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Oggi il cavallo è, statisticamente parlando, il terzo animale preferito dopo i pets "convenzionali", ovvero il cane e il gatto.

E' facile capire come possa aver conquistato questa posizione nel cuore delle persone. Si tratta di una figura maestosa, nobile, che ispira bellezza ma anche misticismo, incarna la forza e tante altre qualità, come la fierezza e il potere.

Oggi però queste qualità tradizionali sono quasi offuscate dai nuovi valori attribuiti al cavallo dal movimento legato all'equitazione naturale o etica che dir si voglia. Ecco allora che caratteristiche come la lealtà, l'integrità, l'onestà, la capacità di riflettere ciò che viene presentato, dando la possibilità all'umano di crescita personale, diventano l'attrattiva dei tempi attuali nel rispetto dei cavalli, non più impiegati per la loro "forza motore", per i trasporti o per le conquiste belliche, bensì per scopi ludici, ricreativi, terapeutici.

Il cavallo non ha un ego che ne offusca la percezione, per questo diventa l'imperatore dei pet terapisti, al punto che i cavalli sono formati appositamente per curare e acquisiscono uno status di "socialmente utili" alla riabilitazione di fascie di umani più deboli: diversamente abili, malati, psicologicamente depressi e quanti altri possono trarre benefici di salute mentale e fisica dal contatto e frequentazione dei cavalli. 

Cavalli e umani si sono collegati per la prima volta migliaia di anni fa in Mongolia, la culla di questa connessione, dove cavalli giovani venivano rapiti dalle loro madri e allevati in recinti per la carne. Ma non appena questi antichi popoli hanno scoperto, nella cattività, che il cavallo è disposto a collaborare anche per altro, subito il cavallo si è elevato al di sopra di altri animali tenuti solo per la macellazione.

Da allora di tempo ne è passato così tanto, che tutto è stato messo in discussione, a partire dai metodi di allevamento a quelli di addestramento, attraverso un graduale adattamento alla contemporaneità che esalta la capacità umanistica di guidare il cavallo attraverso la fiducia, il rispetto, la conoscenza e l'accordo reciproco (cioè l'amore), rinunciando alla forza bruta del dominio in virtù del potere fine a se stesso. Prima, quello che si produceva era uno schiavo lavoratore, le cui azioni erano motivate dalla paura della punizione, e dalla necessità opportunistica di ricevere cibo in cambio di servitù. Ora, si punta a creare un partner disponibile, un amico leale e fidato, per la vita, da non tradurre in carne quando non è più in grado di lavorare.

La domanda diventa: come convincere questi esseri che sono più potenti e più grandi di noi senza usare la forza, ma offrendo protezione e amicizia?

La risposta si ottiene attraverso l'apprendimento della psicologia del cavallo e del suo linguaggio. Vi è una branchia di studi, definita etologia animale, che basa le proprie osservazioni sullo studio dell'animale nel suo stato naturale, allo stato selvatico. Come comunica con gli altri membri della mandria. La dinamica della sua struttura sociale e il modo in cui i cavalli più anziani insegnano e disciplinano i più giovani (chi è il capo e perché). Capire il comportamento che osserviamo è tanto importante quanto vederlo. Nel caso dei cavalli, sono animali sociali, da branco. Ciò significa che sono naturalmente agitati e paurosi. Sempre sensibili a qualsiasi energia aggressiva che costituisce la minaccia. La femmina (matriarca) più alta classifica, ovvero in autorevolezza (un misto di sapienza, saggezza, forza spirituale, carisma e competenze), diventa il soggetto alpha e detta i movimenti della mandria. Quando andare per cibo e acqua, dove andare.. chi è dentro e chi è fuori, come si regolano le dispute etc... E' il leader e prende tutte le decisioni più importanti in merito al suo gruppo di affiliati. In ciò è assistita da un gruppo di giumente subordinate che formano il suo cerchio magico di matrone. Il maschio alpha protegge i fianchi del branco. Protegge le femmine dal "ratto" potenziale di rivali (il branco di scapoli satellite, sempre pronto a sfidare lo stallone per una femmina con cui riprodursi) e protegge il branco da predatori in agguato che vogliano cibarsi di componenti di esso.

L'inprinting sociale del branco di cavalli

La "famiglia e scuola" dei puledri è il branco. I piccoli apprendono dal giorno zero ciò che la madre e gli altri membri comunicano attraverso il linguaggio del corpo, il tatto e il suono, insieme ad altre stimolazioni sensoriali. Il puledro inizia provare legami di attaccamento non attraverso l'induzione alla paura, piuttosto attraverso la promozione di sentimenti di sicurezza e consociativismo (uno per tutti, tutti per uno), grazie ai quali sarà in grado di "unirsi" a una sorta di comunità gerarchica ma democratica (non comanda il più forte, bensì il più capace). Il puledro non si sente separato dal branco, ma parte di esso. Il branco non è caos di relazioni, ma ordine votato alla prosperità del branco. Dunque i cavalli gregari accettano l'ordine gerarchico e sono naturalmente dei partners disponibili e leali, ma solo nella misura in cui percepiscono che l'ordito serve ad estendere la pace, il rispetto e la prosperità del branco, altrimenti si dissociano e vanno a formare nuove comunità seguendo nuovi leader carismatici. 

La riproduzione dei legami naturali nel rapporto persona cavallo

Possiamo imparare a rapportarci ai cavalli seguendo la loro indole naturale. Mostriamo che siamo in grado di offrire protezione, sicurezza e prosperità ogni volta che ci approcciamo a loro. Se offriamo ciò che i cavalli cercano, in modo calmo, pacifico, fiducioso, otterremo collaborazione senza bisogno di "gare di forza". Se invece l'approccio è timoroso, nervoso, pauroso, non ispireremo fiducia. Per massimizzare un collegamento positivo con i cavalli, occorre imparare il loro linguaggio. Certo, richiede tempo, costanza, studio, formazione, esercizio ma, in compenso, non si otterranno solo informazioni sul "funzionamento" dei cavalli, bensì anche sul nostro.

Si potrà scoprire che condividiamo con i cavalli bisogni e preoccupazioni fondamentali, approcci alla vita e all'alterità. Si potrà imparare a ispirare fiducia al prossimo, a furia di esercitarsi in "autorevolezza". Tutte nozioni di leadership positiva che possono aiutare a tenere le redini della propria vita, in amore, in amicizia, in lavoro, in società, anziché essere sempre "prede" di emozioni non controllate che impediscono di determinare il proprio destino.

E' questo l'ultimo regalo, in ordine temporale, che i cavalli ci fanno, diventando loro i trainer di crescita personale del terzo millennio, in cambio di uno status di equini d'affezione.

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