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Il 5xmille a Horse Angels per rovesciare le prospettive. Grazie!

Codice 92169370928

L'unica alternativa alla macellazione irresponsabile è la coerenza rafforzata a speron di legge con il destino ultimo.

Ci sono troppi cavalli la cui gestione è incoerente con il destino ultimo scelto dal proprietario, e quindi:

  • dichiarati per comodo e ignoranza non macellabili e poi fatti finire nel racket della macellazione abusiva perché finita la carriera sportiva nessuno li vuole, e i proprietari non hanno intenzione di sobbarcarsi i costi di mantenimento finita l'utilità sportiva,
  • dichiarati per comodo macellabili, ai quali vengono somministrati prodotti vietati per potenziare la performance sportiva, per poi mandare i cavalli al macello in barba alla sanità pubblica.

In queste condizioni, lo stato italiano dovrebbe forzare tramite leggi e regolamenti la coerenza con il destino ultimo. In due modi:

  • forzando i proprietari di cavalli non macellabili, iscritti a circuiti agonistici che beneficiano di fondi pubblici, al trattamento previdenziale per il cavallo a fine carriera,
  • sottoponendo i proprietari di cavalli macellabili, iscritti a circuiti agonistici che beneficiano di fondi pubblici, a frequenti controlli di sanità animale, inclusivi di prelievi per testare le sostanze non ammesse nel circuito di allevamento zootecnico per la carne.

Le etichette non salvano i cavalli per magia. Nè forzano i proprietari alla coerenza. Solo un sistema di costi per i disonesti e di benefici per gli onesti può dare valore ad etichette altrimenti prive di significato.

Ad esempio, fatto non chiaro specialmente alle giovani leve del mondo del cavallo, indotte appositamente da persone scaltre che guardano unicamente al proprio tornaconto economico alla miopia volontaria, perché facilita l'uso e getta del cavallo, nessuna registrazione NON DPA (non destinato alla macellazione per consumo umano) sul passaporto dell'animale è in grado di salvarlo, se nessuno si assume l'onere di mantenerlo, a partire dal proprietario che quel cavallo l'ha voluto e nessuno lo ha obbligato a comperarselo, quindi non può far ricadere le proprie responsabilità su altri (in mancanza di chi volontariamente si voglia assumere l'onere di subentro nella proprietà), solo perché gli sarebbe opportuno.

Quando un cavallo è oramai anziano, disabile, infortunato, non produttivo, possibilità reali di ricollocamento gratuito presso terzi disposti a mantenerlo sono pressoché nulle. Quel cavallo ha bisogno di essere pensionato se deve essere preservato dalla macellazione, e mantenerlo costa. Senza incentivi economici a chi è disposto a farsi carico di questi equidi, se ne salveranno ben pochi.

In mancanza di obbligazioni alla coerenza con il destino ultimo, si finisce per generare il fenomeno dell'ignoranza volontaria, degli affidi incauti e della macellazione abusiva.

nondpaveroLa mancanza di provvedimenti di legge sulla coerenza con il destino ultimo di un cavallo facilita la sottostima dell'impegno necessario per il possesso affettivo dell'animale, deresponsabilizzando persone e filiera.

Lo stato italiano dovrebbe porre rimedio a questa falla attraverso un sistema di premiazione dei virtuosi e di penalizzazione dei disonesti.

In questo modo:

  • a) RESPONSABILITA' COLLETTIVA DI FILIERA: obbligare la filiera dell'agonismo istituzionale a sovvenzionare il ricollocamento dei cavalli del proprio circuito che arrivano a fine carriera, pena la rinuncia a finanziamenti pubblici per le attività di promozione sportiva e ippica.
  • b) RESPONSABILITA' INDIVIDUALE DEL PROPRIETARIO: obbligare in solido i proprietari di cavalli NON DPA che svolgono agonismo nelle filiere sovvenzionate a un fondo pensionistico che segua il cavallo nei suoi vari passaggi di mano; con premi e incentivi come la defiscalizzazione per chi adotta cavalli a fine carriera certificati.

Se siete d'accordo con questi principi, si tratta di proporre un progetto di legge ad hoc al nuovo governo che si verrà ad instaurare, sperando che abbia a cuore il tema della coerenza, di premiazione dei virtuosi e di penalizzazione dei disonesti.

Sono troppe le persone che sottovalutano l'impegno di avere un cavallo, specialmente per quanto riguarda la scelta e responsabilità sul destino ultimo.

