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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

Trotto e galoppo, due morti in pista nella data del 31 agosto 2019 a chiudere un'estate comunque da dimenticare, tra impianti fatiscenti, gare di affido di ippodromi andate a vuoto e quanto altro su una riforma dell'ippica che continua ad essere posticipata.
 

In memoria di Zeus Indal, 2015 - 2019

A Cesena, la notte del 31 Agosto 2019, presso l'Ippodromo del Savio, subito dopo aver superato il palo di arrivo, il cavallo Zeus Indal è crollato a terra morto. Nessun prelievo per l'antidoping, nessuna indagine o autopsia a interrogare quella morte bianca in pista. Tali controlli non sono previsti dal regolamento ippico d'ufficio. E' evidente che l'organismo regolatore dell'ipppica, il Mipaaft, se muore un cavallo in pista se ne frega, quasi a testimoniare un imbarazzo in meno, un "alimento ambulante in meno" che andrà a finire al macello checché farmaci o porcherie chimiche abbia fatto in carriera, comunque sia registrato in anagrafe in mancanza di un fondo previdenziale all'uopo per i cavalli da corsa a fine carriera.
Il Cavallo muore sempre con la propria dignità. Quando guardiamo negli occhi un Cavallo, leggiamo solo serenità e fiducia nei nostri confronti. Amare i Cavalli significa prima di ogni altra cosa rispettare le loro esigenze, senza sacrificarle "all'altare" dei nostri egoismi e la credibilità del mondo ippico deriva dal rispetto riservato ai cavalli.
Così la commemorazione di Sergio Celin, portavoce del Comitato padovano contro la macellazione e il doping del cavallo da corsa, che aggiunge alla sua nota dolente di commiato al cavallo la necessità di impostare - in una presunta riforma dell'ippica - l'obbligo di ambulanza attrezzata per tutte le corse negli ippodromi, per salvare i cavalli che se si infortunano.
 
 
Noi di Horse Angels chiediamo al Mipaaft - e agli enti rappresentativi della filiera ippica - di mettere le mani nel portafoglio per pianificare un fondo pensionistico, altrimenti si rischia di curare il cavallo con l'ambulanza attrezzata perché poi, oramai improduttivo, finisca nella macellazione abusiva visto che il proprietario dell'animale non sa cosa farsene e non vuole mantenere un cavallo salvato in extremis da ambulanza veterinaria, ma oramai inutile ai fini delle corse.
 
Inoltre, rileviamo una problematica percettiva. Ad oggi, gli unici cavalli "popolari", con tutela legale di stato "incorporata dall'opinione pubblica" durante gli eventi sportivi, sono quelli dei palii.

Muore un cavallo in un palio, difficile che la Procura della Repubblica, cui pervengono multiple denunce querele da parte di associazioni animaliste, non apra almeno un'indagine, spesso anche un processo, e abbiamo visto un paio di volte accadere la sospensione della manifestazione per un certo numero di anni, quasi a imporrre una lezione di apprendimento sulle responsabilità organizzative, come è successo per le corse a vuoto di Ronciglione a seguito della morte della cavalla Tiffany, o alla Giostra dell'Orso di Pistoia a seguito della morte di Oracle Force e Golden Storming. Insomma, quei cavalli non sono morti inutilmente, hanno portato ad analisi delle criticità e a implementare la sicurezza nei circuiti. Perché non dovrebbe essere la stessa cosa se muore un cavallo nell'ippica? Un cavallo è un cavallo, che corra il palio o la pista.

Discriminazioni tra cavalli di serie A o B nell'affetto del pubblico, a seconda del circuito in cui sono inseriti, la dice lunga sulla mancanza di fiducia persino degli animalisti nelle istituzioni, quando è coinvolta l'ippica. In questo modo, il cavallo diviene vittima due volte. Muore senza indagine sulle potenziali negligenze o reati, muore nell'indifferenza persino degli animalisti.

Quando si infortuna un cavallo nell'ippica vale meno di una racchetta da tennis. Almeno la racchetta da tennis, anche se non vince più i grandi titoli, se non è spezzata a metà, qualcuno che la vuole che non sia un delinquente si trova. Il cavallo a fine carriera, privo di un programma di riabilitazione, invece finisce per diventare una cambiale al portatore, lo vuole solo l'aguzzino della macellazione abusiva, che lo ritira indorando la pillola con una fantomatica ippoterapia dietro l'angolo.

Nell'ambito della più volte ventilata e sfuggita riforma dell'ippica, Horse Angels chiede che il regolamento sia modificato come segue:

  • Il veterinario di servizio - o responsabile che sia - deve fare il prelievo anti doping ad un cavallo gravemente infortunato o deceduto in pista/concorso e redigere una dettagliata relazione sull'incidente.

  • La salma del cavallo deve essere automaticamente sequestrata per almeno 72 ore, perché non solo il proprietario può richiedere l'autopsia, deve poterla richiedere, consentento i tempi di attivazione della giustizia, anche la procura della Repubblica di competenza territoriale.

In memoria di Doncaster Magic, 2014 - 2019

Sempre nella giornata del 31 agosto, a Varese, presso l'ippodromo Le Bettole, si è verificato un gravissimo infortunio a Doncaster Magic che si è rotto una gamba in diretta, da cui l'epilogo scontato della sua morte.

Quasi tragedia dice lo speaker. Probabilmente si sarebbe lasciato andare a proclamare la tragedia piena solo se a morire fosse stato il fantino. Ma, visto che si trattava solo di un cavallo, a cui né lo speaker, né la filiera, e neppure il pubblico animalista generico, sembra riconoscergli un'anima, il lutto si consuma in pochi secondi e senza indignazione popolare.

