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L’Italia non è più il primo consumatore di carne equina in Europa.

Sempre più persone percepiscono il cavallo come animale d'affezione e dunque sviluppano antipatia all'idea che possa finire nel circuito alimentare.

L'Italia, però, è ancora il decimo produttore mondiale di prodotti a base di carne equina. Ovvero se gli italiani non vogliono più mangiare cavallo, i produttori di alimenti che contengono anche carne equina si sono reindirizzati sulla lavorazione per l'export, conservando la redditività dell'impianto.

Tradizione verso innovazione

Tradizionalmente gli italiani sono stati tra i maggiori consumatori di carne di cavallo al mondo. Ma i consumi sono crollati negli ultimi 10 anni.

Hanno sicuramente contribuito a far sì che ciò avvenisse le campagne di sensibilizzazione animaliste, ma anche gli scandali alimentari di carne di equini macellati abusivamente o non dichiarati in etichetta, come la crisi economica, che ha decimato i proprietari di cavalli negli ultimi 10 anni.

In un paese ad agricoltura intensiva come l'Italia non è redditizio allevare cavalli solo per la macellazione. Quindi, la maggior parte dei cavalli nati in Italia che finiscono al macello sono "esuberi" degli impieghi equestri ed ippici e proprio questi hanno avuto un tracollo pesante con la recessione, da cui il minor numero di animali scartati che finiscono al macello. 

Più o meno è dal 2014 che l'Italia ha perso il primato di ippofagi d'Europa a favore di paesi come il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e la Francia in termini di consumo medio annuo a persona.

Il consumo rimasto è concentrato in poche Regioni: soprattutto Veneto, Puglia, Sardegna e Sicilia, mentre in Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, dove in passato si mangiava cavallo, rimangono poche province dove è possibile vedere ancora macellerie equine o ristoranti che vendono carne equina.

La scarsa trasparenza di filiera, come emerge dai vari scandali alimentari, soprattutto l'horse-gate del 2013 che ha investito l'Europa, con carne equina spacciata per bovina in numerose preparazioni presenti nelle catene a largo consumo, ha contribuito a disaffezionare i consumatori.

La macellazione equina è funzionale soprattutto all'equitazione e ippica, che non potrebbero vivere senza scarto di cavalli. Ciò significa che le carni equine sono a rischio di presenza di metalli pesanti quali Salmonella, Yersinia enterocolitica, Listeria monocytogenes, Trichinella, Cadmio, e di farmaci quali il Fenilbutazone, un potente antinfiammatorio usato per il trattamento di alcune affezioni articolari, il cui uso è vietato sugli animali allevati per il macello. Si tratta di sostanze che rendono ovviamente le carni insalubri.

La macellazione dei NON DPA (cavalli sportivi che non dovrebbero finire nel circuito alimentare per via dei farmaci cui sono sottoposti) non entra comunque nel computo, trattandosi di macellazione abusiva, da cui i dati istat di macellazione potrebbero essere falsati rispetto al numero di cavalli realmente macellato in Italia su base annua.

 

NUMERO DI EQUINI MACELLATI IN ITALIA (FONTE AGRI-ISTAT)

2005    137.644

2006    167.139

2007      99.971

2008      99.091

2009      84.063

2010      67.005

2011      62.237

2012      72.387

2013      53.234

2014      42.482

2015      35.368

2016      42.739

2017      28.181

2018      20.466

I VIAGGI A LUNGA DISTANZA DELLA MORTE

Di routine, i cavalli in Europa conducono lunghe tratte per passare da paesi in cui non vi è consumo o lavorazione di carni equine, a paesi in cui vi è una tradizione alimentare di consumo o lavorazione di carne equina. Ciò comporta grave stress per gli animali, soprattutto perché le stalle di sosta sono insufficienti e prive di comfort, comportano inoltre la promiscuità tra animali di razze diverse non abituati a stare gli uni accanto agli altri, in posti sconosciuti, in attesa di risalire sui camion che li porteranno al macello.

Benché oltre un milione di cittadini europei abbia chiesto alla Commissione di fissare il limite massimo di 8 ore per il trasporto di animali vivi in Europa, per ora questo limite non c’è, e rimangono forti problemi sull’applicazione del Regolamento sul trasporto di animali vivi, in particolare per quanto riguarda i controlli sul benessere e le sanzioni in caso di violazioni.

