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In Canada delfini e balene saranno presto liberi dalla prigionia.

Alla fine del mese entrerà in vigore la legge federale "Free Willy" che vieta di tenere questi cetacei in cattività.
Secondo la nuova legge, le violazioni saranno punibili con multe fino a 150mila dollari.

La liberazione non è obbligatoria per cetacei già in cattività da tempo, che magari non saprebbero riadattarsi alla libertà. La legge è dunque intesa a scongiurare nuove catture per delfinari e zoo marini.

La cattura rimane permessa per la riabilitazione da lesioni o per la ricerca scientifica.

L'eliminazione graduale dell'onta morale della prigionia di cetacei per il divertimento umano è un «obbligo» secondo i politici che hanno promosso la legge.

«Abbiamo l'obbligo morale di eliminare gradualmente la cattura e la detenzione degli animali a fini di lucro e di intrattenimento», ha affermato il senatore Moore, promotore della riforma. «I canadesi ci chiedono di fare il meglio e li abbiamo ascoltati».

A farne le spese saranno il parco marino Marineland e lo zoo Niagara Falls, che dopo la resistenza iniziale, per non peggiorare i danni di immagine, avrebbero capitolato pianificando responsabilmente il rispetto della nuova normativa.

In Italia il disegno di legge per togliere gradualmente gli animali esotici da circhi e spettacoli itineranti non sta andando avanti. Per la liberazione dei cetacei dovremmo forse aspettare la nostra prossima reincarnazione.

Il proprietario di una cagnolina non l’ha sottoposta alle cure dovute, così pagherà una salata multa di 10mila euro.

La sentenza

A Modena, il proprietario di un cane è stato condannato per il reato di maltrattamenti di animali. L’uomo, infatti, non avrebbe assicurato le cure necessarie alla piccola Luna, lasciandola in preda alle sofferenze fisiche. Il padrone deve rispondere di dolo perché ha accettato consapevolmente il rischio dell’aggravarsi della patologia. Con la sentenza 22579 la Corte di Cassazione (ultimo grado di giudizio) ha confermato la multa di 10 mila euro.

La cagnolina aveva un evidente tumore alle mammelle e il padrone non l’ha mai portata dal veterinario. All’interno di questa sentenza si legge che si: “Configura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamento di animali, art. 544 ter, in relazione all’art. 582, cod. pen., l’omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un’apprezzabile compromissione dell’integrità dell’animale”. Il proprietario ha provato a smontare in tutti i modi l’impianto accusatorio, ma non ci è riuscito. La Cassazione: “Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall’art. 582 cod. pen., implica comunque la sussistenza di un’apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”. L'uomo avrebbe dunque omesso le cure necessarie volontariamente.

L'accaduto

La piccola Luna, una cagnolina di razza mista, è stata trovata per le vie della città dagli addetti del canile. Accertate dal medico del servizio Veterinario Ausl di Modena le condizioni di malessere: vari tumori mammari di grosse dimensioni e ulcerati, dermatite in varie zone del corpo, calli da decubito e artrosi agli arti posteriori e anteriori. Da cui la denuncia, il processo e la sentenza di terzo grado definitiva.


Aggravare le pene per i reati sugli animali per legge

Da anni le associazioni animaliste chiedono di riformare la legge 189/04 che tutela gli animali in Italia, prevendeno pene più severe per i maltrattatori. Le scienze sociali hanno provato che coloro che fanno violenza agli animali, sono più propensi a manifestare comportamenti di violenza anche con gli esseri umani, come documentato da numerosi studi.

Il governo giallo verde, improvvisamente, negli ultimi giorni di campagna elettorale, ha promesso di inasprire le pene per il maltrattamento. Occorre vedere però se la volontà è concreta, al di là delle promesse elettorali, perché sino a qui l'attuale governo non si è distinto per politiche animaliste. Inoltre, merita molta attenzione il discorso degli animali da allevamento e da reddito, perché tutta la tutela non vada a coprire unicamente le categorie già più tutelate rispetto agli altri animali, i cani e i gatti.

A partire dal 2019 sarà vietato in UK vendere pets di età inferiore ai 6 mesi nei negozi di animali o altri rivenditori terziari.

