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Il 5xmille a Horse Angels

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Era di luglio scorso la richiesta di sopralluogo al Mipaaf per scarsa irrorazione delle piste (link), con conseguente innalzamento di polveri sottili che, mentre il cavallo è in corsa, con le narici dilatate, possono essere inalate, con conseguente potenziale grave danno per la salute dei cavalli (e dei guidatori).

Il regolamento per le corse

  • Nessuna corsa può disputarsi se le condizioni ambientali rendono impraticabile la pista.
  • Resta salvo il potere della Giuria di annullare le corse nel caso in cui accerti l’inagibilità della pista.

Ora, la Giuria a Follonica, nota o non nota certi problemi?

Rischi dell'accumulo di sabbia nell'intestino

Si rende noto che i cavalli che pascolano (ancora peggio se si allenano) su terreni sabbiosi possono essere interessati da coliche perché tendono a ingerire sabbia, argilla e sassi.

  • Questi materiali estranei funzionano come nuclei iniziali per il deposito di sali di magnesio, di ammonio e di fosforo nell’intestino.
    L’accumulo di questi materiali può portare alla formazione di enteroliti (grosse masse solide) che ostruiscono il transito intestinale.
    La sabbia riesce a transitare rapidamente dallo stomaco al piccolo intestino ma, una volta raggiunto il colon, tende a depositarsi nella sua porzione ventrale.

L’accumulo di sabbia nell’intestino può causare coliche intermittenti, perdita di appetito, disidratazione e dimagrimento. I casi trascurati manifestano una tipica diarrea acquosa per l’incapacità della mucosa intestinale di assorbire acqua e nutrienti. La sabbia esercita inoltre un’azione erosiva che sfocia in enteriti croniche.

Rischi di inalazione polveri sottili nei polmoni

Quando un cavallo taglia il traguardo in una gara di corsa, avrà spostato intorno ai 1.800 litri d'aria dentro e fuori i polmoni. Chi trova difficile visualizzare 1.800 litri, può pensare a sei vasche da bagno piene d'aria. Se quell'aria è corrotta da polveri sottili, magari tossiche, il danno al sistema respiratorio nel lungo periodo può essere grave.

Le "problematiche respiratorie" sono classificate come il problema di salute numero uno dei cavalli da corsa. I cavalli da corsa sono atleti d'élite e le migliori prestazioni possono essere raggiunte solo con una salute ottimale. Data la vita impegnativa dell'atleta equino, un elevato numero di cavalli da corsa è a rischio di diverse preoccupazioni respiratorie. Esistono modi per ridurre il rischio attraverso buone routine di gestione quotidiane.

Una di queste è la corretta gestione del manto della pista di allenamento e corsa. Ovvero umidificare la superfice in modo che non si alzino le polveri durante l'esercitazione e performace del cavallo.

stillFollonicaL'ippodromo di Follonica ha riaperto, sollevando molta polvere

Ora, dopo circa 3 mesi di chiusura le corse sono ripartite. Senza, per quanto possiamo osservare, attenzione per la salute e benessere dei cavalli.

Dal video posto online delle prime corse della settimana a Follonica, data 25 maggio ultimo scorso, noi vediamo molta polvere sollevarsi. La giuria ha compiti o non ha compiti per valutare l'idoneità della pista per il benessere dei cavalli (e dei guidatori, i quali ultimi comunque possono indossare mascherine protettive, i cavalli invece no)?

Che riforma è quella dell'ippica, se non vengono tutelati i cavalli?

Il video della ripresa delle corse a Follonica dopo il lockdown

L'ippica è ripartita dopo tre mesi di chiusura. Ma alla seconda corsa all'Ippodromo di Trieste, Aramist, di appena 4 anni, viene stroncato da un malore, dicono infarto, in data 26 maggio.

Horse Angels chiede al Mipaaf accertamenti sulle cause della morte bianca.

