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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Stime:

Ippodromi defunti in Italia, 11

Ippodromi defunti in Canada, 7

Ippodromi defunti in Irlanda, 5

Ippodromi defunti nel Regno Unito, 27

Ippodromi defunti negli USA, 74

LE COLPE DI UNA DÉBACLE 

E' probabile che la colpa risieda nel fatto che l’ippica non è stata capace di rinnovarsi e quindi ha perso di fascino a favore di altri sport, anche nel settore delle scommesse sportive.

Del resto, i cavalli muoiono di ippica precocemente rispetto alle morti naturali. Questo è un nodo importante, che gli ippici nostrani si sono sempre rifiutati di considerare, attribuendo molta colpa del default ad altre tipologie di scommesse virtuali oggi disponibili e antagoniste alla scommessa ippica; piuttosto che all'incapacità dirigenziale degli enti preposti.

E' improbabile che abbiano ragione, visto che la crisi non riguarda solo l'Italia, ma è globale, in alcune nazioni più che in altre. 

ABOLIZIONISTI

Guardando i dati, pare che l'ippica risenta di maggiore crisi dove maggiore è la contestazione sugli incidenti mortali e sul fine carriera.

Ad esempio in Svezia, dove i cavalli infortunati o a fine carriera sono eutanizzati, e le associazioni animaliste non hanno mai detto nulla contro l'ippica (anche i cani subiscono la stessa sorte se non sono reclamati per tempo dai canili), dove l'ippica è impegnata a dare il meglio di sé per non apparire cruenta, e dunque per limitare gli incidenti, dove c'è solo il trotto e non c'è il galoppo (nel quale storicamente ci sono più infortuni letali), l'ippica non è in crisi.

Al contrario in USA, la crisi è persino peggiore che in Italia, perché là non c'è consenso sociale all'abbattimento dei cavalli per la carne (macellazione vietata all'interno dei confini statunitensi, per cui i cavalli che devono subire quella sorte vanno in Canada o Messico). Inolre, in USA prosperano a pieni fondi le associazioni che hanno come unico scopo far chiudere gli ippodromi, e che organizzano stabilmente proteste davanti agli impianti.

Sono associazioni molto forti, che documentano al pubblico tutte le morti in gara. Esse sarebbero 312 dall'inizio dell'anno 2019, secondo Horseracing Wrongs, la maggior parte delle quali avvenute nei circuiti di galoppo.

Queste associazioni, non credono che sia possibile riformare l'ippica, quindi pensano che le morti siano inevitabili e quindi che l'opposizione non debba avere tregua.

Il video della chiusura e abbattimento di uno degli ippodromi, quello di Holliwood Park nel 2015

CONSERVATORISTI

A contrapporsi a codeste associazioni, sono le fondazioni per salvare e ricollocare i cavalli da corsa a fine carriera. Poiché i dati americani documentano un numero maggiore di morti cruente nel galoppo, è proprio in questa disciplina che sorgono i conservatoristi più forti.

Ad esempio, TCA è un'organizzazione di beneficenza il cui obiettivo è raccogliere fondi per distribuirli a organizzazioni senza scopo di lucro che lavorano per migliorare la vita dei cavalli da corsa purosangue, riabilitandoli e dandoli in adozione, piuttosto che convertendoli ad altri impieghi equestri, ippoterapia in primis. Negli ultimi 29 anni, TCA ha distribuito oltre $ 23 milioni a più di 200 organizzazioni specifiche per la riabilitazione, riqualificazione, ricollocamento, pensionamento dei purosangue.

IN ITALIA

Il fronte abolizionista c'è, ma non è mai uscito allo scoperto più di tanto, questo perché nella coscienza collettiva animalista italiana ippica e ippomafia vanno a braccetto, quindi non tutti si sentono a proprio agio a discutere di ippica, a protestare davanti agli ippodromi e via dicendo. Inoltre, in Italia i cavalli si mangiano e questo cambia tutte le prospettive e riduce la forza di chi vorrebbe anche in Italia programmi vitali e con vitalizi sostanziosi per la tutela, riabilitazione e ricollocamento di cavalli ippici.

Come andrà a finire? Vedremo. Articolo da aggiornare.

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