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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Spettacolo equestre di Althea, ex performer di Cavalia

La storia dell'equitazione moderna è profondamente radicata nel circo equestre.

I primi circhi moderni, svoltisi durante il XVIII secolo, furono principalmente dimostrazioni di trucchi eseguiti a cavallo, in primo luogo da ex soldati che impararono tali abilità durante l'addestramento militare e, in seguito, da uomini e donne di talento addestrati fin da giovani a compiere acrobazie e altre imprese a dorso di cavallo. Per insegnare ai cavalli a compiere trucchi per l'anfiteatro del circo, i cavalieri facevano affidamento sulle istruzioni dei mentori e su libri come il "Sistema educativo del cavallo" del dott. Sutherland, con regole per insegnare al cavallo alcuni trucchi o talenti. Questo testo del 1861, del Dr. G. H. Sutherland, potrebbe essere citato tra i primi mai pubblicati a tema dell'"Educare il cavallo".

Gli addestratori di cavalli in Gran Bretagna erano considerati umani nel loro lavoro e, come l'allenatore londinese Charles Montague scrisse nel suo libro del 1881, Recollections of an Equestrian Manager: "Il cavallo deve prima essere portato a sentire che sei il suo maestro, il suo superiore; non per paura del tuo potere ma, al contrario, attraverso l'esperienza, sebbene tu abbia il potere, deve essere sempre accompagnato dalla gentilezza e mai dalla crudeltà".

In America, il Dr. Sutherland rappresentava quelli che usavano pratiche di addestramento umano e nel suo testo affermava di essere "convinto, con le osservazioni e l'esperienza, che possiamo domare, sottomettere e controllare con successo il più selvaggio e feroce cavallo solo grazie alla bontà" (Dr. Sutherland's, System of educating the horse, 1861) e propose un sistema di allenamento che evitava con veemenza l'uso della frusta, della droga o dei ceppi per domare o addestrare un cavallo.

I trucchi dei cavalli di Sutherland erano ritenuti piacevoli e ludici, includendo: l'addestramento del cavallo a togliere al suo trainer il cappello o il cappotto, piuttosto che insegnare al cavallo ad alzarsi, sdraiarsi, bussare ad una porta, dire sì o no, prendere e recuperare oggetti, camminare sulle zampe posteriori, slacciare la propria sella e rimuoverla, aprire e chiudere le porte, pompare acqua, e via dicendo. Tutti trucchi che potremmo definire circensi!

Quando Philip Astley creò il primo circo moderno nel 1768 a Londra, lo fece introducendo da subito le acrobazie sul cavallo.

Naturalmente, la maggior parte delle persone potrebbe riconoscere il termine "circo", o l'idea di spettacoli che si svolgono in una sede circolare, quando pensano all'antica Roma e alle gare di gladiatori, piuttosto che alle corse dei carri con i cavalli, da cui poi ebbe origine la moderna ippica del trotto. 

La versione moderna del circo che conosciamo oggi ha le sue radici nella Gran Bretagna del XVIII secolo. Philip Astley (1742-1814), figlio di un incisore ed ebanista, decise che voleva essere un cavaliere, poiché gli uomini a cavallo erano venerati allora come soldati forti e coraggiosi. Astley si unì al reggimento di cavalieri dei Dragoni, divenne un illustre soldato durante la Guerra dei Sette Anni e lasciò l'esercito nel 1766 come sergente maggiore. Astley sembrava impressionante in groppa a un cavallo e facilmente ha iniziato a guadagnarsi da vivere come un horseman, performando spettacoli di abilità a cavallo. Dopo alcuni anni di viaggi per fiere per esibirsi con il suo cavallo, nel 1768 aprì una scuola di equitazione vicino al Westminster Bridge, a Londra, dove addestrò giovani e donne aristocratiche ad andare a cavallo. Dopo i suoi allenamenti mattutini, si intrattenneva con un pubblico nell'anfiteatro della scuola. Faceva acrobazie sul suo cavallo, aggiungendo trucchi sempre più equilibrati, un secondo cavallo e una cavallerizza, Patty, che divenne sua moglie; anche lil oro figlio John si unì allo spettacolo equestre. Via via aggiunse clown, maghi, saltimbanchi e danzatori di corda. Astley ebbe concorrenti, ma il suo fu il primo circo "moderno", e sebbene l'attenzione fosse principalmente sui cavalli, fece sì che gli altri atti fossero parte integrante di tutto lo spettacolo.