Di novità positiva degli ultimi 10 anni c'è solo che dal Canada, Messico, Argentina, paesi simili, oltre oceano, non ci sono più viaggi della morte di cavalli in navi. I cavalli vengono macellati nel paese di origine, e in Europa arriva solo la carne refrigerata: mezzane.

VUOTI NORMATIVI

I regolamenti europei sull’etichettatura delle carni non comprendono anche gli equini. Quando si compera carne di cavallo non c'è una etichetta che spieghi che tipo di cavallo (trotter, purosangue inglese, hannover, quarter horse, piuttosto che TPR etc...) e dove è nato e vissuto il cavallo, prima di arrivare all'impianto di macellazione. Questo non permette di creare una filiera di qualità: origine e denominazione controllate e certificate. 

Alle carenze della normativa europea, si sommano quelle della legislazione italiana. Da noi il cavallo versa in una posizione di ambiguità. Da una parte i cavalli registrati in anagrafe come non macellabili, per i quali non è necessario un registro di farmaci (e dunque chi fa agonismo con i cavalli tende a preferire questo tipo di registrazione), dall'altro gli equini registrati da macello, che possono tuttavia fare attività equestri ed ippiche (con registro dei farmaci impiegati) prima di andare al macello. Purtroppo, come si evidenzia anche dalla cronaca, è facile aggirare il divieto di macellazione per equini non registrati per essa: bastano macelli compiacenti affiliati alla rete della zoomafia.

LA DEBOLEZZA ENDEMICA DELL'ANAGRAFE EQUIDI

L’anagrafe equina in Italia solo da poco ha una gestione unica sul territorio. Solo che non riflette, se non in parte, la reale consistenza e ancora meno l’effettiva tracciabilità degli animali. Questo perché non tutti i passaggi di proprietà, le nascite e le morti, sono regolamentati in anagrafe. In parte c'è ancora una casistica di proprietari di cavalli in Italia che sono refrattari alla burocrazia, temono la correlazione tra cavallo e redditometro, hanno sfiducia nelle istituzioni, dunque se non sono costretti da un sistema di controlli capillari, evitano il confronto con l'anagrafe degli equidi.

La debolezza dell'anagrafe indirettamente serve la causa della macellazione abusiva dei cavalli nonché della frode fiscale (in quest'ultimo caso per chi possiede cavalli sportivi in attività e non li vuole registrati sul proprio codice fiscale, o chi macella abusivamente e ci costruisce sopra una economia sommersa). 

Se è vero che equitazione ed ippica possono andare avanti solo grazie a un mercato di scarto di cavalli sportivi, è chiaro che quegli animali quando finiscono nella rete della macellazione abusiva perdono di tracciabilità, da cui è impossibile che l'anagrafe equidi italiana rispetti la reale consistenza del numero di equidi vivi sul territorio e geolocalizzazione di dove sono stabulati. Manca anche la volontà di una maggiore coerenza, perché manca la soluzione organica e strutturale per il "trattamento di fine carriera dei cavalli".

COSA SUCCEDE NEI PAESI DOVE GLI EQUINI NON SONO MACELLATI PER IL CONSUMO UMANO

Il riconoscimento degli equini come animali d'affezione - per legge - appare un traguardo difficile, per via del problema del trattamento - ovvero mantenimento - degli equini indesiderati. L'esempio dei paesi anglosassoni, dove il consumo di carne equina è tabù lascia margini di interpretazione e zone grigie.

Da una parte gli USA, che vietano la macellazione, dal 2006, entro i confini nazionali... ma non l'esportazione per il macello, dunque il problema è spostato verso il Canada e il Messico, determinando che gli equini sono macellati lo stesso, ma con la beffa di trasporti a lunga distanza (incattivimento della pena) e, per quanto riguarda il Messico, in stabilimenti di macellazione dove il risparmio della sofferenza inutile ancora non è stabilito da normative ad hoc.

Dall'altra la Gran Bretagna, dove non si macellano equini per il circuito alimentare umano, ma nulla vieta che siano abbattutti per il circuito alimentare dei pets, e dove l'eutanasia opportunistica è uno strumento considerato "normale" per terminare la vita di equini che i proprietari non vogliono più mantenere.

