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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

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Foto di repertorio

Combattere le ludopatie, anche quando sono scommesse su corse di cavalli. 

Questa è stata valutata una priorità nel Canberra,la capitale dell'Australia che, con la sua popolazione di 329.654 abitanti, è anche la maggiore città dell'entroterra australiano.

Il governo dell’Australian Capital Territory (ACT) ha introdotto una nuova tassa del 15% sul consumo (POC) per gli operatori del gioco d’azzardo, che sarà applicata alle entrate generate delle scommesse.

L’imposta è simile a quella introdotta in altri territori dell’Australia. Saranno tassate del 15% le scommesse sportive, le corse di cavalli e gli eventi non sportivi.

Questa misura, secondo la stampa locale, dovrebbe generare 1,5 milioni di dollari l’anno grazie alla nuova aliquota d’imposta. 


Da ciò si desume, correttamente, che l'ippica non è uno sport, ma un gioco d'azzardo che implica, tra le altre cose, il danno collaterale non solo di andare ad assommarsi al resto delle attività che generano ludopatie, una piaga da combattere, ma anche l'esubero di cavalli che hanno fatto farmaci che preludono al divieto di macellazione per questioni di sanità, senza alcuna soluzione per dove andare a mettere quegli animali che, finita la carriera in ippodromo, risultano in esubero, perché gli ippici non li vogliono/possono mantenere.

Poiché, in Italia, il gioco d'azzardo e l'entrata in luoghi di scommesse è vietato ai minori di 14 anni, ci chiediamo in base a quale principio gli ippici del rilancio vorrebbero fare dei luoghi di gioco d'azzardo il ritrovo cittadino per le famigliole con bambini. I padri dovrebbero investire e "scommettere" sull'educazione dei figli, non sui cavalli. E alle donne, notoriamente, l'ippica non interessa.

L'Italia è il paese d'Europa con meno laureati, lo dice l'ultimo Eurostat, spiegando che una quota inferiore si registra solo in Romania. Appello al nuovo governo, "quello del cambiamento", in area Lega che si è slanciata su rifinanziamento degli ippodromi come luoghi per "famigliole", cerchiamo di non renderci anche ridicoli con la chiamata dei papà negli ippodromi a scommettere sui cavalli.

Il Governo italiano farebbe bene a rilanciare sulla domenica culturale nei musei, non a investire sugli ippodromi, per sedurre le famiglie al gioco d'azzardo.

L'ippica deve essere comletamente privatizzata o perire, poiché non è uno sport, ma un gioco d'azzardo.

Anzi, innanzi ad ogni ippodromo, luogo di svolgimento di un gioco d'azzardo che ha come unico fine le scommesse, andrebbe messo un cartello: VIETATA L'ENTRATA AI MINORI DI ANNI 14, che tanto non possono scommettere, e dunque è inutile si rechino all'ippodromo.

Non solo, anche in Italia le corse di cavalli andrebbero tassate e l'importo della tassazione devoluto a ricollocare quei cavalli "strafatti di chimica" che finita la carriera sportiva al macello non possono andare e hanno bisogno di un destino legale e dignitoso. Dopotutto loro non hanno scelto il gioco d'azzardo, non hanno scelto le corse di cavalli, e sono le vittime dei danni collaterali di quel non sport che è l'ippica.

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