Non ci sono etichette magiche che salvano i cavalli. Una volta acquistato il cavallo, non esistono fondi pubblici per salvare cavalli, né il mondo produttivo dei cavalli è interessato a salvarli investendo in fondi per il ricollocamento. In questa situazione, solo una persona può salvare il cavallo a fine carriera, vecchio, anziano, malato, che nessuno vuole. Il suo proprietario. Non esiste miglior salvatore di cavalli di colui che si tiene il proprio.

Essere un proprietario responsabile vuol dire affrontare con il cavallo la buona e la cattiva sorte.

Prima di prendere un cavallo allora, occorre pensarci bene, perché la sua vita è longeva, ma non altrettanto la sua produttivà per gli impieghi equestri.

Un cavallo ha bisogno di tempo, attenzioni e denaro anche alla fine della sua carriera sportiva. E se arriva a questa fine oramai incidentato, lesionato, malato, o molto anziano, è assai improbabile trovare qualcuno che si voglia addossare la responsabilità di mantenerlo per gli ultimi anni della sua vita, quando acquistare un puledro non di genealogia, che ha ben altre prospettive, è abbordabile a qualche centinaio di euri.

Il mercato del cavallo non qualitativo è ai suoi minimi storici. I cavalli senza pedigree, non più giovani, e magari con qualche pecca o tara legata al loro impiego passato, non valgono nulla. Sono cambiali al portatore. La gente è disposta a pagare per farli portare via e "rottamare", specialmente se sono dichiarati in anagrafe non macellabili per il consumo umano, e dunque il rottamatore li avvierà alla macellazione abusiva, che è un rischio per il quale o ritira il cavallo solo gratuitamente, o facendosi pagare.

Certamente si trovano in circolazione cavalli gratis e a basso prezzo, ma è meglio non cadere nel tranello che possedere un cavallo sia alla portata di tutti, specialmente per quanto riguarda il possesso amorevole e responsabile, fino a morte naturale: il grosso costo collegato alla proprietà affettiva del cavallo è il mantenerlo fino all'ultimo respiro.

Uno dei compiti più difficili è assicurare al cavallo il benessere non solo fino a che è impegnato in gare e concorsi, ma anche dopo.

Malattie e inconvenienti sono sempre in agguato. E se anche il cavallo non ha bisogno di cure veterinarie o podologiche speciali, c'è sempre il suo mantenimento che è un onere costante.

La natura ha predisposto che il cavallo sia longevo. La sua vita è assai più lunga della possibilità di suo impiego per lavoro o sport.

Troppi affermano di amare il proprio cavallo, tradendo poi nella condotta, per comodità o ignoranza, l'amore predicato.

Se si ha intenzione di amare falsamente un cavallo, meglio lasciarlo dov'è, al suo destino, senza intervenire, soprattutto senza dedicarsi a falsi salvataggi che altro non sono che sondare la possibilità di ulteriore sfruttamento, declassata la quale, ci si trova a volersi sbarazzare dell'incomodo che si rivela una spesa fissa e non uno strumento idoneo alle proprie ambizioni in equitazione.

Per legge dovrebbe essere reso obbligatorio il possesso del cavallo legato a un fondo pensionistico per il fine carriera dell'animale.

Purtroppo non solo non è così, ma non esistono neppure fondi pubblici, piuttosto che di filiera, da dedicare al ricollocamento del cavallo. Quando un cavallo è alla fine della sua carriera, e non si trova qualcuno che se ne vuole assumere l'onere, c'è solo una persona che lo può salvare, il suo proprietario, tenendoselo.

Leggi anche: Fondo pensione obbligatorio per i NON DPA a fine carriera

Da qualche anno si parla solo di responsabilità individuale, che significa lasciare il proprietario solo a se stesso, scordandosi che esiste anche una responsabilità collettiva, di Mipaaft , FISE, gli altri EPS che promuovono l'uso del cavallo, nonché l'industria sportiva del cavallo, che non versano un euro per il ricollocamento degli esodati nei loro circuiti.

La questione dell'elevato numero di cavalli indesiderati è venuta alla luce solo negli ultimi decenni, accompagnata dalle nuove normative per la tracciabilità delle carni rosse, dalla crisi economica e dal cambiamento di mentalità intorno all'allevamento del cavallo, sfavorevole alla sua macellazione.

I cavalli allevati per la carne rappresentano il livello economico più basso della popolazione di cavalli e non caratterizzano il problema dei cavalli indesiderati, poiché finiscono regolarmente e legalmente a carne.