L'eutanasia, come strumento per evitare gli abbandoni e la macellazione, è praticata in molti paesi europei, oltre che negli USA, ma ancora non è legittimata in Italia, se non per casi ove sia un veterinario a certificare la mancanza di dignità di vita. In questo paese sono molti gli obiettori di coscienza, anche a fronte di equini con gravi disabilità. Gli obiettori però non sono in grado di postulare soluzioni alternative, salvo il ricorso ad ipotetici, e sempre più un miraggio, aiuti di stato, ovvero un sistema assistenziale di mantenimento con denaro pubblico degli equini in esubero dagli impieghi equestri ed ippici.

L'ITALIA E IL DIVIETO DI MACELLAZIONE DEGLI EQUINI COME PROGETTO DI LEGGE

La mancanza sistematica di fondi anche solo per affrontare il tema di equili di stato, unita ad un cattolicesimo acritico che preferisce la macellazione, ancorché abusiva, all'eutanasia opportunistica, rendono impossibile in Italia un percorso costruttivo di riforma strutturale. Benché la maggior parte degli italiani (il 51,9 %  secondo le ultime stime su questo tema fornite da Eurispes), sia favorevole al riconoscimento degli equini come animali d'affezione, le lobby economiche contrarie sono molto forti e di contro le misure possibili per arginare la piaga degli abbandoni opportunistici (quando l'equino non serve più) poche.

In questa situazione, nonostante i molteplici tentativi di raccolte di firme, e la presentazione scontata, all'insediamento di ogni nuova legislatura, di progetti di legge ad hoc, non si stanno facendo grossi passi avanti per arrivare alla calendarizzazione della discussione in aula parlamentare. 

La strada è ancora lunga per implementare le misure di coerenza con il destino ultimo.

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Secondo il rapporto zoomafie 2019 in tutto sarebbero circa 780 gli indagati: il 15,5 per cento ogni 100 mila abitanti, dato superiore alla media nazionale.

Le corse clandestine di cavalli e le attività legate alle gestione dei pascoli allo scopo di percepire i fondi europei dell'agricoltura sono tra i business preferiti delle zoomafie.
Ma anche le macellazioni clandestine e il traffico di anabolizzanti, con ovvie ripercussioni sulla salute pubblica. Queste le emergenze che emergono dal Rapporto nazionale Zoomafie, presentato a Palermo. In Sicilia sono oltre mille i procedimenti in atto.
Horse Angels è fiera di lavorare in Sicilia, tramite i propri legali, in più di un procedimento, per sconfiggere questo malcostume e cercare di riportare la Sicilia come minimo allo stesso piano con le altre regioni italiane per costruire insieme un futuro più vivibile per persone e animali, mettendo la legalità nel mondo del cavallo tra le priorità da conseguire.

C'è chi dice no. E sono in tanti, atleti, operatori equestri, politici, associazioni animaliste, giornalisti, privati cittadini che si sono espressi decisamente a sfavore dell'apertura di F.I.S.E. ad atleti equestri macellabili.

Ecco i prodromi.

La normativa FISE, deliberata per la prima volta nel 2006, prevedeva che i cavalli definiti ai sensi di legge DPA (destinati quindi alla macellazione per la produzione di alimenti) non potessero essere iscritti nei ruoli FISE, né praticare attività sotto l’egida della FISE a meno che non venisse modificata la loro destinazione finale indicando sul rispettivo documento di identità il passaggio da equide DPA ad equide NON DPA (non destinato alla macellazione per la produzione di alimenti).

Con delibera 195 del 17/03/2015 il Commissario Straordinario FISE Gianfranco Ravà, chiamato a regolarizzare la situazione amministrativo-contabile e regolamentare della FISE, d’intesa con il Vice Commissario Max Andrè Barbacini, ha rideliberato il “Regolamento per la tutela del cavallo sportivo” - che contiene la suddetta norma e quelle già deliberate dal Consiglio Federale nel 2006 e 2007-, quale regolamento a sé stante, integrandolo sulla base delle norme e dei principi nel frattempo introdotti a livello nazionale ed internazionale.

