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Il 5xmille a Horse Angels

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Motore di ricerca interno

Essere magri per i cavalli scuola non li rende di certo più felici. E neppure più affidabili, equilibrati o sereni.

La fame, al contrario, rende qualsiasi essere vivente nervoso, irascibile o depresso. La fame abbatte il sistema immunitario di un cavallo, e lo rende più soggetto a varie patologie. 

Non si capisce la tendenza di alcuni maneggi a tenere i cavalli e pony scuola sotto peso. Non è chiaro se è sempre sinonimo di crisi economica del maneggio, oppure strategia - del tutto controproducente - per mettere a sella persone con insufficiente tecnica in equitazione, pensando in questo modo che non siano scaricate dal cavallo, troppo debole per obiettare.

Ebbene, la magrezza non rende il cavallo più affidabile, semmai il contrario. Se il cavallo o il pony scaricano, i casi sono i seguenti. Sono utilizzati per troppe ore a scuola e hanno mal di schiena, quindi si mettono in difesa; non sono sufficientemente addestrati per il tipo di impiego; gli equestri sono degli incapaci e l'approccio per insegnare loro è scorretto; il cavallo ha problemi di salute e si sta difendendo; il cavallo non ha un'adeguata preparazione atletica o ha subito maltrattamenti che lo rendono inquieto e diffidente nei confronti delle persone e dell'equitazione.

Sottoalimentare l'animale non è mai la soluzione.

Fa solo perdere di immagine e fascino il maneggio/circolo ippico che tiene gli equini in codesto modo.

Può darsi che persone del tutto prive di cultura equestre non si rendano conto del problema. O che esistano persone del tutto indifferenti al benessere equino, le quali pur di stare in sella e spendere poco, non si pongono problemi e non provano empatia per l'animale con il quale pretendono di fare equitazione. Ma non c'è dubbio che la sensibilità nei confronti dei cavalli stia aumentando nella popolazione italiana, e che l'intolleranza allo sfruttamento equino privo di compassione porti a percepire sempre più spesso l'utilizzo di cavalli scuola magri come "maltrattamento". I gestori di maneggi dovrebbero stare accorti su questo mutamento culturale, ed adeguarvisi per il maggior successo della loro attività. In poche parole, se non per amore, che siano rispettati i cavalli almeno per la consapevolezza delle aspettative in crescita del pubblico sul benessere animale.

Ovviamente all’interno di una scuderia possono esserci soggetti che sono magri perché sono malati. Nel qual caso, avranno una certificazione medica che attesti la malattia e bisogno di riposo per potersi riprendere.

Non bisogna credere a quei gestori che giustificano lo scarso apporto alimentare con pseudo giustificazioni del tipo che il cavallo deve mangiare poco altrimenti gli vengono le coliche oppure altrimenti è cattivo. Un cavallo, se deve stare a dieta, significa che ci sono motivazioni mediche accertabili. La dieta non è una condizione fisiologica del cavallo, che in natura passa tutto il tempo a mangiare. Un cavallo è cattivo se è maltrattato, non se è fisicamente florido. Raramente si vedono in natura cavalli magri e quando lo sono, stanno per passare al creatore. La magrezza non è un buon biglietto da visita per i cavalli scuola.

Tra l'altro, un cavallo sotto alimentato chiaramente si ammala. E dunque poi cosa succede, il gestore o proprietario giustifica la sua lacuna nell'alimentare il cavallo con la malattia di questo? Se la sotto alimentazione è la causa del decadimento delle condizioni fisiologiche del cavallo, la responsabiltà è tutta del gestore/proprietario dell'animale.

Quando gli equini da scuola sono trattati peggio degli altri

Esistono strutture in cui i cavalli di proprietà sembrano tutto sommato stare bene, mentre i cavalli scuola sembrano passarsela male. E' deplorevole.

Gli equini utilizzati per la scuola si trovano già in una posizione di potenziale maggiore sfruttamento, soffrono spesso di mal di schiena per via del loro lavoro umile che li sottopone all'inadeguatezza nel montare dei principianti e meriterebbero di essere ricompensati per il loro sacrificio. Essere montati per i cavalli scuola non è un trattamento di benessere. 

La reputazione di un maneggio si gioca sugli equini che vengono utilizzati per la scuola. Sarebbe compito di chi affilia i maneggi ai circuiti sportivi sincerarsi almeno annualmente che gli animali di proprietà dei centri affiliati siano trattati con rispetto e decoro.