2F466A1800000578 3355753 image a 12 1450084873730La monta "bareback", unita a quella senza imboccatura, è da sempre stata una peculiarità degli spettacoli circensi sviluppati in Europa e in America tra il XVIII e il XIX secolo, con sempre più horseman che sfidano la morte con acrobazie a cavallo.

Nel passato il circo era arrivato a rappresentare una comunità affiatata che offriva agli artisti la possibilità di viaggiare per il mondo e di essere lodati per le loro imprese e il loro aspetto fisico. Molti bambini e adulti sognavano in passato di "scappare per unirsi al circo", un'idea del XIX secolo che è rimasta nell'immaginario del pubblico fino alla fine del 20 ° secolo.

Negli anni '40, Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis indossava una corona quando cavalcava e diceva che sarebbe cresciuta fino a diventare la "Regina del Circo".

Poi la sensibilità è cambiata, soprattutto riguardo all'impiego di animali esotici nel circo, sottratti al loro ambiente naturale per fare da teatranti, magari racchiusi in gabbie. Il circo con animali esotici è stato l'inizio della fine, per la reputazione dei circhi sul tema gestione animali in tempi contemporanei. 

E' assai improbabile però che un cavallo che vive il circo, sia gestito diversamente o peggio da un cavallo impiegato in qualsiasi altro genere di esibizione, spettacolo, gara o concorso. Semmai, si può pensare e ipotizzare che i cavalli del circo godano di maggiori libertà perché devono poi essere montati senza sella e senza morsi, che richiede una forte relazione con i trainers. 

I sussurratori di cavalli, storicamente coloro che hanno mosso l'opinione pubblica per abolire violenze gratuite sui cavalli, sono statu tutti in un modo o nell'altro dei circensi, persone cioè che si fanno una vita tramite spettacoli e addestramento di cavalli.

Per concludere, l'equitazione e l'ippica sono derivati da impieghi circensi e militari dei cavalli. Quando si valuta l'ethos della gestione e addestramento di cavalli non bisogna mai dimenticare che tutti gli horseman che hanno rivoluzionato la doma, parlato di doma dolce, di non violenza sui cavalli, erano tutti spettacolanti, addestratori da show, in poche parole circensi. Circense non può essere allora sinonimo di maltrattatore di cavalli, bensì occore valutare per bene caso per caso, perché è assai probabile che i paladini della libertà con i cavalli siano quasi tutti, in un modo o nell'altro, dei circensi.

Risale al 27 giugno scorso la delibera di assegnazione dei contributi “Fondo per la rievocazione storica” da parte del Ministero per i beni e le attività culturali.

Si tratta di due milioni di euro.

Fra i beneficiari diversi palii storici disseminati sul territorio. Ad essi è stato assegnato un punteggio di importanza relativa per l'indotto turistico e ricaduta sull'economia locale. In base alla qualificazione ottenuta viene elargito il contributo. Non è di certo una novità, questo genere di eventi ha sempre goduto di finanziamenti pubblici.

Quindi con stupore leggiamo a mezzo stampa che associazioni abolizioniste tuonano allo scandalo, allo stupore e allo sconcerto. Non lo sapevano che l'Italia finanzia sin dall'antica Roma questo tipo di eventi?

70 tra palii, quintane, giostre e processioni al passo sono stati finanziati con il fondo citato su 180 richiedenti.

Sono stati finanziati eventi con cavalli, con asini, persino con falconeria. E il tutto perché richiamano ogni anno un pubblico sempre più numeroso anche dall’estero, e sono considerati parte integrante della cultura e della civiltà nel nostro paese. Non smetteranno mai di finanziarli, per gli animali in questione si può solo chiedere di maggiorare la tutela e dare garanzie perché gli incidenti siano minimizzati ad una percentuale pari a quella che si può riscontrare tra i cavalli solo ricreativi.

Horse Angels si scandalizza solo di una casa, che non ci venga riconosciuto pari emulamento per la difesa e la tutela di tutti gli equini impiegati per sport, ricreazione, terapia, lavoro, per il loro ricollocamento, riabilitazione in caso di infortunio, accasamento alla fine della carriera lavorativa.