Prima di essere rideliberato, il “Regolamento FISE per la tutela del cavallo sportivo” era stato condiviso e sottoscritto, insieme ad altre norme e principi a tutela dei cavalli atleti e co-terapeuti, dai rappresentanti legali degli enti competenti: Ministero della Salute, CONI, Comitato Italiano Paralimpico, oltre alla FISE, nell’ambito dell’iniziativa “Principi di tutela e gestione degli equidi” presentata alla presenza degli stessi al Salone d’Onore del CONI il 6 marzo 2015.

In linea con quanto sopra, con delibera 863 del 29/11/2016, il presidente e il consiglio FISE eletti al termine della gestione commissariale hanno deliberato di stanziare la cifra di Euro 752,00 per la promozione e divulgazione del Regolamento FISE per la tutela del cavallo nel frattempo aggiornato con un editoriale del Presidente FISE Vittorio Orlandi che ne ha promosso i principi fondamentali anche nell’ambito di ulteriori regolamenti e iniziative federali.

La norma in questione, oltre che per riconfermare l’identità Sportiva della FISE, era stata deliberata già nel 2006 e 2007 nel rispetto del ruolo sociale e formativo, nonché dei contributi che lo Stato Italiano riconosce allo Sport ma anche a seguito della normativa del Ministero della Salute. Con circolare del 21 dicembre 2007 il Ministero della Salute specificava infatti che: l’equide può essere  destinato alla produzione di alimenti (DPA) -oppure NON DPA ossia NON destinato alla produzione di alimenti.

  • Chiunque detiene un equide DPA è un “Operatore o Impresa del settore alimentare”, ricade nella legislazione alimentare ed è tenuto a fornire garanzie di sicurezza alimentare dettate nei regolamenti 852/2004, 853/2004, 183/2005 etc.
    Condizione che NULLA ha a che vedere con quella, sotto l’egida del CONI e della FISE, di atleta tesserato FISE o associato FISE (proprietario o gestore di ASD).
  • Quindi è consigliabile (anche ai fini della sicurezza alimentare) che presso i centri e gli allevamenti equestri sportivi si opti per l’esclusione degli equidi dalla produzione di alimenti (ossia i cavalli/pony siano NON DPA).
  • In relazione al trasporto dei cavalli/pony e alle relative procedure e complicazioni burocratiche, risulta escluso dall’ambito di applicazione del Regolamento 1/2005/CE il trasporto non in relazione con un'attività economica ed è possibile applicare deroghe per cavalli se NON DPA, in quanto invece TUTTI i trattamenti ai cavalli DPA devono essere dichiarati in funzione della garanzia di salubrità di filiera.

L’ iscrizione nei ruoli FISE di cavalli DPA e la relativa scuderizzazione degli stessi presso i centri affiliati/aggregati FISE appare inoltre non compatibile con il regime fiscale che il CONI prevede per i soggetti “sportivi” ad esso afferenti (Affiliati/Aggregati) e questo rischia di creare problematiche e disagi anche al comparto equestre. Risulta infatti che la Commissione Fiscale del CONI abbia operato a tutela delle Federazioni e dei tesserati evidenziando che quella posta in essere presso le ASD Affiliate/Aggregate FISE è attività sportiva istituzionale tra cui rientra esclusivamente quella degli atleti cavalli NON DPA scuderizzati presso i centri equestri.

Abrogare la norma che prevede l’iscrizione nei ruoli FISE dei soli cavalli NON DPA appare quindi in contrasto con lo status di entità sportiva della FISE e rischia di mettere in discussione il peculiare sistema sportivo nazionale in merito al ruolo sociale e formativo che lo Stato riconosce e sostiene con contributi pubblici. Significa altresì consentire la macellazione dei cavalli che operano sotto l’egida del CONI e della FISE e mettere a rischio la salute pubblica poiché, purtroppo, ancora esistono consumatori di questo tipo di carni, ma i cavalli atleti fanno abitualmente farmaci che ne escludono poi l'impiego a carne.

La decisione assunta a maggioranza dal Consiglio federale FISE il 5 dicembre u. s. di abrogare la norma in questione, con l'eccezione della Consigliera Eleonora Di Giuseppe, ha generato reazioni e proteste non solo nel contesto equestre. 