La locuzione 'cavallo indesiderato' è invece un epifenomeno del cavallo impiegato per sport, ricreazione, terapia. Ed è definito come cavallo non allevato per le carni, ma il cui proprietario se ne vuole sbarazzare perché l'animale è oramai vecchio, ferito, malato, ingestibile o non riesce a soddisfare le sue aspettative.

Generalmente si tratta di soggetti con patologie mediche, problemi comportamentali, o anziani e non più impiegabili negli sport. Nella categoria rientrano anche cavalli non allevati per la carne, ma che una volta nati o cresciuti per debuttare nello sport o settore ricreativo, non rappresentano caratteristiche desiderabili per il target di riferimento. Infine, vi rientrano quelli che i proprietari non riescono più a mantenere e che nessuno vuole rilevare.

Il numero di cavalli indesiderati in Italia, a seguito della recessione cominciata all'incirca nel 2008, per i primi anni è stato sostanzioso, e ha portato alla decimazione del numero di equini nel nostro paese. Essendo molti cavalli finiti nella macellazione abusiva, non è possibile darne una rappresentazione numerica se non quella che - chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale - può approssimare guardandosi intorno. Cavalli, maneggi, indotto, sono calati in questi ultimi 10 anni almeno del 30%, se non di più.

Il numero di cavalli allevati in Italia è sceso drasticamente perché ci sono meno persone interessate a possedere cavalli per sport o ricreazione.

C'è stato un cambiamento nella domanda del mercato, una flessione. Dunque, dopo i primi anni di crisi si è ridotto il numero di cavalli indesiderati, ma non perché le persone sono diventate tanto più responsabili, piuttosto perché ci sono meno persone in circolazione che possiedono cavalli. Molti fruitori e altrettanti investitori hanno abbandonato il mondo del cavallo: questo è perfettamente visibile sia nell'ippica, sia nel settore degli sport equestri.

Negli ultimi anni le organizzazioni di soccorso / adozione / ricollocamento dei cavalli hanno, a loro merito, fatto uno sforzo coscienzioso sia per risistemare tanti più soggetti è stato loro possibile, sia per responsabilizzare gli utenti sul destino ultimo. Tuttavia, è difficile che - senza finanziamenti pubblici - e senza fondi strutturali derivati da sponsorizzazioni dirette da parte dell'industria equestre, ovvero entrate certe, tali organizzazioni riescano a salvare più di 30 cavalli l'anno ciascuna e per chi ha equini residenziali, più di 30 alla volta, che considerata la vita media di un cavallo.... significa che non potranno dare accoglienza ad altri equini indesiderati fino a che non ne muore uno, con tassi di ricambio degli equini salvati prossimi allo zero annuale.

Considerato che, tali organizzazioni, in Italia, si contano sulle punta delle dita, chiaro che non soddisfano la domanda di ricollocamento espressa nel complesso dal sistema, il cui meccanismo di usa e getta fatica a trovare una sostenibilità dal punto di vista etico per animali che hanno bisogno di fare trattamenti farmacologici che, stando alla normativa attuale, escludono per sempre quegli individui dalla macellazione.

L'anello debole dei cavalli indesiderati è dunque l'industria equestre, non la filiera degli equini da carne.

Il costo per mantenere un cavallo fino alla sua morte naturale è stato stimato dagli studi di settore italiani (Agenzia delle Entrate) a 1.800 euro l'anno per cavallo gestito in proprio, e 3.600 euro per tenerlo in una struttura che affitta spazi e servizi a pagamento. Queste sono le spese minime, per cavalli che sostanzialmente non hanno bisogno di gestioni particolari e sono mediamente in salute.

Per salvataggio, trasporto, riabilitazione, addestramento, i costi finanziari possono rapidamente salire e questo fa comprendere perché in media le associazioni dedicate, che vivono sostanzialmente di elemosina, senza alcuna certezza sulle proprie entrate, non riescano a soddisfare maggiormente la richiesta di ricollocamento.

Molti cavalli indesiderati - se i proprietari non riescono a ricollocarli in un posto consono con le proprie forze, finiscono per essere abbandonati o trascurati, o per andare alla macellazione abusiva, in un posto come l'Italia dove l'eutanasia è ancora poco praticata sugli equini, a meno che non abbiano una patologia acuta dalla quale è circa impossibile che si salvino.

