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Un piano senza precedenti per controllare la popolazione di cavalli selvaggi d'America sta prendendo piede. Nonostante ciò, i suoi sostenitori non si aspettano di vederlo presto in azione.

Erano arrivati a essere fino a 150.000, oggi sono circa 88.000 gli equini reinselvatichiti degli USA, tra mustang e burros.

La diminuzione del loro numero non è stata incruenta. Sono finiti macellati in Canada e Messico. Se ne sono salvati relativamente pochi attraverso il sistema di cattura e doma come cavalli da sella.

Sono gestiti dal Bureau of Land Management (BLM), un'agenzia federale che ha il compito apparentemente contraddittorio di proteggerli dal massacro e di controllarne il soprannumero. Come non detto non funziona.

Attualmente, la popolazione di cavalli selvaggi e burros vaganti sarebbe il triplo di quella ammessa per la "sostenibilità", quantificata in non più di 26.000 equini circa. Questo perché, per decenni, l'ufficio ha gestito le mandrie radunando i cavalli e spostandoli nei recinti, dove aspettevano di essere adottati, per usi come l'equitazione o persino la terapia con i cavalli. Le strutture sono piene e non sono in grado di assorbire altri soggetti.

Il piano prevede la riduzione delle mandrie in libertà trattando le cavalle con contraccettivi e spostando altri cavalli in pascoli privati, lasciandoli alla mercé dei proprietari di tali pascoli.

In questo autunno, per volere di un'improbabile coalizione di alleati, che include anche associazioni protezionistiche, il Comitato per gli stanziamenti del Senato ha approvato un budget per il Dipartimento dell'Interno (DOI) che include una sovvenzione di 35 milioni di dollari per rinnovare il programma di gestione degli equini selvatici. 

Il piano prevede anche il divieto di vendita per il macello, benché controverso, perché una volta spostati nei recinti di privati, possono fare la fine di altri cavalli in esubero negli USA da ippica ed equitazione: l'andata a senso unico nei macelli oltre il confine. 

Vige infatti il divieto di macellazione dei cavalli in USA, ma non il divieto di esportazione per il macello.

Gli allevatori di bestiame sono un gruppo politicamente influente che affitta terreni dalla BLM a prezzi stracciati per il pascolo. Dicono che i cavalli, la cui popolazione può espandersi dal 15 al 20 percento all'anno, consumano le risorse necessarie come cibo e acqua, mettendo in difficoltà l'allevamento utilitaristico di bovini per la carne.

Tale posizione è evidentemente condivisa dal comitato del Senato. Nell'approvare l'incremento del finanziamento, il comitato ha scritto che la popolazione di cavalli selvaggi si trova su una "traiettoria insostenibile", che potrebbe causare un "grave deterioramento" dei pascoli, perdita di habitat per altre specie e persino il loro stesso collasso, quando si esauriscono cibo e acqua.

Il programma potrebbe ridurre la popolazione di equini liberi vaganti al livello del 1971, quando furono dichiarati in pericolo di estinzione (all'epoca erano nell'ordine di 17.300 soggetti).

Il piano non proibisce i rastrellamenti e, di fatto, potrebbe aumentarli a breve termine, in particolare nelle aree in cui le popolazioni di cavalli sono più cospicue.

È probabile che gli attivisti più estremisti per i diritti degli animali facciano opposizione: hanno già affermato che il piano equivale a "un programma di spopolamento di cavalli selvaggi finanziato dal governo".

Anche i suoi sostenitori ammettono che il piano è un male necessario. In un mondo ideale, afferma Golden, uno dei propositori, il Congresso rivedrebbe le leggi e le pratiche di vecchia data che consentono molteplici usi delle terre pubbliche, incluso il pascolo del bestiame. Ma è politicamente insostenibile.

A maggio, la Camera dei rappresentanti ha approvato un primo budget di 6 milioni di dollari per il programma, consentendo in effetti all'ufficio di presidenza di creare il progetto pilota di rastrellamento per la sterilizzazione.

E poi, ovviamente, c'è la questione di approvare il resto del budget per essere incisivi su tutta la popolazione di cavalli vaganti nei vari stati e sui territori di confine. Potrebbero passare anni prima che il piano giunga a compimento. Ma i suoi sostenitori, incluso Golden, rimangono fiduciosi, se non altro perché, finalmente, tutti sono al tavolo.

"Abbiamo lavorato con ecologisti ed economisti su un modello di popolazione che mostrasse come ciò potesse funzionare usando il controllo della fertilità in modo umano e sicuro e abbiamo discusso tra gruppi di interesse differenti in modo che anche i protezionisti degli animali e altre parti interessate potrebbero accettare “ afferma il portavoce dell'iniziativa.

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