Esiste una controversia accademica contemporanea, di sinistra, su quali siano le considerazioni di Karl Marx sullo status degli animali nella società umana. 

Numerosi studiosi animalisti, inclusi alcuni ecosocialisti, sostenevano in passato che Marx fosse specista nei suoi scritti. Inoltre, essi avrebbero sostenuto che, nonostante la successiva adesione alle concezioni darwiniane, Marx e Frederick Engels non avrebbero mai completamente trasceso la visione specista profondamente radicata, che avrebbe quindi infettato il materialismo storico nel suo complesso. Questi critici concentrano le loro obiezioni principalmente sui manoscritti economici e filosofici del 1844, sostenendo che Marx presentava una prospettiva antropocentrica e dualista tra animali e umani, giustificando quindi ontologicamente un approccio strumentale e strumentalista allo sfruttamento di animali e ambiente che avrebbe, secondo loro, fornito una struttura ideologica moderna allo sfruttamento degli animali come esseri strumentali, al pari di macchine, e quindi da sfruttare. Tutto questo per una tendenza, in corso di superamento, di leggere lo specismo come differenziazione tra umani e non indipendentemente dal fatto che tale filosofia venga effettivamente utilizzata per giustificare discriminazione o abuso.

Tutto questo è stato superato, e la sinistra a livello mondiale rivendica oggi la sua estrazione ecologista e animalista. Per una rilettura di Marx in questo senso, molto bello il lavoro, pubblicato nel 2018, degli studiosi John Bellamy Foster e Brett Clark, titolato, "Marx e lo specismo alienato", che rivede le critiche ambientaliste e animaliste al pensiero di Marx. Essi sottolineano quanto segue. Benché non fosse ovviamente il punto focale del suo lavoro, che era dedicato allo sviluppo di una critica del modo di produzione capitalistico, l'attenzione e l'affinità con gli animali non sono assenti dall'analisi di Marx, così influenzata dal materialismo epicureo, tema della sua tesi di dottorato.

Il centro dell'epicureismo è una prospettiva che pone un'enfasi stretta tra la correlazione di umani e altri animali, dal momento che tutta la vita emerge dalla terra. Gli animali, come gli umani, sono visti come esseri senzienti che provano dolore e piacere. L'epicureismo affronta la distruzione ambientale, inclusa la morte delle specie, con intensa preoccupazione. Marx, profondo ammiratore del pensiero di Epicuro, riconosce la parentela tra sofferenza animale e sofferenza umana. Evidenzia inoltre come gli esseri umani, i più, siano impossibilitati a sollevarsi dalla ragione pratica, e quindi vivano come animali sottoposti allo stesso sfruttamento dei primi.

Anzi, piuttosto che negare la connessione tra esseri umani e altri animali, Marx scrisse "Sulla questione ebraica" nel 1843, prima dei suoi manoscritti economici e filosofici, che "[la] visione della natura che è cresciuta sotto il regime di proprietà privata e il denaro sono un vero disprezzo e un degrado pratico della natura. In questo senso, potrebbe apparire intollerabile che "tutte le creature siano state trasformate in proprietà" in quanto tutti gli esseri viventi dovrebbero vivere liberi.

Il tentativo di Marx di sviluppare un'ontologia sociale del lavoro sorse basandosi sulla psicologia animale (e umana) più avanzata dei suoi tempi. Per Marx l'essere naturale, corporeo, sensuale, oggettivo, è un essere sofferente, condizionato e limitato, come animali e piante. Ciò che spicca qui è il forte materialismo e naturalismo dell'analisi di Marx, che unisce gli esseri umani con "animali non umani" attraverso il concetto di pulsione correlato a varie disposizioni e facoltà. Se la specie umana ha pulsioni, esigenze e capacità sociali più sviluppate rispetto a altri animali, come si evince dalla produzione umana e dal lavoro sociale, ciò non separa l'umanità dal resto della vita.

Questo carattere di esseri umani come esseri di specie autocoscienti genera anche la capacità di auto-alienazione attraverso lo sviluppo della divisione del lavoro, della proprietà privata, della classe, della produzione di merci, ecc. L'alienazione è vista da Marx come un essere umano che si distacca dalla natura, che si traduce in uno specismo alienato nella società capitalista, come nella designazione cartesiana degli animali come macchine, strumenti al servizio dell'uomo.