La FISE, e gli altrri EPS, ad esempio, dovrebbero pretendere standard di benessere per i cavalli di proprietà dei centri affiliati, e verificare con sopralluoghi annuali i centri, levando l’affiliazione a chi non la merita.

Quando i controlli mancano, e l'autocontrollo pure, è normale che prima o poi fioccherà la segnalazione alle associazioni animaliste, piuttosto che direttamente alle autorità locali competenti per territorio in benessere animale, che agiranno di conseguenza. Se anche non si arriva al sequestro dei cavalli, perché mancano i presupposti, sono probabili le sanzioni in danaro per negligenza o mancato benessere. Soldi che sarebbero potuti essere spesi per comprare fieno per i cavalli scuola, evitandosi fastidi, problemi, cattiva reputazione.

Dobbiamo farci due domande:

  • Vale la pena perdere di nomea, e danneggiare indirettamente il comparto cui si appartiene, per risparmiare sul fieno?
  • Vale la pena illudere le persone di essere capaci di andare a cavallo, facendo loro montare cavalli che hanno perso il vigore della vita?

Se giustifichiamo questo, torniamo indietro nel tempo a 100 anni fa. Ci arrendiamo a essere degli incivili da terzo mondo.

Tenendo presente che se l'attività va così male, da non riuscire ad alimentare correttamente i cavalli scuola, o da non avere le ben che minime capacità per insegnare l'equitazione corretta, meglio chiudere perché è evidente che non si hanno le capacità per gestire un maneggio.

Prevenire è sempre la situazione migliore. Non è mai troppo tardi per crescere culturalmente, fare adeguati corsi di formazione al benessere equino e all'insegnamento dell'arte equestre con cavalli alimentati correttamente.

Frequentatori di maneggio a fronte di cavalli scuola magri, che fare?

  • Chiedere - e verificare - l'età dei cavalli
  • Chiedere di poter vedere il certificato medico di malattia che giustifica la situazione
  • Chiedere che sia rispettata la convalescenza in caso di malattia diagnosticata
  • Chiedere, se i cavalli sono realmente anziani o malati, che ci sia un limite orario al loro impiego, un limite di intensività di impiego e di difficoltà dello stesso, oltre che di peso per chi eventualmente volesse salire su questi animali
  • Se non ci sono giustificazioni "logiche" al fatto che i cavalli appaiono trascurati, chiedere ispezione benessere animale in allevamento a ufficio territoriale di sanità pubblica animale, o ai carabinieri della forestale. Azione che si può proporre anche all'ente che affilia il centro per il circuito ludico o sportivo
Le alterazioni della coda di cavallo per soddisfare le esigenze estetiche sono diffuse, seppure possono avere effetti devastanti sulla psiche, salute e benessere del cavallo.


L'American College of Veterinary Internal Medicine (ACVIM), ha provato scientificamente che queste menomazioni possono portare a gravi malattie gastrointestinali e cardiovascolari a disturbi neuromuscolari, insufficienza respiratoria e problemi neonatali.

Il trattamento estetico della coda prevede delle procedure mediche fatte esclusivamente per cambiare la funzione e la posizione - essenzialmente l'aspetto - della coda.

Le menomazioni volontarie più richieste sono:

  • l'intorpidimento della coda ("blocco")
  • il taglio di uno dei suoi tendini
  • l'amputazione della punta

Le conseguenze sono più che estetiche. Le complicazioni derivanti da queste procedure possono causare deturpazione permanente o disabilità che in alcuni casi portano alla morte.

Anche senza complicazioni, l'alterazione della coda è crudele perché cambia il modo in cui un cavallo può usare la coda e talvolta gli impedisce di usarla affatto. La coda serve per scacciare le mosche, un cavallo può bloccarla per proteggere le aree sensibili e senza peli dai venti freddi e alza la coda per defecare.
Inoltre, la coda di un cavallo gioca un ruolo vitale nel linguaggio del corpo equino: la capacità di alzare e far oscillare la coda lo aiuta a inserirsi in un branco stabile e funzionale al suo benessere e integrazione sociale.
A causa del loro impatto negativo sul cavallo, le pratiche che alterano la coda sono ad esempio vietate dalla legge Svizzera per la tutela degli equini.
In Italia tutto tace. E quello che la legge non vieta è consentito.

