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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Disegnare un'equivalenza morale tra l'ippica e l'equitazione, come vorrebbero certi ippici per ripulirsi la coscienza, è un mentire sapendo di farlo.

Mentre sono sempre più le nazioni "civili" che mettono al bando il trattamento brutale degli animali semplicemente per il nostro intrattenimento, vedesi la messa al bando dell'impiego degli animali esotici nei circhi, le corse dei cavalli rimangono per lo più immuni.

Questa mancanza di sanzioni è strana e la ragione va ricercata nel fatto che gli stati lucrano sull'equinocidio dei cavalli da corsa attraverso il gioco d'azzardo, che finanzia i bilanci statali (il gioco d'azzardo, preso nel suo complesso, è la terza voce d'entrata per l'Italia, solo per citare un esempio di declassamento morale di una nazione che basa le sue casse sulla ludopatia).

L'esclusione delle corse di cavalli dal dialogo etico in molti paesi, come la Gran Bretagna per citarne uno, è un punto cieco che deve far riflettere, specialmente a fronte dell'isteria di massa sulla macellazione del cavallo (giudicata immorale nei paesi a matrice anglossassone) e i vari horse-gates (scandali su carne di cavallo immessa illegalmente in prodotti che non la dichiarano in etichetta).

Come dire che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra.

Le corse di cavalli sono solo un business, non uno sport.

I cavalli non sono esseri senzienti nell'industria di settore. Si chiamano "prodotti". La competizione per un minor numero di premi più lucrosi significa che la maggior parte dei cavalli non ce la farà mai a diventare "campione".

L'ippica genera un'overdose di cavalli inutili.

Quel danno collaterale che porta all'equinocidio di massa di cavalli che non hanno chiesto di nascere e preferirebbero non nascere se devono diventare dei prodotti dell'ippica, maturati a chimica, barbaramente uccisi quando non produttivi e quando la redditività cessa.

Occorre lasciare perdere ogni stupida fantasia e guardare il contenuto delle corse: sono un gioco crudele che usa degli animali innocenti solo per generare scommesse e lucro. I cavalli vengono allevati, addestrati e costretti a compiere uno spettacolo innaturale.

In natura i cavalli adulti corrono per sfuggire ai predatori, non per divertirsi.

I puledri corrono per allenarsi a salvarsi la vita, come i lupacchiotti giocano alla caccia per allenarsi a sopravvivere. Non è divertimento, è apprendimento di necessità vitali. Nell'ippica i cavalli NON corrono per salvarsi la vita, perché i vincitori non esistono, i cavalli perdono sempre, non appena sono fuori d'età per correre o fuori passo per vincere, perché nessun cavallo ippico ha la pensione assicurata per merito.

Attraverso l'ippica si proclama che la natura è un oggetto lì per essere domato e sfruttato impunemente.

Tutte le associazioni animaliste combatterebbero l'ippica, più che i palii, se non avessero paura di scontrarsi con i poteri forti. Perché è palese che il cuneo d'ombra del gioco d'azzardo fa sembrare tutto a posto e rende più difficile combattere l'ippica.

Quando non ci sono le scommesse in gioco, tanti popoli tendono a essere più progressisti nel trattamento degli animali impiegati per intrattenimento.

Nessuno chiede misure di civiltà ed etica per i cavalli da corsa. 

Solo nelle corse si permette ancora agli umani di fare quello che vogliono, con pene pressoché ridicole, almeno in Italia, per i dopatori seriali, tanto è che viene "punito" il cavallo, con la sospensione massima di due mesi dal circuito delle corse, non vengono radiati i fantini, allenatori e drivers che hanno deciso di compiere l'illecito, i quali ricevono una sanzione che è una carezza.

Ci avete fatto caso? Muore un cavallo in un palio e parte il procedimento giudiziario. Muore un cavallo in ippodromo durante una corsa e nessuno fiata. A malapena è riportato nella cronaca. Non è mai stato fatto un procedimento giudiziario in Italia per le morti di cavalli in ippodromi, in concomitanza con le corse.