Marx era acutamente consapevole delle condizioni di sfruttamento degli animali e della distruzione e dell'inquinamento provocati dal capitalismo. Marx, e soprattutto Engels, suo seguace che ne ha diffuso il pensiero, hanno preso nota della distruzione umana della natura e delle specie autoctone attraverso l'espansione globale del capitalismo. Dunque, per primi hanno parlato degli effetti nocivi della "globalizzazione", criticando come il sistema del capitale avrebbe generato uno specismo alienato. Ad esempio, Engels ha fatto riferimento agli effetti prodotti da specie invasive (capre) introdotte dai coloni europei sull'isola di Sant'Elena. Qui si vede una preoccupazione per la conseguente distruzione dell'ecologia indigena.

Ancora, Marx disse metaforicamente nel 1857 che "l'anatomia umana contiene una chiave per l'anatomia della scimmia", la metafora era comunque radicata in una vera parentela morfologica tra gli umani e i primati superiori. Tutt'altro che disinteressato al mondo animale e ambientale, Marx frequentò nella sua carriera accademica lezioni di antropologia, geologia ed affini. Ancora nel 1878, sessantenne, copiava nei suoi taccuini appunti sull'estinzione geologica delle specie risultante da mutazioni di isoterme (zone climatiche) dovute al cambiamento paleoclimatico. A suo modo, ha anticipato l'odierna Greta Thunberg, con i suoi "Friday for future", cioè la preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti climatici.

L'analisi di Marx sullo sviluppo storico del capitalismo ha evidenziato il pericolo per animali e natura. Per lui, la raffigurazione di animali come macchine rappresentava lo status agli animali concesso nella produzione capitalistica delle merci. Marx ha preso atto dei cambiamenti in corso, come la riduzione degli animali non umani a una fonte di potere e l'alterazione della loro organizzazione corporea e della loro stessa esistenza imposte per favorire l'accumulazione di capitale.

Nel Capitale, Marx ha presentato la relazione dinamica tra gli umani e gli animali da allevamento e da reddito illuminandone l' interdipendenza e i cambiamenti storici in atto. Nel primo periodo della storia umana, Marx ha indicato come tali animali svolgessero la loro parte di lavoro come chiunque altro nel sistema, vivendo accanto all'essere umano in un modello di fattoria a matrice familiare. Poi però, si è concentrato su come lo sviluppo storico del capitalismo, compresa la suddivisione del lavoro, ha cambiato queste condizioni, riducendo gli animali semplicemente a prodotti e materie prime di un'industria alimentare, come riflesso della logica generale del sistema di produzione. In questa critica possiamo leggere i prodromi all'alienazione degli animali negli allevamenti intensivi per massimizzare il profitto.

Nel secondo volume del Capitale, Marx descrisse come i capitalisti valutassero la vita delle mucche in relazione alla produzione: "I bovini come animali da tiro sono capitale fisso; quando vengono ingrassati per il macello, sono materia prima che alla fine viene messa in circolazione come prodotto, e quindi capitale fisso ma circolante", ovvero beni mobili, come è tutt'ora nell'ordinamento giuridico europeo. E ancora, "La corporeità degli animali non umani ha sollevato, intesa come prodotti, la questione dei costi (compresi quelli associati al tempo di rotazione) determinato dagli aspetti ecoregolatori della riproduzione naturale". "Nel caso di mezzi di lavoro viventi" spiega Marx, "come i cavalli ... il tempo di riproduzione è prescritto dalla natura stessa. La loro vita media come mezzo di lavoro è determinata dalle leggi naturali. Trascorso questo periodo, gli articoli usurati devono essere sostituiti con nuovi. Un cavallo non può essere sostituito un pò alla volta, ma solo da un altro cavallo." Benché distinti nella forma, i cavalli, equivalenti a capitale, erano semplicemente macchine cartesiane intercambiabili. Ebbene, cosa sono oggi? Qual è la critica base delle associazioni animaliste all'impiego dei cavalli nell'industria equestre?