Nei paesi a matrice anglosassone, l'eutanasia opportunistica è stata invece sdoganata come alternativa alla macellazione abusiva di cavalli che hanno fatto una vita sportiva. Esistono diverse opzioni di smaltimento delle carcasse tra cui seppellimento, compostaggio, incenerimento, a seconda. I costi tra eutanasia e smaltimento della carcassa variano dai 500 ai 1.000 euro. E questo scoraggia alcuni proprietari da prendere in considerazione questa modalità di fine vita.

Purtroppo, i vari progetti di legge o regolamentazioni in essere per dare maggiore tutela ai cavalli, non vogliono toccare il tasto sensibile, ovvero i finanziamenti strutturali per sostenere il ricollocamento dei cavalli indesiderati non macellabili. Peggio ancora, burocrati volontariamente ignoranti e vili hanno limitato le opzioni di eutanasia equina e non hanno affrontato i problemi relativi agli abbandoni, né i problemi alla salute pubblica dati dalla macellazione abusiva.

Le autorità e l'industria equestre si sono defilate, preferendo mettere la testa sotto la sabbia, e inaugurando la grande stagione della responsabilità individuale del proprietario, declinando ogni responsabilità collettiva.

Se da una parte ciò ha un suo senso, dall'altra è evidente che alcune responsabilità collettive sussistono: quelle delle istituzioni che regolano ippica e sport equestri che - per andare avanti - da una parte hanno bisogno di permettere il trattamento farmacologico non rendicontato dei cavalli, e di avere un ampio uso e rimpiazzo di questi animali, sfavorendo il possesso fino all'ultimo respiro, e dall'altra sono di mano corta e non sono disposte a finanziare strutturalmente il ricollocamento.

Tutto questo in realtà non è gratis, ma ha un preciso costo sociale: spinge ancora meno individui a interessarsi all'equitazione, vedendo il cavallo come problema e non come opportunità, e le associazioni di tutela dedicate al richiamo costante alla responsabilità individuale per diminuire l'allevamento, cioè per ridurre il numero di cavalli indesiderati che esse stesse non riusciranno a ricollocare e che finiranno in un modo o nell'altro nella macellazione.

La questione dei cavalli indesiderati è complessa e non verrà risolta da un giorno all'altro. Certamente le strategie in atto vedono il defilarsi irresponsabile di chi sponsorizza indirettamente l’esistenza 
di cavalli indesiderati, perché vive di usa e getta di questi animali, e lascia in campo esclusivamente, e senza aiuti, i singoli proprietari incauti e le associazioni animaliste - queste ultime a sviluppare da sole le strategie efficaci per migliorare la qualità della vita dei cavalli indesiderati e per ridurre il loro numero.

Il risultato non può che essere la perdita di consenso popolare su ippica e sport equestri da parte di quell'opinione pubblica che non ha bisogno o volontà di cavalli per lo sport e il tempo libero, e che neppure se li vuole ritrovare nel piatto, magari potenziati a cocaina, viagra e bute. La responsabilità individuale è un piccolo debito personale; quella collettiva, in capo all'industria equestre e ippica, uno grande. Senza scordarci che:

Un piccolo debito crea un debitore, uno grande un nemico.

Lucio Anneo Seneca

L'amore vero resta per sempre.

Ci sono tanti modi per procurarsi un cavallo, ma se siete contrari alla macellazione equina, uno solo è responsabile da proprietari, perché non potete pretendere che il vostro debito d'onore gravi su altri: il cavallo per tutta la vita.


Acquisto

Il modo più ovvio per ottenere un cavallo è comprarne uno. Puoi trovare cavalli in vendita da proprietari e rivenditori privati, così come nei maneggi, oppure dai commercianti o allevatori. Il prezzo di acquisto dei cavalli varia.

Generalmente, più sono addestrati, più costosi diventano. Ci sono molti fattori che influenzano il prezzo dei cavalli, quindi fai le tue ricerche e scegli attentamente il budget. Se sei all'acquisto del tuo primo cavallo, è probabilmente meglio evitare di comprare all'asta e tenere a mente che il mondo dei cavalli ha la sua facciata oscura nelle truffe. Vengono tolti chip, messi transponder nuovi per modificare età, contraffare la provenienza, la razza, la genealogia. Vengono dopati cavalli per mascherare zoppie.

La maggior parte dei commercianti e dei proprietari di cavalli sono onesti, ma per riconoscere un truffatore occorre avere esperienza di cavalli e del mondo dei cavalli.

