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È stata una tregua non costruttiva quella della chiusura di fine anno 2019 per l'ippodromo di Santa Anita in California. Erano 37 i cavalli morti in pista nella stagione 2019. Dalla riapertura del 2020, si devono già contare 8 vittime equine, 9 con Golden Birthday morto il primo di gennaio, conteggiato però per la stagione 2019.

Chosen Vessel, un castrone di 5 anni, ha subito una frattura all'arto anteriore sinistro mentre correva sulla pista in erba sabato appena trascorso.
I raggi X hanno mostrato che il cavallo non poteva riprendersi e il veterinario presente ha praticato l'eutanasia.

Le vittime dal primo di gennaio 2020 all'ippodromo di Santa Anita, California:

  • Golden Birthday, † 1 gennaio 2020, frattura ad arto durante una corsa
  • Buckstopper Kit, † 7 gennaio 2020, morto in stalla a fine corsa per cause inesplicate
  • Harliss † 17 gennaio 2020, frattura arto inferiore in corsa
  • Uncontainable, † 18 gennaio 2020, frattura arto inferiore in corsa
  • Tikkum Olan, † 19 gennaio 2020, collisione in allenamento
  • Double Touch, † 8 febbraio 2020, collasso in allenamento
  • Miss Romania, † 12 febbraio 2020, frattura alla spalla in allenamento
  • Unveiled, † 20 febbraio 2020, frattura alla spalla in allenamento
  • Chosen Vessel, † 29 febbraio 2020, frattura a arto inferiore in corsa

Il gruppo Stronach - che gestisce l'ippodromo Santa Anita - aveva dichiarato che avrebbe cercato di migliorare il fondo di allenamento e corsa, accennando anche alla possibilità di una nuova pista sintetica e quindi più stabile, per aumentare la sicurezza di cavalli e atleti umani. Ma nessuna miglioria pare essersi registrata per la sicurezza della pista, mentre plurime associazioni animaliste chiedono la chiusura dell'ippodromo per pista inadeguata alla sicurezza degli animali costretti a corrervi.

horsessaCresce salda l'opposizione del fronte animalista

Queste fatalità non paiono occasionali, bensì endemiche. Semplicemente, in passato non erano divulgate e attenzionate altrettanto dai media e dalle associazioni animaliste. Questa è l'opinione di Patrick Battuello, attivista per i diritti dei cavalli e leader di Horseracing Wrongs (un blog avverso all'ippica, in quanto fonte continua di cavalli morti). Dati di mortalità alla mano, si tratterebbe di normale amministrazione per gli ippodromi, danni collaterali dei quali poco pare importare agli addetti ai lavori.

Santa Anita è una delle dieci strutture ippiche per corse e allenamento di cavalli site in California e regolate dal California Horse Racing Board (CHRB).

Di queste dieci strutture, quattro sono piste di proprietà privata, tra cui il parco di Santa Anita, il Del Mar, il Golden Gate e l'ippodromo di Los Alamitos, cinque ospitano fiere annuali, come la fiera di Big Fresno e la fiera della contea di Alameda - che ospita corse di cavalli dal vivo; una viene utilizzata solo per l'allenamento, ma non per le corse sulle quali scommettere.

I 37 decessi che hanno funestato la stagione 2018-19 all'Ippodromo di Santa Anita, alla luce analitica dei dati di mortalità del passato, non sembrano un fatto straordinario, ma la cruda realtà del mondo delle corse.

L'annata ancora precedente testimoniava, secondo il rapporto annuale 2017-2018 di CHRB, questo numero di decessi:

41 decessi all'Ippodromo di Los Alamitos
30 decessi al Golden Gate Fields
12 decessi al Del Mar
41 decessi al Santa Anita

Le stesse quattro piste, per l'annata 1994-95, sempre secondo il rapporto annuale 1994-1995 di CHRB, riportavano questo numero di decessi:

38 decessi al Los Alamitos
23 decessi al Golden Gate Fields
19 decessi al Del Mar
45 decessi al Santa Anita

Gli infortuni mortali

CHRB classifica le morti per cavalli in tre modi: corsa, allenamento o "altro".

I decessi per corse e allenamenti sono correlati agli infortuni subiti in pista. La categoria "altro" si riferisce a decessi non correlati all'esercizio fisico (CHRB cita come esempio le malattie gastrointestinali, le malattie respiratorie e le malattie neurologiche).

Secondo i dati del 2018 del California Animal Health and Food Safety Laboratory System e dell'Università della California, la Davis School of Veterinary Medicine, che conduce esami post mortem su alcuni dei cavalli da corsa deceduti dello stato, l'81% delle morti tra gli animali esaminati nell'anno precedente erano correlate a ingiurie fatali da corsa o da allenamento. Molte di queste lesioni, come gravi danni alle zampe anteriori, non erano di per sé fatali, ma hanno determinato l'eutanasia perché comunque l'equino era irrecuperabile a fini sportivi. Tocca mettere in conto i tempi e i costi del recupero ad una vita, poi, da equino da compagnia, che non molti ippici sono disposti ad affrontare come costi di gestione.

190305 santa anita racetrack al 1507 8c40d5305098ce3911947ce32735b226.fit 760wL'ATTENZIONE MEDIATICA

Nel 2019 dunque, l'ippodromo di Santa Anita ha registrato un numero standard di morti per cavalli. Ciò che non è stato standard è l'attenzione diffusa dai media nazionali e internazionali su queste mortalità. Le principali testate, Los Angeles Times, il New York Times, la CNN e altri hanno riferito delle vittime. Echi ci sono stati oltre oceano.

I funzionari di pista hanno risposto all'attenzione dei media con una manciata di dichiarazioni pubbliche e alcune modifiche al protocollo.

Per il pubblico diventa sempre meno accettabile tollerare tante morti bianche.

L'attivista per i cavalli Patrick Battuello afferma di non essere sicuro del motivo per cui i media hanno raccolto finalmente la sfida di tutela dei cavalli da corsa che muoiono "per lavoro insicuro", ma pensa che l'attenzione rappresenti un cambiamento epocale, per l'ippica americana almeno: quel punto di non ritorno in cui gli attivisti per i diritti dei cavalli speravano da tempo.

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