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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Un recente scandalo in Australia ha riattizzato a livello internazionale il tema della macellazione dei cavalli da corsa.

Le riprese trasmesse sul programma ABC hanno mostrato cavalli scioccati con pungoli elettrici, colpiti e calciati per forzarli alla macellazione in un impianto australiano, il Meramist in Queensland, che macella circa 4.000 cavalli l'anno.

L'industria delle corse ha reagito con shock e indignazione, così come il pubblico. Non solo al fatto che ci fossero abusi sui cavalli, ma all'idea stessa che fossero macellati.

Eppure la macellazione dei cavalli è legale in Australia ed è regolata dalle norme nazionali, nonché dai codici di condotta del settore e dalla legislazione statale sul benessere degli animali.

I macelli per l'esportazione come quello implicato nello scandalo, devono inoltre rispettare le norme dell'Unione europea in materia di benessere degli animali, compreso il divieto di utilizzo dei nerbi elettrici. L'RSPCA ha invitato il dipartimento a indagare sul rispetto di tutti gli standard in essere.

Lo scandalo nello scandalo è stata la reazione del pubblico e della politica, tra ipocrisia, negazione e irresponsabilità.

Il massacro dei cavalli è identico per bovini o ovini, ma solo per i cavalli c'è il turbamento generale, tra chi chiede la censura, chi si dichiara incredulo, chi arriva a negare che i cavalli da corsa possano finire in quel modo.

L'industria delle corse, che vorrebbe la censura, non può rifiutare la propria responsabilità. Pretendere senza dati statistici attendibili che il grosso dei cavalli trovi casa a fine carriera è quanto meno poco credibile.

In breve: l'industria delle corse non sa dove finisca la maggior parte dei cavalli che escono dalle piste.

Ecco perché un comitato del Senato sta studiando possibili modelli per un registro nazionale di tracciabilità dei cavalli.

L'indagine dovrebbe essere pubblicata a dicembre. Senza un sistema di localizzazione nazionale, l'Australia non può sperare di sapere quanti cavalli di ogni tipo vengono macellati ogni anno e come finiscano al macello.

L'assenza di un sistema di tracciabilità rende l'Australia vulnerabile alle minacce di biosicurezza. Dopotutto, non si sa che farmaci abbiano fatto i cavalli che vanno al macello.

Vi è, nelle osservazioni relative all'indagine del Senato, un supporto quasi universale all'idea di un sistema di tracciabilità, a condizione che qualcun altro paghi. Il governo federale ha respinto la responsabilità. L'industria delle corse, che vale $ 9 miliardi all'anno, afferma che non dovrebbe essere loro il compito di pagare lo strumento utilizzato per regolare l'industria dei cavalli nel suo insieme.

Dopo tutto, dicono gli ippici, i proprietari di cavalli da diporto e da sport equestri, non sono più responsabili, anche loro si liberano dei cavalli quando non fanno più comodo, abbandonandoli per giunta anche nella natura australiana e lasciandoli morire di fame durante la siccità, pur di togliersi la responsabilità sul destino ultimo.

L'industria delle corse non dovrebbe essere il capro espiatorio di tutti i mali del mondo del cavallo.

Ma non può neanche nascondersi dietro un paravento, affermando che i cavalli da corsa abbiano già trovato una soluzione che li scampi dalla macellazione, a meno che l'ippica australiana non faccia uno sforzo trasparente e responsabile pubblicamente per tenere tracciati i cavalli quando escono dalla pista.

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