Traduci

Italian English French Spanish

Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Approfondisci qui...

Ippodromi defunti in Italia, 11

Ippodromi defunti in Canada, 7

Ippodromi defunti in Irlanda, 5

Ippodromi defunti nel Regno Unito, 27

Ippodromi defunti negli USA, 74


Dati degli ippodromi esteri defunti presi da Wikipedia, ma probabilmente la lista degli ippodromi deceduti conta molti più impianti oramai inutili, e quindi inutilizzati.

D'altra parte, è difficile che la moria si fermi, tra debiti, piste deserte, impossibilità di rifinanziamento, disaffezione del pubblico alla scommessa ippica. 

LE COLPE DI UNA DÉBACLE  

A sentire ippici italiani vecchio stampo, la colpa sarebbe dello Stato che non assegna più corse o non finanzia più come prima il carrozzone.

Difficile che si tratti di un'analisi sensata, visto che la crisi dell'ippica è internazionale, non riguarda solo l'Italia e che i pronostici per l'ippica USA, ad esempio, che non ha mai potuto parassitare sui finanziamenti pubblici, sono di cancrena irrisolubile. Del resto, sono ben pochi gli americani d'accordo alla macellazione del cavallo, vietata entro i confini, anche se impossibilitati a eludere l'esportazione per macellazione (da qualche parte devono pur finire i cavalli, se i proprietari si rifiutano di mantenerli fino a morte naturale).

E' più probabile che la colpa risieda nel fatto che l’ippica non è stata capace di rinnovarsi e quindi ha perso appeal; con i giovani di oggi poi, non ha speranze di attecchimento.

Del resto, i cavalli muoiono di ippica, i perdenti vanno al macello, i vincenti li seguono poco dopo, non appena lo loro utilità sportiva viene meno. Questo è un nodo importante, che gli ippici si sono sempre rifiutati di considerare, attribuendo molta colpa del default ad altre tipologie di scommesse virtuali oggi disponibili e antagoniste alla scommessa ippica. 

Si sono rifiutati di vedere che anche un ludopatico può preferire scommettere in virtuale, che sulla vita di un cavallo. Ameno, tra i sensi di colpa smorzati di detrarre risorse da impieghi più appropriati per la crescita personale, non deve aggiungere quello di finanziare un'industria che ammazza cavalli, perché di questo si tratta. La rendita dei cavalli da corsa è breve, e per loro non c'è futuro dopo l'ippodromo, perché non c'è un mercato a sella interessato a riassorbire tutti quegli esuberi. I cavalli diventano partite perse la cui carne, imbrattata di farmacologia potenziante le prestazioni sportive, va a ingrassare un mercato di carne di cavallo scomodo, socialmente reprensibile.

L'ippica funziona solo in paesi come la Svezia, dove non c'è polemica sugli esuberi dei cavalli, perché vegono regolarmente eutanasizzati al termine del loro impiego agonistico, con razionalità ed efficienza e senza opposizioni sociali al riguardo. Del resto, in Svezia, anche cani e gatti in esubero fanno la stessa sorte, dopo un minimo periodo di finestra per verificare se c'è la possibilità di adozione. Solo i rifugi privati, con risorse non pubbliche, possono permettersi la politica della vita a tutti i costi in attesa di adozione o anche in sua assenza. 

Ai problemi dell'ippica, nei paesi dove non si è risolto il fine carriera in maniera consono con l'opinione pubblica, lasciando che il nodo irrisolto divenisse un cancro degenerante in disaffezione, si deve aggiungere che allo stato attuale le paghe sono basse per chi ci lavora, che le scommesse non pagano più, e che quindi chi può scegliere di fare altro abbandona di propria spontanea volontà, e rimane solo chi non ha alternative o non riesce a vederne perché è troppo preso dal settore. 

Se si potesse piazzare una scommessa, del tutto ipotetica, il tempo delle corse di cavalli negli ippodromi è finito e laddove vengono riconvertiti in aree verdi pubbliche, probabilmente diventano una risorsa sociale più utile. Non se la prendano gli ippici, la maggioranza di essi se ne è sempre infischiata della sorte dei cavalli inutili, ora c'è chi se ne può infischiare della sorte degli impianti ippici inutili.