Vi raccontiamo un annedoto che la dice lunga. Horse Angels ha denunciato la morte di un cavallo da corsa in un ippodromo, un paio di anni fa, e sono arrivati i carabinieri in sede legale di Horse Angels a prendere le impronte digitali del legale rappresentante. Vi sembra normale o non appare invece come un possibile atto "intimidatorio"? Tanto più che non si è saputo più nulla di quel cavallo morto e non c'è un reinvio a giudizio per ipotesi dolose di qualsiasi tipo di cui noi si sia informati in qualità di querelanti, come avviene comunemente quando si presentano denunce querele per morti di cavalli nei palii, laddove si possa configurare una qualche ipotesi di negligenza.  

Gli ippici sono inaudibili. Secondo loro i cavalli sono nati per correre come i maiali sono nati per fare i prosciutti.

Nessun progetto di "riforma" dell'ippica mette al centro la tutela del cavallo e il suo diritto alla vita quando impiegato come atleta.

Questo perché l'ippica non è uno sport, dunque il cavallo non è un atleta, ma un prodotto. 

Fanno discutere quegli ippici che chiedono il riconoscimento dell'industria come sport. Forse non si rendono conto che significherebbe il riconoscimento del cavallo come atleta e dunque l'obbligo di esclusione dello stesso dalla macellazione. E le conseguenze? Poi dove sono disposti ad arrivare? A chiedere il reddito di cittadinanza per i cavalli in esubero, perché loro non vogliono mantenerli dopo aver campato sulle spalle di quegli animali, né rinunciare a parte dei propri introiti per garantire un futuro per quei cavalli?

La formazione del cavallo nell'ippica non ha alcun rapporto con i bisogni di salute dell'animale.

E' in relazione solo con l'ottimizzare il potenziale economico del prodotto cavallo all'interno della piccolissima finestra di opportunità  per i cavalli offerta del settore. Cosa significa? Che ben pochi cavalli reggono il passo con i tempi che servono per essere competitivi. Gli altri sono scarti di pista.

Coloro che difendono le corse sostengono che gli animali effettivamente godono lo sport. "I cavalli sono felici e amano correre", affermano. Tuttavia, i cavalli mostrano una serie di effetti sulla salute che dimostrano che la loro gestione è puramente nell'interesse della produttività.

Ciò include l'impatto negativo sulla salute dell'accanimento agonistico in giovane età. Gli scheletri immaturi sono soggetti a considerevoli stress, che portano a lesioni precoci e alla morte. I puledri di due anni spesso presentano ulcere gastriche perché il regime di allenamento nega loro l'opportunità di praticare il pascolo naturale.

È vero, i cavalli più redditizi diventano "celebrità" nel settore, ma ciò non significa che si divertano ad essere famosi.

Altri alludono alla tradizione, dipingendo i critici del settore come "non equestri".  Non equestri e obsoleti sono proprio gli ippici.

La base della civiltà umana e dell'avanzamento del progresso è il cambiamento.

Le tradizioni evolvono attraverso domande morali ed etiche che abbisognano di risposte nuove.

L'opinione pubblica italiana è sempre più a favore del cavallo come animale d'affezione.

In un dibattito etico più onesto, il gioco d'azzardo e il trattamento equo dei cavalli dovrebbero essere in prima linea in questa discussione. Eppure...

Solo Horse Angels in Italia si pone le domande etiche del caso, nel silenzio assordante di tutti gli altri.

Nell'ippica il cavallo perde sempre, perché anche quando vince il suo ciclo di "prodotto d'azzardo" è breve, e non esiste la pensione garantita per regolamento, neppure per i campioni. Quanti cavalli che hanno vinto somme esorbitanti sono finiti nelle corse clandestine e poi al macello?

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