L'unica parte della riforma ippica che ci interessa è infatti quella che dovrebbe riguardare la tutela degli equini. E su questo punto, non vediamo nulla in programmazione da parte del Mipaaf.

Una ripartenza senza tutela degli equini non corrisponde, secondo noi, a un rilancio dell'ippica.

Il video dell'ultima corsa di Aramist

Chiuso per mafia.

Le corse erano truccate. L'operazione Corsa Nostra ha portato alla chiusura dell'Ippodromo La Favorita di Palermo nel dicembre 2017. Le mani di cosa nostra sull'ippodromo di Palermo si sono manifestate con estorsioni, pilotaggio delle corse e intimidazioni ai driver che non erano compiacenti.

Il processo

Iniziato in data 20 novembre 2019,  vede alla sbarra 10 imputati: Niosi Giovanni, Napolitano Sergio, Corona Giuseppe, Gabbisi Massimiliano, Greco Giuseppe, La Gala Salvatore, La Rosa Giovanni, Porzio Antonino, Profeta Rosario, Zanca Domenico.

Si è presentata una unica parte civile lesa, riconosciuta tale dal GIP, Horse Angels, non ammessa la costituzione di parte civile (sigh). La difesa era stata affidata all'Avv. Silvia Barbaro, del Foro di Palermo, che Horse Angels qui ringrazia per l'impegno.

Gli indagati sono stati accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive.

In particolare, attraverso gli addetti del settore, i malavitosi avrebbero manipolato le corse ippiche utilizzando come operatori propri del business occulto alcuni storici fantini, vicini agli affiliati mafiosi, che avrebbero minacciato i colleghi in modo da alterare il risultato. I responsabili di tutte le attività relative all’ippodromo avrebbero anche lucrato sulle scommesse relative alle corse ippiche, effettuate sia presso gli sportelli presenti all’interno dell’ippodromo sia presso la rete delle agenzie esterne dislocate sul territorio, facendo confluire le relative vincite nelle casse dell’organizzazione mafiosa.

La condanna in primo grado

Arrivata in data 14 maggio 2020 la condanna da parte del gup di Palermo, Walter Turturici, di 4 degli imputati che avevano scelto la formula del rito abbreviato per il processo "Corsa nostra", sulle corse dei cavalli truccate dalla mafia. Assolto invece Rosario Profeta. Per sapere la sorte degli altri imputati occorre attendere l'esito del loro processo.

Il giudice, che è andato oltre le richieste dei pm Amelia Luise e Felice De Benedittis, ha inflitto 9 anni e 4 mesi a Massimiliano Gibbisi e una pena leggermente superiore (9 anni, 4 mesi e 10 giorni) a Domenico Zanca. Otto anni e 8 mesi a Salvatore La Gala, mentre Sergio Napolitano ha avuto 4 anni. Zanca e Napolitano sono stati riarrestati nel blitz Mani in pasta del 2020, per corse truccate in altri ippodromi italiani. Gibbisi, secondo l’accusa, pur essendo di Pagliarelli, avrebbe gestito l’ippodromo della Favorita (chiuso proprio per le infiltrazioni di Cosa nostra) per conto del clan di San Lorenzo del boss Giovanni Niosi.

Per i tre imputati che hanno avuto le pene più alte l’accusa di associazione mafiosa è stata derubricata in concorso esterno.

Il ricorso al TAR della IRES

Nonostante il ricorso al TAR della società gestionale IRES, l'ippodromo non le poteva essere riassegnato. “Il quadro istruttorio presentava molteplici elementi comprovanti non soltanto la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nella gestione dell’ippodromo, ma anche la presenza di Cosa nostra nella gestione dell’attività”. Il tribunale amministrativo regionale di Palermo ha quindi confermato l’interdittiva antimafia emessa dal prefetto Antonella De Miro nei confronti della Ires, la società di gestione de La Favorita "espulsa per mafia".
 