L'epoca in cui visse Marx vide drammaticamente mettere in piedi scienza e tecnologia per accelerare la produzione al fine di abbreviare i tempi associati a processi naturali di ecoregolazione, come la crescita degli animali, con l'obiettivo di ridurre i tempi di turnover e accelerare la realizzazione dei profitti. Come Marx ha spiegato, nel contesto dell'allevamento di pecore tradizionale, era impossibile consegnare un animale al macello prima della fine di cinque anni. Ma nella sua epoca tutto cambiò. Nel sistema attuato all'epoca di Marx, le pecore di un anno potevano già essere ingrassate e in ogni caso erano completamente cresciute prima che fosse trascorso il secondo anno. Con l'allevamento selettivo, oggi definito intensivo, si ridusse la struttura ossea delle pecore al minimo necessario per la loro esistenza.

Marx non era indifferente a questi cambiamenti. Sosteneva che, con un'ulteriore espansione della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari, l'allevatore avrebbe potuto triplicare la produzione, a quale costo però?. Marx sosteneva che le nuove capre fossero tutta carne e poche ossa, perché ingrassate precocemente allo sviluppo muscolo schelettrico, tanto da avere difficoltà a reggersi in piedi. Marx si opponeva a questi nuovi metodi di produzione animale per carne e latticini, poiché il perseguimento di profitti infiniti portava a una vasta gamma di sofferenze e abusi corporali - inerenti a uno specismo alienato in cui gli animali erano non già visti come esseri viventi, bensì come macchine da manipolare in quanto tali. Le pecore allevate in modo da diminuire la struttura ossea - nelle parole di Marx, "hanno difficoltà a sostenere il loro stesso peso e la loro stabilità a causa dei loro corpi più grandi, più pesanti e delle strutture scheletriche più deboli. Per aumentare la produzione di latte per il mercato, i vitelli sono svezzati precocemente. I bovini sono alimentati scorrettamente con grassi di dubbia origine e altri intrugli ad alto consumo energetico progettati per accelerare il tasso di crescita".

Secondo le precedenti pratiche agricole, Marx osservava, "gli animali rimanevano attivi rimanendo all'aria aperta". Ora, con l'agricoltura industriale, erano confinati in una stalla con l'addetto alla mangiatoia, il che significava: "in queste prigioni gli animali nascono e rimangono lì fino a quando non vengono uccisi" con grave deterioramento della loro forza vitale "e deformità di crescita nei loro corpi, che sono considerati come semplici parti" e non un tutt'uno organico. Per Marx, tutto ciò era "Disgustoso!" Si trattava di un "sistema di celle di prigionia per gli animali" che Marx condannava in toto. 

Oggi, tali metodi capitalistici per accelerare e mercificare la riproduzione naturale includono anche l'uso di ormoni della crescita, massicci interventi di alimentazione innaturale basati su concentrati e un uso estensivo di antibiotici per trattare disturbi che derivano dalle condizioni alienanti in cui vengono allevati gli animali. Questi approcci sono diventati più intensi e diffusi nella produzione animale per carne e prodotti lattiero-caseari, come nel caso di polli, maiali, mucche, pecore e pesci.

Attraverso la sua analisi, Marx ha descritto in dettaglio come lo sviluppo capitalista abbia creato alienazione nel mondo animale e ambientale, riducendo gli animali a prodotti all'interno di allevamenti intensivi, portando allo sterminio delle specie non sfruttabili, soprattutto attraverso la distruzione del loro habitat, ai cambiamenti climatici e all'acidificazione degli oceani. Queste ampie preoccupazioni riguardanti le operazioni del sistema capitalista, le condizioni ecologiche e lo specismo alienato si intrecciano nella considerazione di Marx sull'evoluzione della società.

Con l'abrogazione delle leggi sul grano nel 1846, che introdusse il libero commercio, Marx identificò diverse tendenze in quello che chiamò il "nuovo regime" della produzione alimentare capitalista. Ciò includeva un ulteriore approfondimento della spaccatura metabolica nel ciclo dei nutrienti del suolo, aumentando la scala dell'espropriazione meccanizzata degli animali, essi stessi trattati come semplici macchine (o parti di macchine) .

