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Mercoledì 12 giugno 2019 Robert Gage - equestre pluricampione mondiale nella sua disciplina - si è suicidato a San Diego, dove viveva.

Era stato radiato a vita nel febbraio scorso per molestie sessuali su minori.

Oltre che cavaliere era istruttore e giudice. Gli amici dicono che la gogna mediatica sui social media ha avuto un ruolo importante nel suo suicidio.

Gage aveva circa 60 anni. Era stato allievo di un altro equestre illustre, Jimmy Williams, esso stesso accusato di molestie sessuali su minori dopo la sua morte nel 1993.

Secondo le accuse che hanno motivato la radiazione, era colpevole di molestie sessuali su un numero imprecisato di minori durante la sua lunga carriera di cavaliere, da cui la radiazione a vita a seguito di indagini approfondite da parte dell'organo competente indipendente su questa tipologia di reati, che in USA è SafeSport.

Safe Sport ha sostenuto, in risposta al suicidio di Gage e al dibattito che ha innescato, che non si possono condonare gli abusi, neppure se si sono verificati in passato. Per eradicare determinati reati dallo sport, le persone devono essere ritenute responsabili del loro comportamento, indipendentemente da quanto tempo sia passato da quando è stato commesso il reato.

In qualità di agenzia indipendente, SafeSport accetta i reclami, esegue le indagini e disciplina le sospensioni o radiazioni. La missione di Safe Sport in USA è di porre fine agli abusi su persone negli sport olimpici, compresi il bullismo, le molestie, gli abusi fisici ed emotivi e la cattiva condotta sessuale nello sport.

Le varie federazioni, come la Federazione equestre degli Stati Uniti, quindi applicano le decisioni disciplinari di SafeSport che è un organo indipendente.

"La morte di Rob Gage è stata uno shock per la comunità equestre", ha detto la Federazione equestre degli Stati Uniti. Rob Gage aveva fatto ricorso alla decisione, ma intanto il provvedimento era attivo.

SafeSport pubblica un elenco online di individui che hanno ricevuto provvedimenti disciplinari negli sport olimpici, compresi quelli che ricevono sospensioni intermedie o i cui casi sono ancora soggetti a ricorso.

Questo ha provocato dissapore all'interno della comunità equestre, con chi ha attaccato il metodo di lavoro di SafeSport, come irresponsabile.

Vi sono chiaramente due soggetti da tutelare: da una parte le vittime, sottoposte spesso a minacce, tentativi di ritorsione, bullismo, colpevolizzazione, mobbing; e dall'altra gli indagati, che fino a che non sono ufficialmente colpevoli hanno diritto a una certa privacy e - anche dopo la condanna - conservano il diritto che a punirli sia la giustizia e non sconosciuti haters su facebook con la persecuzione finalizzata magari a scopi meschini.


Intimidire, molestare, perseguitare, non è la risposta corretta. Eppure lo vediamo succedere anche su social equestri italiani, con gruppi che vanno oltre la legittima denuncia, e istigano alla diffamazione fine a se stessa o per scopi personali, come il proprio vantaggio o la vendetta su chi considerano un nemico o un rivale. Dovrebbe essere la giustizia a somministrare le punizioni. Ma spesso è proprio nella lacuna o assenza di essa che assurgono i giustizieri da tastiera.

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