Come nel comprare qualsiasi animale, tieni conto del tempo che potrai dedicargli, di cosa intendi farci, delle tue possibilità e competenze, nonché della longevità di vita del cavallo. Tieni presente che, indipendentemente dal prezzo, la responsabilità e le spese di lungo periodo saranno le stesse.


Gratuito

A volte, le persone che posseggono cavalli anziani sono disposti a regalare il proprio cavallo, perché non ne hanno più alcun uso agonistico. Il cavallo anziano è un ottimo inizio per un principiante. 

Un cavallo anziano ha bisogno comunque di molte cure per restare in salute, ma ne vale la pena per quello che può dare in cambio, per il suo temperamento più pacato, per la sicurezza che può garantire. 

Se non sei disposto ad un cavallo anziano, puoi optare per un ex cavallo ippico. Nell'ippica, un cavallo va in esubero in età ancora relativamente giovane e dopo non ha più un mercato, quindi può capitare che sia ceduto gratuitamente. I cavalli da corsa appena usciti dal circuito sono in genere inadatti a principianti 

Ricorda inoltre che, anche se ottieni un cavallo gratis, ci vorrà comunque la stessa quantità di responsabilità, tempo e costi di un cavallo acquistato a caro prezzo.

Leasing


È possibile prendere un cavallo in comodato. Si tratta di formule con cui non si compra l'animale, ma coprendone le spese di mantenimento si ottiene in cambio di poterci fare equitazione. Il leasing può essere un'opzione abbastanza costosa, sebbene possa consentirvi di cavalcare un cavallo che altrimenti non potreste permettervi. Probabilmente, più il cavallo ha un valore di mercato elevato, più occorre aspettarsi che ci sia un contratto dettagliato su diritti e doveri.


Fida o semifida

E' una formula di comodato d'uso. Il proprietario condivide l'uso del cavallo per una quota fissa al mese. I contratti di fida o semi fida variano, ma assicurati che tu e il proprietario del cavallo siate chiari su quanto potete usare il cavallo e quali altre responsabilità e spese potete aspettarvi.


Adozione o affido

Le organizzazioni di soccorso dei cavalli possono cedere i propri equini con queste due formule. Si tratta di cavalli salvati a causa di problemi comportamentali, di salute, di maltrattamento o di abbandono. Ci possono essere limitazioni d'uso per i cavalli presi da associazioni animaliste. Inoltre, con l'adozione si diventa proprietari, con l'affido no. 

Può capitare che i cavalli ceduti da associazioni animaliste siano inadatti ai principianti, poiché hanno avuto un addestramento relativamente scarso come cavalli da corsa, cavalli bradi, cavalli abbandonati che per molto tempo non hanno avuto chi li curasse e necessitano di un periodo di riabilitazione prima di poter, eventualmente, tornare ad essere cavalcati in sicurezza. 

QUALSIASI SIA LA FORMULA, SE IL POSSESSO NON E' RESPONSABILE, APRIRA' ALLA GENESI DI CAVALLI INDESIDERATI, OVVERO ALLA MACELLAZIONE DEL CAVALLO QUANDO NON AVRA' PiU' UN SUO IMPIEGO. PENSARCI DUNQUE MOLTO ATTENTAMENTE PRIMA DI IMBARCARSI NELL'AVVENTURA DI UN CAVALLO TUTTO PER SE'.

Prima di tutto, si posseggono i requisiti legali per prendersi un cavallo?

A meno che il cavallo non sia stabulato in maneggio, occorre infatti procurarsi un codice di stalla equidi come allevatore, anche se si intende portare a casa un unico pony, recandosi appositamente presso la sanità animale veterinaria del proprio Comune.

In secondo luogo, si possiedono le competenze? 

Il cavallo non è per tutti, è un animale, che a differenza di cane e gatto, sia per la gestione a terra e tanto più per quella a sella, richiede formazione specifica, la quale si acquisisce facendo corsi appositi nei maneggi. 

Qual è il cavallo giusto?

Occorre ricordarsi che un cavallo non è uguale all'altro, sono individui, ciascuno con i suoi problemi di salute, fragilità, carattere, tipo di educazione, storia, predisposizione, indole. Un cavallo inoltre, se è in buona salute, vive fino a 30 anni e oltre. Occorre dunque fare la scelta giusta, una scelta informata, condivisa in famiglia e sostenibile nel tempo. Ciò che occorre calcolare è: tempo, denaro, competenze disponibili, obiettivi.

Ecco le altre domande da farsi, per approcciarsi ad un possesso responsabile del cavallo, clicca sul tab e leggi le informazioni assegnate a ciascuna domanda: 

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