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Codice 92169370928

Chiuso per mafia.

Le corse erano truccate. L'operazione Corsa Nostra ha portato alla Chiusura dell'Ippodromo La Favorita di Palermo nel dicembre 2017.

A gran richiesta degli ippici siciliani, il Comune ha presentato una gara per la riapertura, che è andata deserta.

Le spese di manutenzione straordinaria avrebbero dovuto essere compensate con il canone, fissato in 174 mila euro annui. La concessione doveva durare 6 anni: gestori chiamati a rimuovere amianto e manufatti abusivi.

Invece, è andato deserto il bando di gara per affidare in gestione ai privati l'ippodromo de "La Favorita" e le strutture in esso ospitate (dalle scuderie al ristorante). Nessuno ha avanzato offerte e i termini per la presentazione si sono chiusi il 12 agosto. 

Ora il comune farà una seconda asta al ribasso per rendere più interessante aderire al bando.

Finirà forse come per altri ippodromi, che le società di gestione vogliono avere circa gratis, pensando di offrire chissà quale servizio gradito al pubblico.

Certo, se i cavalli fossero ben trattati, ci fosse una vera giustizia sportiva ippica che penalizzi coerentemente i dopatori (attualmente la multa massima è di 1.000 euro e di 4 mesi di sospensiva, siamo nel ridicolo se non nell'incentivo alla reiterazione), se i cavalli non finissero al macello potenziati al viagra, alla cocaina e quanto altro, se le corse non fossero truccate come nel caso specifico dell'ippodromo palermitano, questi impianti potrebbero essere percepiti dall'opinione pubblica un pò meglio.

Altrimenti, piangeranno forse solo gli ippici la chiusura degli impianti, e ben pochi altri, che magari sperano nella riconversione degli ippodromi in impianti sportivi polivalenti, che offrano dalle corse in bicicletta, al percorso di jogging, all'area di sgambamento per i cani, al maneggio per disabili.

La tanto decantata riforma dell'ippica tarda ad arrivare. Così come il reinvio a giudizio per coloro che sono stati eventualmente ritenuti responsabili delle corse truccate all'ippodromo di Palermo.

Le mani di cosa nostra sull'ippodromo di Palermo si sono manifestate con estorsioni, pilotaggio delle corse e intimidazioni ai fantini che non erano compiacenti.

L'indagine ha portato all'arresto di nove persone. E' emerso dagli inquirenti che alcuni proprietari di scuderie e alcuni fantini, come Natale Cintura, Giuseppe Greco, Salvatore La Gala, Giovanni La Rosa, Antonino Porzo e Domenico Zanca hanno collaborato, con gli affiliati mafiosi, per realizzare il pieno controllo delle corse ippiche.

Secondo gli investigatori, referenti all’ippodromo per conto di cosa nostra erano Giovanni Niosi e Sergio Napolitano, entrambi già reggenti del mandamento di Resuttana.

Da quanto è emerso, le mani della mafia arrivavano a manipolare le corse ippiche anche in Toscana a Follonica e in Puglia a Taranto.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive.

Otto persone sono finite in cella, una giovane fantina ai domiciliari e tre cavalli sono stati sequestrati.

In particolare, attraverso gli addetti del settore, i malavitosi avrebbero manipolato le corse ippiche utilizzando come operatori propri del business occulto alcuni storici fantini, vicini agli affiliati mafiosi, che avrebbero minacciato i colleghi in modo da alterare il risultato. I responsabili di tutte le attività relative all’ippodromo avrebbero anche lucrato sulle scommesse relative alle corse ippiche, effettuate sia presso gli sportelli presenti all’interno dell’ippodromo sia presso la rete delle agenzie esterne dislocate sul territorio, facendo confluire le relative vincite nelle casse dell’organizzazione mafiosa.

In tutto questo, prima di riaprire l'Ippodromo, il Sindaco Orlando dovrebbe acclarare e garantire la tutela e benessere dei cavalli, che non finiscano dopati nelle pance degli italiani a fine carriera e che le corse non siano truccate. Si prende una bella responsabilità il Sindaco Orlando nella gara di appalto, e sarebbe bene che non cedesse gratuitamente la struttura magari a prestanome malavitosi.

Gli ippici che stavano alla Favorita nel frattempo hanno traslocato all'ippodromo di Siracusa, trovandosi a condividere l'ambiente con gli ippici del galoppo. Non hanno trasferito solo se stessi e i propri cavalli, ma anche del malcostume.

E' della settimana scorsa lo scandalo scoppiato a Siracusa di corse clandestine in strada con promozione social dei vincitori e del bottino vinto.

La resistenza al cambiamento è chiara. L'impotenza dello stato italiano a reprimere con efficacia ed efficienza certi crimini, pure.

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