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In un'epoca in cui l'offesa a mezzo facebook fa parte dell'intrattenimento quotidiano nazionale, dove persino i politici con ruoli istituzionali ne fanno una disciplina "sportiva" per ottenere consenso, è curioso osservare come la giustizia sportiva si eprima anche su querelle che maturano sui social.


CASO

2017, contro DCG, gentlemen di Ladispoli, incolpato per aver offeso a mezzo Facebook il Sig. SP, funzionario ippico.

Con comunicazione del dicembre 2016, il Sig. SP, funzionario addetto al controllo e disciplina delle corse del MIPAAFT, in qualità di funzionario/commissario, nominato per la riunione di corse del mese di novembre presso l'ippodromo di Montegiorgio, segnalava di essere stato offeso ed ingiuriato in Facebook dall' incolpato.

A seguito di ciò la Procura della Disciplina deferiva all'intestata Commissione il Sig. DCG per il suddetto fatto.
All'udienza del febbraio 2018, di cui veniva regolarmente notificata la fissazione, non compariva né l'incolpato, né un rappresentante della Procura della Disciplina.

Alla luce dell'interpretazione autentica dell'art. 16, punto l, del Regolamento di Procedura Disciplinare fornita dal Commissario Straordinario dell'Ente con deliberazione n. 39 del 29/5/2012 e confermata dal Mipaaf con nota del Direttore Generale del 30110/2012, veniva disposta la prosecuzione della trattazione, nonostante l'assenza di un rappresentante della Procura della Disciplina.

Il fatto ascritto nell'atto di incolpazione, vale a dire l'offesa a mezzo Facebook di un funzionario delle corse, dice la sentenza, risulta provata dai post pubblicati e assunti agli atti.

La condotta tenuta dall' incolpato può pertanto, secondo la giustizia sportiva, essere ritenuta lesiva, oltreché dei principi fondamentali dell'ordinamento sportivo, anche dell'art. 1 delle Norme di Procedura Disciplinare, nell'ambito del quale deve senz'altro ricomprendersi anche il divieto in capo ai tesserati di esprimere pubblicamente giudizi lesivi della reputazione di soggetti operanti nell'Ordinamento ippico.

Appare inoltre violato l'art. 4 del Regolamento delle corse al trotto, il quale prevede l'obbligo, per ogni operatore, "di tenere un comportamento corretto nell'ambito dell'ippodromo e fuori di esso".

Il Giudice, ritenuta la responsabilità disciplinare del querelato, applica allo stesso la sanzione della sospensione dalla qualifica di guidatore per giorni 10 (dieci) e la multa di € 500,00 (cinquecento/00).


CASO

2018, la giustizia sportiva del Mipaaft si esprime contro DG, driver di Conversano (BA), per aver offeso a mezzo facebook verso il Presidente di Giuria.

Recita la sentenza. Ritenuto sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa" (v. tra le altre Cass, peno n" 16712/2014).
La condotta tenuta dall' incolpato può pertanto ritenersi lesiva, oltreché dei principi fondamentali dell'ordinamento sportivo, anche dell'art, l delle Norme di Procedura Disciplinare, nell'ambito del quale deve senz'altro ricomprendersi anche il divieto in capo ai tesserati di esprimere pubblicamente giudizi lesivi della reputazione di soggetti operanti nell'Ordinamento ippico.

Appare inoltre violato l'art, 4 del Regolamento delle corse al trotto, il quale prevede l'obbligo, per ogni operatore, "di tenere un comportamento corretto nel/'ambito dell'ippodromo e fuori di esso".

Il Giudice, ritenuta la responsabilità disciplinare dell'incolpato, applica allo stesso la sanzione della sospensione dalla qualifica di guidatore per mesi 2 (due), oltre alla multa di € 1,000,00 (mille/00).