavalli ed è spesso sovvra citata come sistema compensativo per tutti "i mali" del mondo del cavallo, quando chiaramente non lo è. Tanto è che persino l'ippoterapia scarta il cavallo quando non è più funzionale all'impiego, nella maggior parte dei centri abilitati.

Ci dovrebbero essere meccanismi compensativi contro la cultura dello scarto che danneggia l'esistenza di cavalli e di persone.

In particolare, un programma di equità dovrebbe includere:

  • programmi strutturali di riabilitazione e di ricollocamento di cavalli infortunati o a fine carriera sportiva per recuperare gli "scarti",
  • sistemi di sostegno alla meritocrazia che premino atleti umani qualitativi ma privi delle risorse economiche necessarie per avanzare,
  • una giustizia più indipendente e più efficace a sanare l'illecito sportivo e l'abuso di persone e di cavalli,
  • sistemi di premiazione per i comportamenti corretti ed etici, al di là di quel risultato contabilizzato in modo esclusivamente materiale.