Il 13 novembre 1987 gli Stati europei hanno firmato la Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia, ratificata dall’Italia solo nel 2010, la quale vieta qualsiasi amputazione sugli animali domestici, realizzata al solo scopo di modificarne l’aspetto o comunque per finalità non curative; elencando, tra l’altro, il taglio della coda, il taglio delle orecchie, la recisione delle corde vocali e l’asportazione delle unghie e dei denti, salva la presenza di una necessità terapeutica adeguatamente dimostrata da un veterinario, nell’interesse di un singolo animale.

Purtroppo il cavallo non è contemplato tra i pets e non beneficia delle stesse protezioni. Non c'è ancora alcuna legge specifica di tutela dei cavalli in Italia, e molte sevizie sono ancora consentite dai vari regolamenti sportivi.

Il blocco della coda nelle discipline western

Una delle procedure più pericolosa è il blocco della coda, "un intorpidimento della stessa che serve a farla rimanere inerte". Pratica utilizzata soprattutto nelle discipline di monta western e che la FEI non vieta per la parte del reining che iscrive ai circuiti federali.
Bloccare la coda non equivale a bloccare un'articolazione, una procedura eseguita durante numerosi esami di zoppia. Un blocco articolare comporta la preparazione sterile del sito e l'iniezione di un anestetico locale sterile, come lidocaina o mepivacaina, procedura effettuata da un veterinario autorizzato. Questi blocchi durano per alcune ore al massimo e non comportano effetti a lungo termine, oltre a presentare un basso rischio di infezione.

Al contrario, la tecnica usata per bloccare la coda è quella di iniettare ciecamente etanolo lungo entrambi i lati delle ossa vicino alla base della coda, cercando di influenzare la funzione dei nervi che attivano i muscoli che controllano il movimento. L'etanolo è molto distruttivo per i tessuti --- può uccidere le cellule nervose e distruggere le proteine. Gli effetti di un "blocco" possono durare dai quattro ai sei mesi nella maggior parte dei cavalli, ma l'impatto complessivo della procedura su un cavallo dipende da numerosi fattori, tra cui il volume di etanolo utilizzato, la posizione iniettata e la distanza da tessuti fondamentali.
La coda di un cavallo che è stata "bloccata" o "indebolita" non può essere sollevata sopra il piano orizzontale.
Le complicanze riportate includono danni ai nervi permanenti che lasciano un cavallo incapace di svuotare completamente la vescica o il retto. La ritenzione cronica di urina può portare a infezioni della vescica e infezioni ascendenti del rene. I cavalli che non sono in grado di defecare normalmente hanno probabilità di sviluppare coliche da impattazione che è difficile o impossibile risolvere in modo permanente. Gli animali con incontinenza urinaria o fecale cronica spesso devono essere abbattuti a causa della colica persistente o dell'intensa cura di cui hanno bisogno. L'infezione dei corpi vertebrali o del canale spinale può portare a grave atassia e dolore, lasciando i cavalli incapaci di muoversi normalmente e rendendoli un pericolo per se stessi e i loro gestori.

Qualsiasi cavallo il cui blocco della coda è provato viene bandito dalla competizione in eventi patrocinatii dall'AQHA per almeno un anno, più a lungo se la funzione della coda rimane anormale.

Nonostante il regolamento AQHA sia l'unico che proibisca specificamente i blocchi di coda, sembra che la procedura sia ancora comune.

Altri EPS e la FEI sembrano fregarsene del problema. 

Alterazioni della coda negli attacchi

Anticamente mozzare la coda dei cavalli per gli attacchi veniva considerato funzionale perché la coda che si aggancia ai finimenti da attacchi poteva dare problemi di sicurezza e incolumità.

Oggi è sicuramente meno comune. Ma chi va a vigilare che non sia bloccata la coda dei cavalli e per le stesse ragioni per le quali anticamente si procedeva alla mozzatura?

Per quanto riguarda la procedura di coda mozzata, la menomazione può essere effettuata chirurgicamente o mediante legatura, posizionando anelli di gomma o altri leganti attorno all'estremità della coda per far morire i tessuti. La rimozione chirurgica deve essere eseguita da un veterinario autorizzato.

Il dolore relativo alla procedura stessa non è il problema di benessere primario; invece la preoccupazione è la deturpazione permanente che lascia il cavallo incapace di schiacciare le mosche o usare la coda per comunicare.

Cosa possiamo fare noi italiani?

Chiedere a più voci che sia fatta finalmente una legge per la tutela dei cavalli in Italia in cui sia vietata qualsiasi alterazione della coda dei cavalli per motivi estetici.
Condividete se siete d'accordo, grazie.
   