Ciò significa che gli inglesi potranno comperare cuccioli di cani e gatti solo da allevatori registrati oppure dai rifugi che ricollocano orfani e randagi (ma anche per questi è prevista una stretta, visto che molti inglesi vogliono che i rifugi per poter operare abbiano una licenza che impone regole da rispettare).

La Legge di Lucy prende il nome da un Cavalier King Charles Spaniel la cui storia di maltrattamento ha commosso il Regno Unito e portato alla raccolta di oltre 100.000 firme.

La decisione è stata presa in seguito a una consultazione pubblica, da cui è emerso che oltre il 95 %della popolazione inglese è a sostegno di tale divieto. Contribuirà a porre fine alle terribili condizioni di benessere riscontrate nell'allevamento intensivo di cuccioli e a risolvere una serie di problemi esistenti in materia di benessere degli animali, come il traffico di cuccioli dai paesi dell'est.

Ciò contribuirà a reprimere l'allevamento indiscriminato di cuccioli e renderà più difficile l'allevamento di basso livello ma intensivo che basa il proprio commercio su venditori terziari.

A quanto pare, l'UK ha anche un ministro del benessere animale, tale David Rutley, che in Italia manca o almeno da noi è un semplice sottosegretario. Mr Rutley ha dichiarato alla vigilia di Natale 2018, quando ha enunciato il disegno di legge:

    Questo divieto di vendita di cuccioli e gattini da parte di terzi fa parte del nostro impegno per garantire che gli animali domestici più amati della nazione abbiano il giusto inizio nella vita. Rendo omaggio alla campagna stampa per la Legge di Lucy e ai numerosi stakeholder che si sono impegnati con passione per questo divieto. La decisione si basa sulla nostra precedente azione in questo settore, tra cui la messa al bando della vendita di cuccioli sotto le otto settimane e la lotta contro l'allevamento di cani con disturbi genetici.

Una grande vittoria per la tutela animale, la legge di Lucy partirà dal 2019 e prelude a una probabile stretta anche sulle organizzazioni animaliste che possono ricollocare i pets, perché non tutte operano nella legalità e qualcuna è l'avamposto per il commercio di cuccioli da allevamento intensivo provenienti dai paesi esteri, false adozioni dunque, tese a commuovere una popolazione ignara sul fatto che siano un modo per raccogliere soldi e proseliti facendo nascere apposta i cuccioli, tutt'altro dunque che raccogliendo per strada veri randagi.

Ormai è questione di poco, nel Regno Unito, che attualmente ha una legislazione per il benessere e la tutela degli animali più avanzata di tutto il resto d'Europa, dal 2020 spariranno dagli spettacoli circensi gli animali esotici (tigri, leoni, elefanti, giraffe, etc...).

Il Segretario all’ambiente Michael Gove ha annunciato qualche giorno fa la nuova legge con parole molto dure. "L’uso di animali selvatici nei circhi itineranti non ha posto nella società moderna e non fa nulla per favorire la conservazione o la comprensione degli animali selvatici". E ancora: “I circhi itineranti non sono adatti agli animali selvatici del XXI secolo e sono lieto che questa legislazione metta fine a questa pratica per sempre". Infine: "Con questo e altri provvedimenti si intende rafforzare la nostra posizione di leader mondiale nella protezione degli animali”. Il ministro per il benessere degli animali, David Rutley, ha dichiarato: “Sono lieto che la legislazione di oggi fornisca il divieto che molti enti di beneficenza e parlamentari hanno chiesto”.

La situazione in Italia: stallo e incapacità decisionale

L’Italia non riesce a prendere decisioni per la tutela animale, imbarcata come è tra gruppi di pressione contrapposti e con una politica troppo debole per permettersi di scontentare qualcuno. Nel novembre 2017, al termine di un lungo iter, era stata approvata con 265 voti e 13 no, la legge delega di riordino del settore dello Spettacolo che prevedeva il superamento graduale dell’utilizzo degli animali selvatici nei circhi e nelle attività di spettacolo itinerante. I termini per applicare i decreti attuativi sono scaduti, poiché l'attuale governo ha evidentemente non considerato dare attuazione alla legge delega come una propria priorità. 

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