La critica di Marx allo specismo alienato, associata alla degradazione degli esseri umani e degli animali non umani, può essere considerata parte della sua più ampia critica ecologista e animalista. Nessuno potrebbe non riconoscere da un tale passaggio che la sofferenza umana e la sofferenza animale, come ha notato lo stesso Marx, sono affini. La lotta rivoluzionaria è necessaria, per Marx, per trascendere l'alienazione della natura associata al capitalismo. Marx ha chiaramente riconosciuto che lo sradicamento dello specismo alienato fa parte di questa lotta. Se "l'umanesimo pienamente sviluppato" diventa "naturalismo", è necessario forgiare una nuova dialettica uomo-animale, basata sul principio epicureo secondo cui "il mondo è mio amico". Marx dichiarò: "tutti gli esseri viventi devono diventare liberi".

Infine, per Marx il cavallo non era simbolo della nobiltà di portofoglio, e tanto meno della nobilità intellettuale o di nascita. Rappresentava il popolo sottomesso e sfruttato, particolarmente alcuni cavalli, come quelli da attacchi, che fungevano da traino per la mobilitazione di merci e persone, metaforicamente della comunità intera.

Con questa rilettura di Marx, la tutela animale non è più appannaggio delle destre, come è stata intesa in Italia negli ultimi 50 anni. Tutt'altro, la lotta animale e ambientale ha uno dei suoi capostipiti proprio in Karl Marx, animalista e ambientalista della prima ora.

Per approfondire e tutta la bibliografia, 2018, Volume 70, Issue 07 (December 2018)  Marx and Alienated Speciesism by John Bellamy Foster and Brett Clark - Topics: Agriculture , Ecology , Marxist Ecology - Places: Global

Amate un cavallo? Ci fate qualcosa? Forse non lo sapete, ma siete dei malvagi sfruttatori e carnefici di animali.

Nuovi paradigmi e provocazioni. Sono le posizioni di un certo tipo di animalismo, che è radicale quanto ogni fondamentalismo.

Gli animalisti che aderiscono a tale setta talebana, non pretendono di essere lasciati in pace nel loro credo e fede, no, vogliono che le loro idee siano fatte proprie dalla società in virtù della loro presunta superiorità morale. Quindi si è sfruttatori biechi di animali anche se si segue una dieta a basso contenuto di proteine animali, se si è contrari all'allevamento intensivo di animali, se si cerca di regolamentare ogni attività con gli animali per reprimere le sofferenze inutili e massimizzare la tutela. Neanche così va bene, perché costoro asseriscono che non si può fare niente con gli animali, perché è sfruttamento e abuso ogni possibile impiego.

A rischio particolarmente i cavalli.

Proprietari di cavalli solo da compagnia sono in numero veramente esiguo in Italia.

0f18514092300971a1d9467fe5706101Tutti gli altri hanno i cavalli, magari li amano, preferibilmente sono pure disposti a tenerli a vita, ma ci fanno qualcosa. Per un certo tipo di animalismo, tutto è maltrattamento.

Non puoi andare al passo su strada cementata neppure occasionalmente che è maltrattamento per il cavallo (per il cane però no). Non puoi uscire a una certa temperatura estiva perché è grave sofferenza. Il cavallo non ha scelto di uscire. Se lo fai con il cane nessun problema. 

Tali animalisti, anche se ignoranti di cavalli, devono pontificare su ogni cosa. Per farli contenti sarebbe meglio che il cavallo non fosse fatto nascere. Perchè non può scegliere. Ogni cosa è scelta per lui dal carnefice proprietario e dunque è una forma grave di abuso.

Tutto parte dalla considerazione ugualitaria persona/animale, superata poi dall'accezione che l'animale è superiore all'essere umano.

Quindi si può uccidere un animale solo per legittima difesa: se ci si vuole cibare di animali, occorre farlo ad armi pari come il buon selvaggio delle filosofie morali utopiche (forse con la sola eccezione di arco e frecce).

Se si vuole andare a cavallo, lo si deve fare solo alla pari: vietata la sella, vietati i finimenti, vietati i ferri ai piedi e qualsiasi orpello. Ovviamente non si va molto lontano in tali condizioni. Ma per i più talebani solo salire in groppa al cavallo è abuso, quindi l’animale al massimo va passeggiato al "guinzaglio".

Con questa filosofia, il cavallo può vivere solo in zoo (no perché è maltrattamento) o in santuari dedicati alla preservazione della specie. 