I ricercatori veterinari Sarah Rosanowski, PGDip VCS, PhD e Kristien Verheyen, DVM, PhD, MRCVS, hanno recentemente esplorato il problema del cavallo indesiderato nel Regno Unito.

"Le ragioni principali per il ricollocamento sono la mancanza di tempo e denaro, problemi di salute del proprietario, cambiamenti nelle circostanze familiari, proprietario che si ritira dall'equitazione e non trova a chi vendere il cavallo, inadeguatezza del cavallo e cattivo comportamento", ha detto Rosanowski.

Le opzioni per il ricollocamento dei cavalli ritenuti indesiderati o non più utili includono il la cessione a terzi, l'accasamento traimite un ente protezioistico, la macellazione. Alla luce dell'elevato numero di cavalli indesiderati, tuttavia, gli enti di beneficenza equini sono vicini o alla massima capacità, hanno affermato gli autori dello studio.

Per determinare i fattori che incidono sul fatto che un cavallo possa essere ricollocato, il team di ricerca ha raccolto i dati raccolti da un ente di beneficenza equino in 15 mesi dal 1 ° gennaio 2013 al 30 marzo 2014.

"Durante quel periodo, 791 cavalli furono elencati sul sito web dell'ente benefico come disponibili per il ricollocamento", ha affermato Rosanowski. "Solo 410 cavalli hanno trovato casa durante il periodo di studio, lasciando indesiderati il ​​48,2% dei cavalli disponibili."

I dati hanno anche mostrato che il tempo medio di ricollocamento, quando si è verificato, è stato di 39 giorni (intervallo 24-75 giorni). Dei restanti cavalli indesiderati, 36 sono morti e 345 sono rimasti disponibili alla fine dello studio.

Rosanowski e Verheyen hanno anche rilevato che:

  • Il trasferimento della proprietà aumenta la desiderabilità dei cavalli il triplo rispetto all'affido;
  • I cavalli per principianti o intermedi hanno molte più chance dei cavalli difficili;
  • I cavalli solo da compagnia hanno meno del 67% di probabilità di trovare casa rispetto ai montabili;
  • I cavalli maturi e domi hanno molte più possibilità dei cavalli verdi o sdomi;
  • I cavalli sportivi e di razza godono di più popolarità di altri cavalli nel ricollocamento.

Inoltre, il ricollocamento tramite donazione all'organizzazione benefica aumenta le possibilità di ricollocamento. I cavalli disponibili tramite una donazione maggiore (dai 400 ai 600 euro) hanno trovato casa più facilmente rispetto ai cavalli che richiedevano una donazione inferiore.

Poiché molti proprietari hanno rinunciato al cavallo per motivi personali, Rosanowski ha affermato di ritenere che i proprietari necessitino di una maggiore istruzione in merito all'acquisto iniziale del cavallo: “Devono essere pienamente consapevoli dell'impegno che si stanno assumendo."

Lo studio sarà pubblicato in una prossima edizione di Veterinary Record. Entrambi gli autori sono affiliati al Dipartimento di Pathobiology and Population Sciences, Royal Veterinary College di Hatfield, nel Regno Unito. L'attuale affiliazione di Rosanowski è come assistente professore presso il Jockey Club College of Veterinary Medicine and Life Sciences, City University di Hong Kong.

E' circa ufficiale: il Reining dovrebbe rimanere in orbita FEI per il prossimo quadriennio.

Si attende  a breve di sapere anche la sede per i giochi WEG 2022 (tema in discussione al momento, in lizza Roma e Arizona).

Il Consiglio FEI ha approvato i termini di un nuovo accordo di cooperazione quadriennale che è stato firmato dalla National Reining Horse Association (NRHA) il 13 novembre, ma la controfirma della FEI è in attesa di approvazione da parte dell'Assemblea Generale di domani.

La discussione nella sessione odierna presso l'Assemblea generale si è incentrata sul nuovo accordo e sugli indicatori chiave di prestazione (KPI) volti a garantire la crescita sostenibile della disciplina nei prossimi quattro anni se rimarrà nella FEI. L'accordo stabilisce i parametri del partenariato per quanto riguarda la giurisdizione degli eventi, l'implementazione di adeguati controlli da parte della NRHA per monitorare se un evento è internazionale o nazionale e le conseguenze di qualsiasi violazione sostanziale.

La FEI ha affermato che il feedback della comunità è stato straordinariamente positivo per mantenere il Reining nella famiglia FEI e questo ha risuonato anche nei commenti della discussione durante il dibattito a Mosca.