Da parte di Horse Angels, non riteniamo educativo o funzionale al maggiore amore e rispetto per il cavallo che i cavalli atleti possano essere macellati. E diciamo assolutamente NO ad una potenziale apertura di FISE a una cosa del genere.

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Un racket di "rottamatori di cavalli" andava in giro a ritirare cavalli in esubero con il pretesto di ippoterapie bisognose di cavalli da impiegare per attività socialmente utili.

Le scuderie da cui i cavalli uscivano fatturavano, scaricando così i cavalli. Poi però non venivano pagate.

Gli acquirenti facevano sparire le loro tracce, dirottavano gli esemplari a una azienda nel casertano che li smistava rivendendoli per corse clandestine o per la macellazione, a seconda dello stato di salute.

Protagoniste della vicenda 8 persone - di origine campana e calabrese - denunciate alla Procura di Ferrara dai Carabinieri di Copparo, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al maltrattamento di animali. L'attività dei militari è scaturita dalla denuncia di un cittadino copparese che lamentava di essere stato truffato nella vendita di alcuni cavalli.

Le indagini dei militari hanno permesso di accertare che l'allevatore ferrarese non è stato l'unica colpito dalla banda: altri, infatti, infatti, hanno subito la stessa sorte in altre provincie del Nord-Est.


Il commento caustico ma doveroso

Una domanda fondamentale da porsi, giacché questo tipo di riciclaggio di cavalli è tipico in Italia, e non è certo questo il primo caso, né sarà l'ultimo, che emerge nella cronaca relativo alle finte ippoterapie, fantomatici sottoboschi da tenere puliti, agriturismi idiliaci bisognosi di cavalli solo da guardare per fare atmosfera, è se alle volte tra i truffati non ci siano anche persone compiacenti, giacché questo è un reato così comune perché c'è tanta domanda di rottamazione di cavalli in esubero.

Domanda che non c'è in paesi come la Svezia, per citarne uno, dove ad esempio i cavalli dell'ippica a fine carriera finiscono abitualmente eutanasizzati.

La fatturazione, finta, dopotutto risolve il problema dell'uscita dalla stalla per rottamazione.

Finché ci saranno ippica ed equitazione, con persone che registrano i cavalli come non macellabili per il solo fine di NON dover tracciare i farmaci somministrati, ma che non hanno alcuna intenzione di mantenere i propri animali a vita, essendo certo al 110% che non esiste la possibilità di riassorbimento nel sistema di tanti cavalli in esubero, esisteranno questi racket di zoomafia per la rottamazione dei cavalli.

La cosa più triste è che i governi si succedono in Italia, senza mai alcuno che "abbia le palle" per mettersi a disciplinare in modo onesto l'industria del cavallo al fine di prevenire dei crimini annunciati e tipici come questo, che non colpiscono solo i poveri cavalli, ma anche chi finisce per mangiarseli, magari nell'omogenizzato del neonato al testosterone. 

Capita spesso, girando per la rete o per maneggi, di trovare persone ancora convinte che l'etichetta NON DPA tuteli i cavalli. Non è veritiero. Ed è ingannevole per i proprietari, che sono così portati a sottovalutare il rischio di morte innaturale del loro cavallo in caso di incauta cessione. E' una bolla speculativa, come tante altre nel mondo dei cavalli, tesa solo a rafforzare gli interessi economici in gioco, non gli interessi dei cavalli alla propria tutela e benessere. 

Cerchiamo di capire, innanzitutto, cosa significa NON DPA, non destinato alla filiera umana del consumo a carne, un'etichetta che sin dal suo nascere era intesa a progeggere esclusivamente i consumatori di carni rosse, visto che i cavalli che praticano agonismo sono spesso sottoposti a trattamenti sanitari per i quali non sono, in Europa (perché si tratta di una normativa europea acquisita anche dall'Italia a suo tempo), stati ad oggi stabiliti dei tempi di sospensione dal farmaco incriminato per i quali un cavallo può tornare a essere macellabile. E' evidente che si tratti di farmaci che costituiscono un potenziale danno per la salute umana (e già qui bisognerebbe chiedersi quali potenziali danni costituiscono per i cavalli, leggendo bene nel bugiardino del farmaco gli effetti collaterali).

