La proposta di una “certificazione volontaria sul benessere” è stata presentata congiuntamente dal Ministero delle Risorse Agricole e dal Ministero della Salute.

Se l'iniziativa andasse in porto, permetterebbe ad allevatori di autocertificarsi. Ciò significa che anche gli allevamenti intensivi potrebbero autodichiararsi maggiormente rispettosi del benessere animale, traendo in inganno il consumatore, che notoriamente non ha tempo di fare ricerche oltre a ciò che dichiara la pubblicità sulla vendita dei prodotti.

Perché si tratterebbe di una etichetta ingannevole

  1. Perché il consumatore al banco del supermercato rischia di vedere solo una rassicurante indicazione di benessere animale, anche per un prodotto proveniente, ad esempio, da un allevamento intensivo
  2. Perchè, se  confermato, un progetto simile somiglierà più a uno strumento di marketing per spingere all'acquisto di carne, anziché promuovere il  vero benessere animaleo: allevamento estensivo, lento, naturale, all'aperto, semibrado, ove sono rispettate, come minimo, le 5 libertà

Dopo anni e anni, i due ministeri predetti non sono ancora riusciti a rendere il DPA/NON DPA nella filiera equina una scelta seria, con serie conseguenze, con leggi severe per l'incongruità rispetto alla scelta del destino ultimo, figuriamoci l'auto etichetta benessere animale "aggiunto" autoreferenziale.

Trasparenza in etichetta

La soluzione è semplice, come suggeriscono in modo unanime le associazioni animaliste italiane: collegare la certificazione esclusivamente al metodo di allevamento.

Noi diciamo di noi ad autocertificazione di benessere animale per gli allevamenti intensivi, in gabbia, con alimentazione artificiale, non tracciabili completamente, dall'allevamento al piatto.

Inoltre, è una presa per i fondelli che non ci sia un organismo di vigilanza esterno, garantista, a rilasciare la certificazione. Siamo stufi dei codici etici a sottoscrizione volontaria, delle autocertificazioni proposte come soluzioni per il benessere animale dai due Ministeri predetti. Abbiamo visto la devastazione che portano nel settore cavalli, dove niente è obbligatorio e ognuno fa come crede, dove tutto è soggettivo, dove non si riesce ad arrivare in Tribunale per maltrattamento animale, a meno che non si contino i morti. Lo scopo di leggi sagge è quello di prevenire il maltrattamento, e non con le autocertificazioni, ma con controlli basati su leggi prescrittive che obblighino al benessere animale.

Siamo ancora in attesa di una nuova legge per la tutela degli animali, sia in penale, sia in civile, stando che le leggi in essere in Italia sono obsolete e riflettono una società superata.

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