I giudici amministrativi che hanno rigettato il ricorso della Ires, hanno ricordato che nel  blitz dei carabinieri del nucleo investigativo sulla mafia di San Lorenzo-Tommaso Natale, il gip ha rilevato come una parte significativa all’ippodromo è controllata da Cosa nostra, la cui gestione è indicata come mafiosa; "dalla indagine – proseguono i giudici – emerge che le scuderie erano sottoposte al giogo estorsivo, le corse erano sistematicamente truccate e le relative scommesse consentivano all’organizzazione mafiosa di reperire ingente liquidità economica”.

Il bando per la riapertura dell'Ippodromo alla SIPET

La prima gara di un nuovo bando di gestione per il medesimo ippodromo andò vuota nell'agosto 2019. Mentre alla seconda asta si è presentata solo una società toscana a nome SIPET che si è aggiudicata il bando. Per la riapertura occorreva fare tutta una serie di lavori. Di fatto, l'ippodromo di Palermo ancora non ha riaperto.

Da Corsa Nostra a Mani in Pasta

Gli ippici che stavano alla Favorita nel frattempo hanno traslocato in altri ippodromi, ma le corse truccate purtroppo non sono finite. Si è solo passati da Corsa Nostra a Mani in Pasta, che vede due dei condannati per il primo processo di nuovo imputati per lo stesso reato. Questa volta le corse truccate, con financo doping ai cavalli, si sarebbero corse negli ippodromi di Milano, Torino, Villanova di Albenga (Genova), Modena, Siracusa.

Leggi tutto su Mani in Pasta

Per effetto dell'accordo internazionale con la IFHA (International Federation Horseracing Authority), che regolamenta il galoppo in Europa, si pubblica anche in Italia, tradotto in italiano, il regolamento sulle finiture ammesse e vietate, da dichiarare o non dichiarare in partenza.

Documento in pdf

Da rilevare:

  • Cerotto nasale vietato dal primo di giugno prossimo venturo.
  • Reggilingua purtroppo solo con obbligo di dichiarazione, come per il paraocchi, cuffino, paraorecchie e rosetta laterale
  • Chiudibocca ancora peggio, neanche l'obbligo di dichiararlo, così come la fascia per il naso (briglia)

Insomma, poco verso il nulla si è fatto come progresso per il 2020 per la tutela del cavallo.

Nessun accenno alle fruste e loro uso in questo regolamento sui finimenti. Probabilmente bisognerà attendere altre traduzioni per arrivare alla parte sulle fruste con la speranza che ci sia il deciso no ai nerbi elettrici per l'allenamento.

INCHIESTA "MANI IN PASTA" - Ordinanza di custodia cautelare per 91 tra boss, gregari, estorsori e prestanome dei due storici clan palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella. Sequestrati beni per 15 milioni in nove regioni d'Italia. Tra questi alcuni animali custoditi all'ippodromo San Paolo di Montegiorgio, nelle Marche.

Contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa.

Un’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta e dall’ormai ex pm della Dda di Palermo, Roberto Tartaglia, oggi il numero due del Dap. Sono stati 500 i militari dell Fiamme gialle impegnati in nove regioni (Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania) con l’appoggio di un mezzo aereo e di cani addestrati per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro. L’inchiesta ha coinvolto i mala affari delle famiglie Ferrara e Fontana, svelando gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, nel traffico di droga e nelle corse dei cavalli.

Ed è stato proprio grazie al mondo dei cavalli che i tentacoli della piovra hanno raggiunto il Fermano. Tra i sequestri ordinati dal gip in tutta Italia, infatti, figurano anche sei cavalli da corsa che si trovavano nelle scuderie dell’ippodromo San Paolo di Montegiorgio. I cavalli sarebbero stati acquistati con denaro riciclato per essere utilizzati in frodi sportive con la collaborazione dei loro guidatori che, su ordine del boss della cosca o dei suoi sodali, truccavano le corse al trotto. I cavalli facevano capo a un allevatore siciliano, residente nel Fermano, che si ora si trova ai domiciliari.

Leggi anche Ippodromo Gate

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