In poche parole è condannato all'estinzione.

Ogni altro impiego è assoggettamento sistematico e istituzionalizzato a mercificazione di esseri animali inermi e indifesi: solo a scordarsi che i cavalli sono tra gli animali al mondo che provocano - indirettamente - più incidenti mortali con gli umani.

Ogni qual volta se ne verifica uno: chissà cosa gli ha fatto l'equestre al cavallo perché si difendesse al punto da ucciderlo. Mica sarà un caso di stupro di equino?

Siamo al parossismo. Estate. Sono state fatte le spiagge per cani, per limitare gli abbandoni estivi. Bene. Il cane evidentemente non ha caldo e può scegliere di andare al mare anche a mezzogiorno. Nessuna protesta o picchettonaggio delle spiagge per cani per proprietari privi di buon senso. E nessuna richiesta di abolire le spiagge per cani perché qualche proprietario non rispetta il benessere animale. Ma non azzardatevi a far uscire il cavallo dalla stalla se fuori c'è il solleone perché il cavallo soffre il caldo e a differenza del cane non può scegliere. Con richieste normative di abolire sul piano nazionale alcune attività perché ci sono persone che si sono prodigate a impiegare il cavallo in orario non consono.

Se costoro vogliono eccellere in sacrificio umano per gli animali, che lo facciano... nessuno intende impedirgli di vivere le proprie vite secondo la religione che hanno scelto. Anzi, ampia tolleranza. Peccato non reciproca, visto che costoro, continuamente, mirano ad eliminare chi non la pensa come loro. Anche quando non c'è la minima prova di maltrattamento animale. Basta la fantasia per motivare lo zooterrorismo, ovvero la lotta politica che va a colpire i bersagli in modo indiscriminato. Per colpa di qualcuno, devono pagare tutti.

In Italia ci rimangono solo 190mila cavalli circa. Se non possono fare nulla perché gli zooterroristi temono che soffrano per qualsiasi cosa, i cavalli nel nostro paese sono condannati a non esistere onde non soffrire.

Abolizione anticipativa = la paura della loro possibile sofferenza dovrebbe portare, secondo gli zooterroristi, i legislatori a revocare la legittimità ad una marea di attività, e dunque ad abolire l'esistenza dei cavalli nella nostra comunità.

Non serve neppure che ci sia il caso: l'abuso e la violenza vere, tecnicamente o medicalmente verificate. Il timore anticipativo che possa succedere qualcosa di male dovrebbe portare la società ad abolire, nell'ordine di priorità stabilite dall'agenda nazionale degli animalisti "veri", nudi e crudi:

  • carrozzelle
  • circo equestre
  • monta storica (palii, giostre e quintane varie)
  • ippica
  • dressage
  • endurance
  • sport equestri in generale
  • ogni attività agricola con gli equini che preveda il traino o la soma
  • a rischio anche le passeggiate se sono presenti: imboccatura, sella, ferri ai piedi, solleone, gelo o pioggia

Permesso solo: tenere il cavallo in un recinto e guardarlo... ma non troppo, si potrebbe consumare.

Lo zooterrorismo non tutela i cavalli, ma imbriglia le riforme e allontana le persone dalla propria responsabilità.

Ora è possibile, in dressage, dimostrare poco dolore e tanto amore per i cavalli.

Da gennaio 2019, un cambiamento nelle regole in FEI, consente infatti la libera scelta di montare senza la briglia, una doppia imboccatura coercitiva che non piace particolarmente al pubblico, perché, specie se usata mala, diventa uno strumento di tortura.
Per tutte le categorie, fino ad eventi internazionali a due stelle, la scelta è dell'amazzone/cavaliere.

L'Austria è stata una delle prime nazioni a inaugurare questa liberalità. La Federazione Austriaca di Equitazione non ha esitato ad attuare prontamente l'adattamento della Federazione Equestre Internazionale.

La novità è stata accolta bene dagli atleti austriaci che hanno definito il tutto un progresso necessario per cavalli con bocche sensibili.

Aspettiamo dunque che anche l'Italia, attraverso la FISE, faccia tutto quanto è necessario per recepire questo progresso che consentirà di dimostrare la relazione sopra la costrizione.

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