Nella terminologia tecnica dell'ippica quell'animale si chiama prodotto, dunque è un bene e, alla pari di una lavatrice, se si rompe è rottamato e rimpiazzato. L'oblio è necessario, del resto la telecamera neppure si sofferma sulla "quasi" tragedia annunciata dallo speaker, ha già dimenticato il cameraman chi è rimasto indietro, se non altro per obblighi contrattuali imposti. Quel cavallo sofferente al quale va praticata l'eutanasia, tanto i proprietari non se ne accollerrebbero la chirurgia eventuale e mantenimento come cavallo da compagnia, è solo un danno collaterale di uno spettacolo che deve continuare.

C'è chi scrive su facebook che il cavallo era riottoso ad entrare dentro la gabbia e sarebbe partito 100 metri dopo gli altri, senza che un giudice di gara desse lo stop a prevenzione dell'infortunio. Si poteva evitare la morte del cavallo? Nessuno se lo chiede, neppure su facebook, dove qualche parolina in più di sdegno si è spesa per la "messa funebre social" del trottatore morto di presunto aneurisma.

Eppure erano quasi coetanei i due cavalli, un 4 e un 5 anni, evidentemente la vita di un galoppino vale meno di quella di un trotter per via della tifoseria numericamente inferiore, nel triste mondo del cavallo dove a ciascuno, umano o animale che sia, è dato un prezzo e una dignità a seconda del tornaconto economico e della filiera di appartenenza. Un mondo razzista, in spregio della dignità umana oltre che equina, dove gli stallieri sono spesso ridotti a vivere in container posti nel retro della scuderia, piuttosto che in box per cavalli o fienili polverosi, dove se muoiono di overdose c'è il silenzio stampa, dopotutto sono "rom", o "neri" o "pregiudicati", ridotti a fare un lavoro che nessun altro vorrebbe. Un mondo del cavallo, quello italiano, e probabilmente anche estero, dove ognuno è carne da macello e l'anafettività è la regola che regna suprema.

Altri scrivono su facebook, riguardo alla dinamica, che potrebbe essere stata una buca a causare l'incidente (nel qual caso sarebbe potenzialmente reinvenibile la negligenza dei gestori dell'ippodromo).

Il punto è che andavano sequestrati entrambi i cavalli per permettere le indagini.

Horse Angels annuncia azione legale perché noi non rientriamo nella fattispecie umana razzista discriminatoria per cui il cavallo del palio merita tutela legale e affetto, quello dell'ippica merita l'oblio. Pensiamo che le istituzioni italiane, che siano di giustizia sportiva o di giustizia ordinaria, debbano le stesse attenzioni per le morti bianche dei cavalli lavoratori dell'industria equestre e ippica. Pensiamo che sia doveroso che il regolamento di gara imponga di salvaguardare la scena e il corpo del possibile reato, perché se non ci vuole pensare la giustizia sportiva a dare una dignità a quelle morti, possa pensarci quella ordinaria, opportunamente sollecitata attraverso una missiva.

Per intanto una cosa la possiamo concludere, che i cavalli dei palii si riconfermano per l'ennesima volta gli unici popolari in Italia, o che godono dell'affetto popolare - alle volte anche finto - delle associazioni animaliste, dei parlamentari e delle starlette televisive, nonché degli odiatori seriali che non perdono occasione per dire la loro.

Se c'è una morte bianca in un palio o - alquanto raro - in un cavallo che tira la carrozza per turisti, apriti cielo. Da parlamentari, a opinionisti di ogni corrente, animalisti di ogni sponda, persino starlette televisive, devono fare il loro discorso di indignazione, gridare allo scandalo e all'abolizione, soprattutto per ottenere visibilità mediatica. Gli stessi sono "assenti" se muore un cavallo in ippodromo nell'esercizio delle sue funzioni lavorative. Poco importa se siano più frequenti le morti in ippodromo, che nel tiro delle carrozze per turisti o durante lo svolgimento dei palii. Importa ancora meno che sia più probabile che a essere dopato sia il cavallo ippico che muore in pista, del cavallo del vetturino che straordinariamente strema a terra durante il lavoro. A indicare che tempo di approfondire non ce n'è.

Anche l'empatia in fondo è un prodotto di consumo, da indossare e dismettere secondo le mode, andando a caccia di consenso. E' la vanificazione del sogno degli italiani buona gente del dopoguerra, il tripudio alla fuga dei cervelli come orgoglio nazionale di appiattimento al branco che esalta la mediocrità, nell'epoca in cui l'onestà intellettuale, l'approfondimento necessario, la competenza, e persino l'uso del cervello, sono palesemente biasimati come fossero un'ostentazione stucchevole, perché occorre abbassarsi agli istinti di pancia per sollecitare i likes, dove allora proclamare la propria indignazione è come partecipare al vernissage, l'importante è apparire, non essere.

Poveri cavalli dell'ippica, e poveri ippici, relegati nel ghetto. Da cui uscire, per migliorare la vita dei cavalli, e degli uomini di cavalli, sarà molto difficile in questa Italia dove anche i ministri dell'agricoltura, uno dopo l'altro, si sciacquano la bocca con la riforma dell'ippica per poi non farla; e dove i funzionari statali dell'ippica pretendono il rispetto basato sulla posizione, non sull'operato.

Addio Zeus Indal e Doncaster Magic, sperando che l'azione di sollecitazione di equità e legalità e giustizia che andremo a fare renda la vostra morte non vana. Questo sarebbe il maggior tributo da dedicarvi.

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