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Un racket di "rottamatori di cavalli" andava in giro a ritirare cavalli in esubero con il pretesto di ippoterapie bisognose di cavalli da impiegare per attività socialmente utili.

Le scuderie da cui i cavalli uscivano fatturavano, scaricando così i cavalli. Poi però non venivano pagate.

Gli acquirenti facevano sparire le loro tracce, dirottavano gli esemplari a una azienda nel casertano che li smistava rivendendoli per corse clandestine o per la macellazione, a seconda dello stato di salute.

Protagoniste della vicenda 8 persone - di origine campana e calabrese - denunciate alla Procura di Ferrara dai Carabinieri di Copparo, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al maltrattamento di animali. L'attività dei militari è scaturita dalla denuncia di un cittadino copparese che lamentava di essere stato truffato nella vendita di alcuni cavalli.

Le indagini dei militari hanno permesso di accertare che l'allevatore ferrarese non è stato l'unica colpito dalla banda: altri, infatti, infatti, hanno subito la stessa sorte in altre provincie del Nord-Est.


Il commento caustico ma doveroso

Una domanda fondamentale da porsi, giacché questo tipo di riciclaggio di cavalli è tipico in Italia, e non è certo questo il primo caso, né sarà l'ultimo, che emerge nella cronaca relativo alle finte ippoterapie, fantomatici sottoboschi da tenere puliti, agriturismi idiliaci bisognosi di cavalli solo da guardare per fare atmosfera, è se alle volte tra i truffati non ci siano anche persone compiacenti, giacché questo è un reato così comune perché c'è tanta domanda di rottamazione di cavalli in esubero.

Domanda che non c'è in paesi come la Svezia, per citarne uno, dove ad esempio i cavalli dell'ippica a fine carriera finiscono abitualmente eutanasizzati.

La fatturazione, finta, dopotutto risolve il problema dell'uscita dalla stalla per rottamazione.

Finché ci saranno ippica ed equitazione, con persone che registrano i cavalli come non macellabili per il solo fine di NON dover tracciare i farmaci somministrati, ma che non hanno alcuna intenzione di mantenere i propri animali a vita, essendo certo al 110% che non esiste la possibilità di riassorbimento nel sistema di tanti cavalli in esubero, esisteranno questi racket di zoomafia per la rottamazione dei cavalli.

La cosa più triste è che i governi si succedono in Italia, senza mai alcuno che "abbia le palle" per mettersi a disciplinare in modo onesto l'industria del cavallo al fine di prevenire dei crimini annunciati e tipici come questo, che non colpiscono solo i poveri cavalli, ma anche chi finisce per mangiarseli, magari nell'omogenizzato del neonato al testosterone. 

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