All'Assemblea generale straordinaria di domani, alle Federazioni nazionali verrà chiesto di votare sul mantenimento del Reining come disciplina FEI, sulla base dell'Accordo con l'NRHA e gli indicatori chiave di prestazione, e anche di votare sul mantenimento della disciplina negli Statuti FEI. Se il voto è favorevole, la FEI contatterà anche l'American Quarter Horse Association (AQHA) per concordare le condizioni per la cooperazione.

Per quanto riguarda il resto delle discipline:

La FEI ha annunciato le città alle quali è stata assegnata l’organizzazione di vari eventi internazionali tra i quali i Mondiali di equitazione (World Equestrian Games) del 2022, che saranno qualificanti per le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2024: a Pratoni del Vivaro, in provincia di Roma, sono stati assegnati completo (specialità olimpica) ed attacchi (specialità non olimpica), mentre ad Herning, in Danimarca, si disputeranno salto (specialità olimpica), dressage (specialità olimpica), para-dressage (specialità paralimpica) e volteggio (specialità non olimpica).

In attesa di assegnazione il reining e l'endurance.

Il mondo del cavallo è in crisi profonda. C'è un nome ora per indicare la patologia senza attuale rimedio: la dissonanza cognitiva.

E' una patologia estremamente scomoda nel lungo periodo, consiste nel mantenere posizioni contradditorie, nel negare evidenze, fino al punto che il cervello fatica a conciliare il pensiero. La tensione tra lo smisurato amore per il cavallo che si professa da una parte, e lo scarso amore effettivo per il cavallo come individuo che è invece la prassi comune,  provoca confusione e vergogna.

C'è una "depressione" latente che ingrigisce il mondo del cavallo, incapace di trovare soluzioni ai temi etici che imperversano nella comunità.

Da una parte la negazione che certi problemi esistono. Dall'altra lo schock tutte le volte che la cronaca fa emergere i nodi strutturali.

Un vecchio uomo di cavalli, conferendo con Horse Angels, ha esposto così il suo disagio: "Oramai quando esco di casa non dico più di essere proprietario di cavalli, perché oggi se hai i cavalli sei un maltrattatore, un pedofilo, un molestatore, un macellatore abusivo di cavalli, un frodatore del fisco. Meglio allora il silenzio, così da non doversi vergognare anche quando non si è colpevoli di alcuno dei reati ipotizzati".

Ma come si è giunti a questo punto che nel linguaggio popolare darsi all'ippica o all'equitazione è colorato da significanze negative?

Anziché voler controllare i social media, e il loro modo di dipingere le problematiche nel mondo del cavallo, sarebbe più salutare rivolgersi all'interno del sistema e chiedersi se si è fatto veramente tutto il possibile perché l'industria del cavallo possa presentarsi al pubblico pulita, trasparente, responsiva, coerente nel punire i trasgressori che non rispettano impegni, regolamenti, etica paventata nei codici disciplinari.

Le mele marce ci sono in qualsiasi settore di vita. E' solo quando non sono tolte dal cesto che rischiano di infestare l'intera raccolta.

Invece di evitare i demoni cattivi, rifiutare il confronto, sarebbe necessario esaminare gli eventi che portano alla creazione di quei demoni.

Così se il problema è la macellazione abusiva, inutile puntare il dito sull'impianto che compie la frode alimentare, che sicuramente dovrà rispondere alla legge, ma non è quello la causa del problema. Fino a che ci saranno così tanti esuberi di cavalli registrati come non macellabili nell'industria equestre, ci sarà la macellazione abusiva dei cavalli. A che serve negare il problema? La negazione può solo distogliere da soluzioni razionali.

Anziché prodigarsi per "tenere fuori" la discussione dei problemi dalla comunità equestre, occorrerebbe adoperarsi per esaminare il modo migliore per affrontare i nodi. Un problema non affrontato può solo ingigantirsi nel tempo.

Il cambiamento è scomodo, ma senza cambiamento ci può essere solo stagnazione.

Prendiamo gli eventi più importanti degli sport equestri o dell'ippica a livello internazionale, che sono esibizioni e sfoggio del mondo dei ricchi e una vetrina adeguata al loro gusto estetico. Eppure dietro la frivolezza dei giorni di gara, si nascondono verità oscure.

Il serpentare di malumore tra le masse impoverite associato alle petizioni per abolire gli sport equestri dagli sport olimpici che hanno caratterizzato Rio 2016, non dovrebbero essere tacitati come fenomeno casuale e irripetibile.