Chi possiede cavalli NON DPA non è tenuto ad un registro dei farmaci, visto che non alleva per il macello, e quindi può somministrare shifezze a piacimento al cavallo, con nessun controllo, escluso quello dell'antidoping che verte solo alcune categorie di agonismo piuttosto elevate.

Ed è così che il NON DPA finisce per non tutelare affatto il cavallo, comportando l'iper somministrazione di farmaci inibitori del dolore che sforzano i cavalli oltre i loro limiti fino a romperli e poi non servono più per l'agonismo e dove vanno a finire quei poveri animali? Certamente, sono ben pochi quei proprietari che continuano a mantenere il cavallo rotto, esso viene allontanato incautamente e, in assenza di controlli e di normative più severe sulla tracciabiltà, il grosso di quei cavalli finisce comunque nel circuito alimentare, gabbando il conumatore che non è tutelato affatto da quell'etichetta (in un regime lasso di controlli sanitari su maneggi e scuderie e stalle adibite ad equini). 

Le zoomafie hanno le mani in pasta in interi circuiti di riciclo e abbatimento di cavalli, dai trasporti agli impianti di macellazione, dove DPA, NON DPA, non viene rilevato. Si tratterebbe in ogni caso di contraffazione alimentare, anche se scoperta la macellazione abusiva di qualche cavallo, l'impianto se la caverebbe con una sanzione, più che ripagata dal risparmio economico ottenuto dalla macellazione di cavalli in teoria non macellabili (che vengono regalati a fine carriera, pur di liberarsi dal peso di sostentamento, e dunque sono un guadagno maggiore per chi commercia cavalli per il macello, rispetto al dover acquistare cavalli allevati appositamente per le carni per poterli abbattere).

Destreggiarsi tra rappresentazioni di tutela fuorvianti e claim lontani dalla realtà non è facile: di seguito una delucidazione per non cadere in trappola.

DPA

Il cavallo è destinabile alla macellazione, non può fare trattamenti sanitari pericolosi per la salubrità delle carni, il proprietario deve tenere il registro dei farmaci, nessuno lo obbliga a macellare il cavallo e finché se lo tiene, quel cavallo è più controllato, almeno in teoria, purtroppo raramente nella pratica se ilcavallo è inserito in un circuito agonistico, dai rappresentanti locali della sanità animale, cioè i funzionari delle ASL veterinarie addetti al controllo della filiera delle carni.

NON DPA 

Il cavallo non è destinato alla macellazione, la scelta è irreversibile anche quando il cavallo è venduto, ma non ci sono norme che obblighino i proprietari alla tracciabilità fino all'ultimo respiro e la maggior parte dei cavalli, ad un certo punto, sparisce nel nulla senza che i proprietari in anagrafe paghino pegno o subiscano particolari indagini investigative sul destino del cavallo. In assenza di denunce comprovate da prove di reato, liberarsi incautamente di un cavallo è un reato attualmente non perseguito e, anzi, agevolato da moduli amministrativi di smarrimento. In aggiunta, il cavallo NON DPA può essere dopato a piacimento per agonismo, in assenza di controlli sul benessere, sul maltrattamento, sulla liceità sportiva, se non in categorie particolari di competizioni. 

CONCLUSIONI

Dal punto di vista del cavallo DPA e NON DPA sono etichette prive di signifato, l'unica garanzia di benessere, quantità e qualità di vita, gli vengono dalle scelte liberali, arbitrarie, del proprietario.


Facciamo un esempio. Inutile scegliere NON DPA per la registrazione anagrafica del proprio cavallo, per poi pretendere da altri quella compassione a amore che non si è in grado di provare in prima persona. Fin troppe le persone che registrano i cavalli NON DPA e al primo infortuito il cavallo può andare a ramengo. Palese che non ci sia alcun amore reale per l'individuo cavallo in quella scelta di non destinarlo al consumo umano, ma solo superficialità, ignoranza o speculazione del peggior tipo, cioè la necessità di evitare controlli sanitari nella somministrazione dei farmaci.

I proprietari di cavalli non devono mai fermarsi alle apparenze, soprattutto in presenza di queste diciture. Finché non verranno proposte delle leggi che rendano sostanziali quelle etichette, farà fede solamente il proprio cuore, testa, sobrietà di comportamento per la tutela del cavallo, sia in vita, sia nei confronti del destino ultimo.

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