Finché un certo tipo di cavallo sarà associato allo status di ricchezza, quel cavallo domato e costretto a 90° per il divertimento di quell'élite sarà sempre sinonimo di ingiustizia, perché se l'equestre che sta sopra rappresenta la ricchezza egemonica, il cavallo che sta sotto rappresenta il popolo depauperato dei suoi diritti.

Come il cavallo è condotto, trattato, esibito non è indifferente al popolo che si identifica e parteggia unicamente per il cavallo, e non per chi ci sta sopra. E' obbligato a frusta, speroni, cilicio in bocca, o procede sicuro di sé volontariamente, collaborando attivamente per il bene collettivo del binomio? Questi significati simbolici, che inconsciamente attraversano la coscienza degli osservatori, non vanno sottovalutati, perché nell'era dei social i "cavalli" hanno numerosissimi portavoce popolari per la loro "difesa".

Gli eventi equestri mondani offrono un esempio importante delle terribili implicazioni della dissonanza cognitiva, ovvero negare l'ovvio per opportunismo. Proprio mentre celebriamo la bellezza e il potere dei cavalli, non possiamo non accorgerci che i cavalli vengono costretti a competere ai limiti dei loro arti e dei loro cuori. Quante volte queste gare sono state "coronate" da arresti cardiaci? Cavalli morti di crepacuore mentre gareggiavano per platee di ricchi?

I cavalli che cadono con le gambe rotte o che cadono morti per lo sforzo eccessivo durante le gare ippiche non sono rari e rappresentano un altro esempio di dissonanza cognitiva. E' ancora giustificato oggigiorno che un cavallo debba morire per scommesse sportive?

Visto che il pubblico, specie generico, identifica sempre il cavallo come il buono, chi sono gli ipotetici cattivi nell'accanimento agonistico contro i quali prendersela?

C'è una lunga lista di complici che sono legati a coloro che guadagnano dall'agonismo: l'allevamento e l'addestramento sono condotti per logoramento con un rapido ricambio di cavalli non adatti che genera esubero.

Possiamo prendere come esempio anche il Palio di Siena. In una svolta rapida e a gomito, il cavallo può essere condotto senza volontà attiva del fantino o della contrada alla sua morte. In questo modo, ogni persona che frequenta il Palio e osserva ma non testimonia il potenziale pericolo per il cavallo innocente, contribuisce ad attirarlo alla sua morte. Tutti coloro che partecipano al tifo stanno proiettando la loro frenesia che può concludersi con il sacrificio del cavallo alla platea di ammiratori. Chiaro che gli animalisti insorgono.

In qualche modo, la libido umana per la ricchezza, bellezza e divertimento legittima il dolore inflitto e il sacrificio di un cavallo - innocente per antonomasia nella coscienza collettiva - contribuendo a complicare il panorama attuale dell'industria equestre.

Non c'è dubbio che l'impiego di cavalli contro la loro volontà oggi generi risposte conflittuali nel pubblico.

Oggi abbondano le prove che i cavalli sono esseri senzienti e sociali che hanno la capacità di apprendere anche senza l'uso di violenza. Sono altamente sensibili al tatto e quindi rispondono fortemente al dolore come quello provocato dai rinforzi negativi.

Non è un caso se in molti chiedono l'abolizione della frusta nelle corse di cavalli, dato che occorre dare un segnale visivo al pubblico di cambiamento. Non importa se c'è di peggio della frusta, il pubblico per la fortuna degli ippici non lo sa.

I cavalli sono prede, preferiscono la fuga al confronto diretto con il nemico. Provano dolore e piacere proprio come gli umani e ci sono prove scientifiche che reagiscono meglio, in modo più collaborativo, all'addestramento con rinforzi positivi. Cambia molto per il pubblico che il cavallo arrivi all'infortunio o morte apparentemente da solo, per giustificare l'incidente non prevedibile, o ci arrivi a suon di frusta, speroni, imboccature che sembrano uscite dal museo della santa inquisizione.

Le persone nel mondo del cavallo si trovano oggi davanti a un bivio: continuare a negare i problemi per difendere lo status quo, o affrontarli, prendendosi maggiore cura dei cavalli, partendo da un addestramento meno cruento, alla manifestazione di spettacolarità con introdotti vari gradi di liberalità perché il cavallo non appaia costretto sotto minaccia a performare, alla coerenza con il destino ultimo.

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